TRA SATIRA ED IRRIVERENZA: GIORGIO MAGRI CI RACCONTA L’INSULT COMEDY

Graffiante, cinico, spietato, ma anche divertentissimo è Giorgio Magri il santo patrono dell’insult comedy italiana, che nei suoi spettacoli porta avanti una idea di satira irriverente ed anticonvenzionale. In scena il 24 novembre al gattaglios pub di Reggio Emilia e il 3 febbraio al cinema Martinitt di Milano

Che cos’è l’insult comedy?

È un genere che esiste da sempre nella cultura anglosassone e che rappresenta un sottogenere dalla stand up comedy. Che deriva dall’uso del roast, dove i colleghi si sfottono a vicenda prima delle vacanze. Fondando il proprio umorismo sul prendersi in giro a vicende

Come ti sei avvicinato alla comicità?

Beh da quando esiste internet, ho sempre tenuto d’occhio tutti i progetti di satira e comicità, soprattutto quelli provenienti dal mondo anglosassone. Partecipando ai primi laboratori di satira e alle serate di cabaret a Milano, con cui ho iniziato e si è sviluppata così.

Come nasce in te il processo creativo?

Io non improvviso mai niente. Sono molto ligio al mio lavoro, i pezzi che faccio sono scritti in ogni dettaglio, dalla punteggiatura ad una divisione per argomenti. Invento una struttura ed inserisco le battute per comporre un discorso organico, ben ritmato, limandolo finchè non lo trovo soddisfacente

Cosa ne pensi del politically correct nell’arte?

Sembra un discorso che a molto a che fare col narcisismo. Quando io prendo di mira l’omosessuale, il migrante, il fan di un cantante, non mi interessa schernire lui anzi. Il mio vero bersaglio è il moralista che si indigna, lo sceriffo di turno che bacchetta la mia comicità. È lui il mio bersaglio. Quindi quando mi attaccano e mi critiche, mi fanno un favore e vuol dire che ho fatto colpo con il mio pezzo.

Sul DDL Zan?

 Per quello che ho avuto modo di leggere, non sono un giurista, sono d’accordo con la sostanza, ma in realtà mi sembra un disegno di legge nato morto, perché fin dalla sua formulazione, non c’erano i numeri. Mi è sembrato un ciurlare nel manico, poiché era chiaro che nonostante tutte le tarantelle contro  o pro, i numeri non potevano cambiare così drasticamente. Come non era vincente ad inizio campagna non si è dimostrato alla fine. Nonostante io sia d’accordo col ddl zan. In un clima come questo di crisi mi sembra un po’ provarci nonostante si sappia che i numeri non ci sono

 

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