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FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL ‘700 MUSICALE NAPOLETANO

Quindici appuntamenti imperdibili con un solo filo conduttore: la valorizzazione della Settecentesca Scuola Musicale Napoletana.

Quest’anno la XXI edizione del Festival Internazionale del ‘700 Musicale Napoletano si presenta con molte novità: il riconoscimento del Ministero alla Cultura tra i Festival di interessa Nazionale e l’ammissione all’ European Festivals Association dopo essere stato valutato da esperti internazionali nel mondo dei festival ed omaggerà due grandi musicisti epigoni della Scuola musicale Napoletana, Saverio Mercadante e Ferdinando Carulli che non é stato possibile celebrare l’anno scorso a causa del lockdown e i Settecento anni della morte del Sommo Poeta Dante Alighieri.

Il Festival Internazionale del ‘700 Musicale Napoletano, si articolerà in 15 appuntamenti che si svolgeranno nella seconda metà di dicembre 2021 e presenta un programma variegato in grado di interessare larghe fasce di pubblico. Chi segue il Festival conosce il carattere divulgativo dello stesso che pur proponendo esecuzioni storicamente informate, non trascura altri generi musicali senza perdere l’unicità del filo conduttore: la valorizzazione della Settecentesca Scuola Musicale Napoletana.

Il Cartellone ricco di eventi  proporrà Opera Comica con La Finta Tedesca di Hasse per la regia di Riccardo Canessa e Raffaella Ambrosino nel ruolo di Carlotta  e Carmine Monaco D’Ambrosia nel ruolo di PantaleoneMusica Sacra con il Requiem di Niccolò Jommelli, Musica da Camera con le Sonate Trio interpretate da Nunzia e Raffaele Sorrentino e al clavicembalo Angelo Trancone, Solisti con Enza Caiazzo che al clavicembalo eseguirà musiche di autori di Scuola  napoletana, Francesco Pareti in SHB 1685, concerto dedicato a Domenico Scarlatti, Haendel e Bach e ancora, Danza con Le Ombre Segrete per la coreografie e regia di Antonello Tudisco con  musiche e testi di Max Fuschetto, Cosimo Morleo e Pasquale Capobianco ed Enzo Oliva al Pianoforte, Teatro musicale con la Cantata dei Pastori del Perrucci elaborata e diretta da Carlo Faiello con il mitico Giovanni Mauriello e un inedito lavoro di Antonio Mocciola Voce dal sen fuggita. Dai castrati ai soprani, la rivoluzione di un’epoca, con Il mezzosoprano Gabriella Colecchia nel ruolo di Giuditta Pasta e l’attore Antonio D’Avino nel ruolo di Giovan Battista VellutiGianni Gambardella al pianoforte, la partecipazione di Andrea Cancelliere e Diego Sommaripa alla regiaStraordinario evento dove sarà eseguito un inedito di Saverio Mercadante, quello dedicato a Dante con il Concerto Italica Famosa tra Dante e Mercadante che vede protagonista il mezzosoprano Manuela Custer accompagnata dal pianista Raffaele Cortesi e il quartetto Dafne, evento promosso dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni Dantesche. Musica Barocca con strumenti d’epoca con I Solisti dell’Orchestra Barocca di Cremona diretti da Giovan Battista Columbro e La Burrasca ensemble di strumenti storici diretto da Pierfrancesco Borrelli con il sopranoCarmela Osato.Jazz con Daniele Sepe che con il pianista Bruno Persico improvviserà su temi di Saverio Mercadante, e a favorire il ricambio generazionale due eccezionali giovani interpreti, Francesco Bakiu che eseguirà delle Sonate di Domenico Cimarosa e Cristina Galietto con il Concerto in Mi minore di Ferdinando Carulli per Chitarra e Orchestra. Protagonista in ben quattro dei concerti l’Orchestra da Camera di Napoli diretta da Enzo Amato che è l’ideatore del Festival e ne cura la direzione artistica.Tutti gli eventi si svolgeranno in luoghi storici e suggestivi come il Centro di Cultura Domus Ars, La Sala Comencini della Fondazione Circolo Artistico Politecnico, la Basilica di San Giovanni Maggiore, la Sala del Capitolo di San Domenico Maggiore e la Chiesa di Santa aria dell’Aiuto.

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(Per vivere in sicurezza questa meravigliosa esperienza è obbligatorio prenotarsi acquistando i biglietti o l’abbonamento on line con Azzurro Service o al punto informazione Domus Ars Centro di Cultura in Via Santa Chiara 10 Napoli tel. 081.34.25.603 – infoeventi@domusars.it, ed essere in possesso di green pass)

IL NATALE D’EUROPA 

A cura di Edoardo Baccarini (Forza Italia Giovani) 

La macchina europea ha partorito un’altra insensata, folle, inutile, ridicola, grottesca, stupida, sciocca, vergognosa battaglia. Che poi, perché chiamarla battaglia? Meglio dire boutade, stronzata involontaria, brutta uscita, figuraccia, insomma, tutto questo per dire che a Bruxelles l’hanno fatta davvero grossa. Quando si tratta di spropositi, di narrazioni straordinarie, l’Europa c’entra sempre, e ciò già a partire dalla mitologia greca, quando fanciulla, prima  ammirata e sedotta da Zeus con sembianze di toro, fu poi violentata dallo stesso con l’aspetto di un’aquila. Quanto è passato dal “tempo de li dei falsi e bugiardi”!, eppure c’è chi Europa non smette mai di violentarla, neppure per un secondo. E, badate, queste sevizie, reiterate e spregevoli, non trovano più uomini, donne decisi a combatterle, ma tiepidi adulatori del pensiero unico, veloce, laico e del “meglio farmi i fatti miei”, che non sanno nemmeno cosa indossare la mattina. Il conformismo: la nuova ignavia; la banalità del pensiero: la nuova facondia… tutto spregevolmente si propaga e si dilata nel continente grazie alla lingua, alla parola, intese come strumento tecnico, astratto, insensibile. D’altronde, è bene ricordarlo, c’è chi con la lingua ha giustificato i gulag, c’è chi con la parola ha convinto una nazione che la stella di David fosse un bersaglio. E tutto alla luce del sole, con il plauso di uomini e donne europei, uomini e donne civili e civilizzati, che portano bombe e carri armati per insegnare la democrazia agli altri, quando loro stessi non sono affatto democratici, ma nazisti, comunisti, fascisti, intolleranti, persecutori, iracondi ecc… alla penombra di questo imbarazzo, d’accordo con la storia burocratica degli ultimi anni, dopo le battaglie al Crocifisso ed all’identità Cristiana della maggioranza dei Paesi che siedono nel suo Parlamento, l’Europa chiede di cancellare i nomi cristiani dei bambini, di trovarne altri, magari da altre realtà del mondo. La tecnocrazia europea ci chiede di eradicare le tradizioni, di uccidere l’arte, la cultura e la storia in nome di un più ampio spirito di accoglienza inoltrato via fax, ignorando totalmente (come tutti quelli che portano avanti le idiozie) che la Chiesa Cattolica ed il Natale del nostro Salvatore Gesù Cristo sono il fondamento primario di quel valore così tanto bistrattato e atteso. L’Europa si occupi dei veri problemi che la affliggono, tra cui la sua incapacità di fare la differenza, la mancanza di un esercito e di una coesione politica sincera tra le nazioni che ne fanno parte. Lasci perdere la religione, che forse, al contrario di quel che fa, dovrebbe salvaguardare come bene più prezioso, preziosissimo, poiché è l’unico vero collante ideologico che ne alimenta l’esistenza. Cara Ursula, noi festeggeremo il Santo Natale, come gli Spagnoli, i Tedeschi, i Portoghesi, i Croati, i Francesi e tutti quelli che amano pensare che il mondo abbia bisogno di quelle festività per rigenerarsi ogni anno. Continueremo a scegliere nomi cristiani, perché hanno un valore profondo e testimoniano un passato di cui essere orgogliosi. A te lasciamo gli auguri più sinceri di buone vacanze, con la speranza però che nei giorni del 24, 25, 26 dicembre, non avendo tu nulla da festeggiare, con coerenza ti recherai in ufficio e mostrerai ai tuoi colleghi europei che, se non si crede, anche le vacanze non hanno senso di esistere.

Francesco Latilla trionfa al Festival Dantesco per la migliore interpretazione

Ieri, mercoledì 26 ottobre 2021, si è svolta al Teatro Palladium Università Roma Tre la cerimonia di premiazione del Festival Dantesco, un importante concorso legato al Sommo Poeta. La giuria, costituita da numerosi esperti di fama nazionale, ha premiato il giovane Francesco Latilla come miglior interprete per la lettura del  XXVI Canto dell’Inferno della Divina Commedia, un filmato dal titolo Ad ammirar… le stelle con la regia dei fratelli Latilla, girato mesi addietro per l’iniziativa Il maggio dei libri. I Latilla hanno sempre descritto la loro iniziativa come un totale viaggio nella propria (in)coscienza, un’immersione catartica per il pubblico grazie soprattutto all’atmosfera data da un connubio di luce e musica. Inoltre, la profondità del microfono che eleva la voce a suono, secondo Francesco, corrisponde al mistero della parola, della voce di Dio. La lettura si avvale di importantissimi brani d’opera dei prestigiosi compositori che hanno segnato la storia della musica, brani dirompenti ed inquietanti come il Requiem di W. A. Mozart, proprio per risuonare nello spettatore come una tempesta infernale. “Voglio ringraziare mio fratello Gianmarco per aver curato assieme a me l’adattamento e la regia di questo importante canto” queste sono state le affermazioni di Francesco non appena salito sul placo, concludendo poi con i ringraziamenti: “Vorrei anche ringraziare il nostro mentore, il Maestro Lino Capolicchio, una figura per noi fondamentale che si è palesata dal giorno zero, quando non c’era nessun altro e questo va sempre detto perché quando si è giovani si fa fatica ad emergere. Questo mondo, lo spettacolo, è molto duro e quando si ha un’ importante guida, come Virgilio per Dante, sicuramente viene fornita una luce per il cuore e l’anima. Grazie a tutti.

INTERVISTA FRANCESCO PEIRCE

Abbiamo intervistato Francesco Peirce, giovane intellettuale napoletano, esperto di tematiche occidentali, in particolar modo americane. L’ascolto delle sue prospettive ed analisi rappresenta opportunità di notevole valore, data la convinzione con cui riteniamo fondamentale la conoscenza delle nuove generazioni per la rinascita nazionale.

Quali sono i tuoi principali riferimenti culturali e ideologici? 

Non è facile delineare una precisa cornice ideologica nella quale identificarsi, specie in un’epoca come la nostra caratterizzata da uno stravolgimento delle ideologie tradizionali. Dal punto di vista filosofico ho sempre creduto nella validità del liberalismo, i cui ideali – a parer mio – non si identificano esclusivamente con il liberismo economico, ma anche con la presa di consapevolezza delle potenzialità dell’essere umano all’interno della comunità nella quale agisce. Per intenderci, la rivendicazione della libertà di pensiero, di stampa, l’autodeterminazione dell’individuo, la facoltà da parte del cittadino di contestare l’autorità, quando questa diventa illegittima, sono tutti aspetti che caratterizzano lo sviluppo del pensiero europeo e americano (anche se con diverse discontinuità cronologiche) e che quindi hanno radici profonde nella storia dell’Occidente. 

Per quanto riguarda i riferimenti culturali ho avuto modo, nel corso degli anni, di approfondire varie correnti di pensiero: dall’empirismo inglese all’idealismo tedesco, dall’umanesimo italiano al romanticismo fino ad approdare al trascendentalismo americano, oggetto quest’ultimo delle mie attuali ricerche. Aldilà dei movimenti culturali, due sono le figure intellettuali a cui mi sento particolarmente legato; la prima è quella di Giordano Bruno, il cui panteismo e naturalismo costituiscono l’impianto della sua visione metapolitica dell’uomo, improntata non alla negazione della spiritualità, bensì alla lotta contro i dogmatismi del suo tempo. La seconda è Maximilian Weber, filosofo della razionalizzazione (in ted. Rationalisierung) del quale condivido l’analisi sociologica del capitalismo (che permise di correggere alcuni degli errori compiuti da Marx), nonché il suo realismo politico che riflette il riformismo tipico degli anni della Repubblica di Weimar.

Come valuti l’attuale scenario politico nazionale italiano? 

In Italia attualmente viviamo una situazione politica disastrosa, basti pensare che alcuni dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni non sono stati eletti democraticamente dal popolo. Si potrebbero fare numerose considerazioni in merito, ma ciò richiederebbe una riflessione troppo ampia del ruolo politico dell’Italia sia sul piano nazionale che internazionale. 

A differenza degli altri paesi occidentali, l’Italia vanta una ricca cultura politica e tuttavia ci troviamo in una situazione paradossale, in cui assistiamo allo scollamento integrale di ogni legittima rappresentanza politica: da un lato ci sono quei governanti che non rispondono ai reali bisogni dei cittadini, dall’altro abbiamo una popolazione sempre più restia alla partecipazione attiva della vita politica. Diciamo che quest’ ultimo aspetto è una diretta conseguenza del primo, ma non credo sia sempre così. Spesso è anche l’indifferenza e il pressapochismo della gente che incidono gravemente sulla resa effettiva della classe politica. Ad ogni modo, ciò che è accaduto ultimamente con le elezioni amministrative, dove si è registrato uno tra i più bassi livelli di affluenza alle urne degli ultimi anni, è particolarmente significativo; i cittadini hanno capito per l’ennesima volta di non essere rappresentati dalle istituzioni e hanno preferito l’astensione. Allo stesso tempo, buona parte di questi hanno iniziato a organizzarsi autonomamente per dare vita a numerosi movimenti di protesta. È la naturale conseguenza che scaturisce da un disagio sociale preesistente (aggravato ulteriormente dalla crisi pandemica), un esempio che testimonia come in Italia sia necessario recuperare una cultura del civismo e del coraggio civile. D’ora in poi i politici dovranno tener conto di queste problematiche, se intendono riacquistare la credibilità dei loro elettori. 

Detto questo, bisogna però fare i conti con quello che ritengo essere uno dei punti deboli della politica italiana, ovvero il multipartitismo. Sicuramente si tratta di un’impostazione consolidata (ereditata dalla Prima Repubblica), che aveva le sue logiche e meccanismi di funzionamento, e che garantiva un certo pluralismo democratico. Su questo non c’è dubbio. Ma a lungo andare questo sistema ha innescato tutta una serie di fenomeni politici incontrollati, generando crisi di governo, coalizioni instabili e larghe intese, ed è così che poi il paese diventa ingovernabile.  Quando i partiti di una stessa coalizione entrano in competizione tra loro, a venir meno è il sistema politico nel suo complesso, perché l’unione si indebolisce e di rimando anche l’elettorato finisce col sgretolarsi.  

Quali sono le tue considerazioni sull’Occidente attuale? Come agire per difendere i valori dall’avanzata dell’integralismo islamico e del regime comunista cinese?

L’attuale crisi dell’Occidente, che abbiamo visto acuirsi negli ultimi vent’anni in maniera piuttosto preoccupante, è il frutto di processi economici, culturali e politici negativi che si inseriscono all’interno di fasi ricorrenti, e la cui natura sintomatica riflettono i tratti tipici del parossismo. Non è un caso che lo storico inglese John Burrow parlava di una “crisi della ragione”, riferendosi a quel periodo di transizione della storia europea segnato da tumulti ed eventi drammatici, a cavallo tra i secoli XIX e XX. Di lì a poco, intellettuali come Heidegger e Spengler avrebbero profetizzato il decadimento progressivo dell’uomo occidentale, a causa del materialismo, dell’alienazione e del dominio della tecnica. 

Oggigiorno, l’Occidente è afflitto dal nichilismo tipico della postmodernità; è da po’ di tempo oramai che assistiamo a un vero e proprio ribaltamento culturale. C’è questa malsana idea che i valori tradizionali siano retrogradi e obsoleti, che siano connessi a molti degli aspetti negativi nella nostra società e che vadano rimossi del tutto. Si pensi ad esempio alla cancel culture, il wokeism o il movimento disrupttexts (per citarne solo alcuni), fenomeni provenienti dagli Stati Uniti che hanno già interessato diversi paesi del mondo industrializzato. A tal proposito, bisogna recuperare il senso della storia e dell’identità, e capire che il vero progresso consiste non nel rifiuto dei propri valori, ma nel saper conciliare innovazione e tradizione, in piena antitesi con l’ideologia globalista. Un discorso che abbraccia non solo l’ambito culturale, ma anche quello economico, nel quale bisogna insistere soprattutto per arrestare l’espansione dell’egemonia cinese. In questo senso occorrerebbero interventi volti alla ricostruzione delle economie nazionali, contro le delocalizzazioni e la deregolamentazione delle imprese.    

Infine, quella dell’integralismo islamico è una questione davvero complessa che può essere esaminata sotto diversi aspetti. Anche qui, dal punto di vista dei conflitti ideologici e culturali, le potenze occidentali pagano lo scotto degli errori commessi nella destabilizzazione del Medioriente. In particolare, si è preferito perseguire obiettivi economici e strategici, piuttosto che optare per una concertazione politica degli stati nella lotta al terrorismo. È ovvio che tale fattore non può che causare un inasprimento del rapporto tra il mondo cristiano e quello arabo. 

Di cosa ti occupi e che materie studi e approfondisci nella tua vita privata? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho conseguito la laurea in studi linguistici, specializzandomi nelle letterature anglo-americane e ora mi occupo dell’insegnamento della lingua inglese. Inoltre, mi dedico allo studio della storia e della filosofia, che ritengo i due pilastri fondamentali nel panorama delle discipline umanistiche. Ho intenzione di ampliare il mio percorso di formazione come docente e spero in futuro di portare a termine i miei progetti di ricerca nel campo filosofico e letterario.

LA LETTERATURA è SEVERA MAESTRA

di Francesco Subiaco

Camillo Sbarbaro diceva che si inizia a scrivere per essere notati e si continua a scrivere perché si è noti. La scrittura è un bisogno, una febbre, una smania. Si scrive per nascondere le proprie paure su carta, per esorcizzare il dolore, per creare i mostri che poi si vuole sconfiggere, per lasciare un ricordo o peggio un testamento. La scrittura ha un che di religioso, dentro ogni apprendista delle buone lettere si cela, inconscio e inconfessabile, il desiderio di un lettore segreto, un padre, un amore, un dio, per i più egocentrici o fedeli, di trovare un conforto, un contatto umano. Un legame, perché religo vuol dire anche legare a sé, con forse i fantasmi di un passato in cui si è intrappolati, forse un mondo ostile che si vorrebbe diverso. Scrivere però è anche un appello, a cui molti rispondo senza essere chiamati, che comporta dei lati oscuri, delle vicende bizzarre, oppure una fantasia atipica, irreprimibile, disturbata e patologica. In ogni autore si nascondono infatti i germi della pazzia, dell’egocentrismo, la smania di essere amati, il sentimento di rivalsa, la frustrazione della vita di tutti i giorni, l’incomprensione dei contemporanei. Il marchio di far parte di una moltitudine nel tempo e non nello spazio, di sentirsi gli ultimi, i soli, gli unici. Un sentimento straniante quanto elettrizzante. Ciò detto non è sempre vero che dietro ad un emarginato, un pazzo, un esaltato, un frustrato, si nasconda un genio. Molte volte tali sintomi nascondono solo un illuso. Perché se possiamo essere d’accordo nel dire, con Schopenhaur, che in ogni genio, c’è un che di infantile, ma dietro ogni infantile non c’è quasi mai un genio. Come dietro alla figura standard dell’uomo delle lettere e delle arti si nasconde, la maggior parte delle volte, non un genio ma un mediocre, al limite un mestierante. In ogni pittore c’è un imbianchino promettente, in un giornalista un pettegolo, in un romanziere un mitomane, in un attore un bugiardo. Ma non si può far emergere il genio dietro la mediocrità umana, se non si scrive, se non si crea. Malaparte era un mitomane un narcisista, ma soprattutto l’autore di uno dei più bei romanzi del novecento. È lo scrivere che conta, non l’essere letti, non il giudizio. E per scrivere ci vuole impegno, ci vuole una lotta con se stessi e con la parola. Ci vuole una grande unica maestra, la letteratura. Perché non esistono scorciatoie per raggiungere uno stile se non il confronto e la sensibilità. Ma un grande scrittore al contrario degli evangelisti non viene ispirato dal divino, deve confrontarsi, allenarsi, ingegnarsi, imparando i trucchi del mestiere prima di farli propri. Per trovare una buona palestra è interessante il confronto offerto da Stefania Crepaldi nel suo “Lezioni di narrativa”(Audino). In cui attraverso una serie di esercizi, di confronti, di esempi, la Crepaldi non insegna a scrivere, ma a prepararsi a scrivere, attraverso una carrellata di immagini, metodi, trucchi, che possono essere un interessante punto di partenza non per essere notati, ma per imparare a notare le tecniche, gli stratagemmi di uno scrittore e poi iniziare a scrivere. Perché il metodo e l’esercizio sono gli unici strumenti che danno senso al talento. Ed il talento senza genio, si sa, vale poco, ma, è ancor più noto, che il genio senza talento, non vale nulla

Intervista a Mauro Cascio

Totalitario, incomprensibile, statico, riduttivo, scientista. Hegel ilare pensatore calunniato dai filosofi, ha ricevuto tutti questi appellativi immeritati, dai suoi detrattori. Da Popper a Kierkegaard, da Marx a Vattimo, il sistema del pensatore tedesco ha subito la stessa sorte del dannunzianesimo nell’ambito letterario. Circondandosi di detrattori che incapaci di rappresentare una valida alternativa al suo sistema hanno bellamente cercato di demolirlo, sminuirlo. Fraintendendolo in buona e cattiva fede. Ma Hegel è molto di più dello stereotipo deformato che gira tra gli studenti di filosofa. È il pensatore monumentale di una delle ultime filosofie capaci di fondere l’individuo cn la totalità, la storia e lo spirito, il pensiero ed una sua rappresentazione onnicomprensiva. Rappresentazione che divenne la base della filosofia di Marx e Gentile, Croce e Gramsci. Creando un ponte tra finito e infinito, tra libertà e comunità. Per liberare l’autore della Fenomenologia dello spirito da questi equivoci abbiamo intervistato Mauro Cascio, curatore e autore della prefazione del saggio “Introduzione alla filosofia di Hegel” di A. Vera(Mimesis), con cui il pensatore, i cui interessi trasversali fondono filosofia, cultura, massoneria e politica, per far inernare il lettore nell’anima dell’opera hegeliana.

Potremmo definire Vera un esponente della destra dell’ortodossia hegeliana, rispetto a Spaventa e perché?

Se per essere di destra si intende essere un conservatore, Vera lo è stato, soprattutto rispetto ad altri hegeliani come Spaventa e soprattutto come Benedetto Croce o Giovanni Gentile che hanno addirittura inteso ‘riformarlo’. Vera invece ci dice: prima di riformare, prima di mettere mano, bisogna capire.

Cosa avrebbe pensato Vera delle riletture del pensiero hegeliano fatte dagli idealisti italiani come Gentile, Croce e Gramsci o Fusaro? E cosa ne pensa Mauro Cascio ?

Lo abbiamo già detto: Vera non vuole riformare. Vera vuole ‘interpretare’. Certo, ci possono essere sbavature qua e là, delle incertezze. Non è che i testi sacri siano rivelati ed intoccabili. Ma l’impianto complessivo è valido, è efficace ed è potente. È superiore alle scienze empiriche, pensa oggi come si sentirebbero quegli ‘scienziati’ empirici dall’ego smisurato che hanno studiato tutta la vita la zanzara e che si ritengono capaci di spiegare il senso del mondo a Massimo Cacciari. Ecco: ci vorrebbe Hegel (in realtà Emanuele Severino) per metterli al loro posto.

Trovi una antitesi tra la fine della storia secondo il pensatore di Stoccarda e Francis Fukuyama o in sostanza vedi una continuità ?

Io non credo che Hegel abbia teorizzato la fine della storia. Lo spirito ha delle tappe e in quelle tappe si autocomprende. Per chi si ricorda le musicassette: io ho l’ascolto del nastro che fino a quel momento si è avvolto. Il nastro potrebbe anche essere finito, in realtà ci potrebbe essere altro nastro (presente in eterno) che però mi si presenta nel presente al mio ascolto. Può, cioè, aspettarmi un futuro. La mia comprensione del nastro è legata al suo avvolgimento nella bobina. Ma io sono la testina di lettura e posso solo conoscere quanto sta scorrendo tra me e il tampone. 

Mauro Cascio filosofo ed esponente del pri, che collegamento e/o vicinanza vedi tra Mazzini e Hegel? E tu come concili il tuo repubblicanesimo con la visione hegeliana? Trovi opportuna questa divisione o pensi siano ideologie e filosofie tra loro contigue?

Quando Mazzini riesce a farsi recapitare una traduzione di Hegel (probabilmente i lineamenti della filosofia del diritto), commenta: «Già sapete che appartengo alla stessa serie di idee». Perché entrambi vedono la libertà nel dovere e nella legge. Che non vuol dire essere soggetti supinamente a ogni legge. La legge sono fatte per normare e preservare le libertà di tutti. Il tessuto normativo è ricamato di libertà. Come una cerniera che salendo porta a sistema i diritti. Solo nel dovere io riesco a preservarmi per esempio dall’arbitrio. Io non ho una libertà dalla legge, come nel pensiero liberale, ma una libertà nella legge. Lo Stato è fatto di questa materia, di questa sostanza. È fatto della libertà e della partecipazione di tutti i suoi cittadini. Non di una parte, fosse anche la più amplia delle maggioranze, contro una parte. Lo Stato è una armonia. Non una contrapposizione in bellicosa tensione.

Scienza e Storia sono due concetti fondamentali in Hegel . Come valuti da hegeliano il rapporto con la morte e con la tecnica della contemporaneità? E la visione scientista?

La Storia è (l’unico) palcoscenico dello Spirito. Logica e Natura non sono che momenti astratti, perché entrano in gioco, funzionano per così dire, solamente nello Spirito. La morte esiste per la coscienza, non per lo Spirito (né per il Sé). Il pensiero speculativo è una violenza rispetto al pensiero raziocinante. Le scienze empiriche appartengono a quest’ultimo dominio. All’aut aut, appunto, non all’et-et. Solo la Scienza (da non confondersi con le scienze empiriche) ha questo grande compito uditivo.

Valuti il politically correct come una negazione della funzione dialettica della filosofia e della cultura o come tappa fondamentale della sintesi di una nuova cultura e società ?

È semplicemente una sciocchezza. Un passatempo. Quando non c’è più cultura di qualcosa bisogna pur parlare, no?

Come valuti la riforma della dialettica hegeliana fatta da gentile? Per te l’attualismo sta alla “scolastica” hegeliana, come la filosofia di Aristotele al razionalismo greco? 

Non credo che la dialettica andasse ‘riformata’. Era sufficiente una sistematica qua e là. Per questo nei prossimi mesi mi vorrei dedicare ad una ‘controriforma della dialettica hegeliana’. Tenendo conto degli appunti di Croce e Gentile. Aristotele non fu un riformatore di Platone, fu una ‘interpretazione’ differente di uno spirito che si stava definendo e messo a fuoco. Non so un nuovo Platone. Hegel è stato un nuovo Eraclito. Non so Socrate,  ma Severino è stato Parmenide.

Quale è lo stereotipo peggiore diffuso su Hegel secondo te? E perché è falso ?

Non finiremmo più. Una delle letture più note è quella di Popper sull’Hegel totalitario. Non si è appreso a fondo il concetto di libertà nella legge. Ma qui l’ha pagata soprattutto Gentile. Anche la Filosofia della Natura, che sicuramente è superata, è stata troppo trascurata. Normalmente è la cosa di Hegel che si considera di meno.

Quanto pensi che la filosofia ebraica, penso soprattutto a Spinoza abbia influito tanto negli hegeliano quanto negli antihegeliani come Giuseppe Rensi?

L’ebraismo è stata una tappa importante dell’evoluzione dello Spirito. Senza non ci sarebbero stati gli sviluppi successivi. Questo termine dobbiamo sempre provare a tenere a mente quando parliamo di Hegel: Sviluppo. Una cosa non è. Una cosa diventa quello che deve essere. Questo vale per tutto. Anche per la storia del pensiero. Nasce un pensiero in germe. E poi si sviluppa nella storia, matura, cresce. E diventa quello che era previsto che fosse. In botanica questo concetto lo si chiama ‘Fenomenologia’. Giuseppe Rensi è rimasto legato a Kant sostanzialmente. Non entri nel merito del Logos ma lo tieni lì come principio regolativo. Come ‘Grande Architetto dell’Universo’. Non a caso Rensi, oltre che repubblicano, fu anche massone.

Recensione: Adolfo prima di Hitler

Recensione a cura di MARCO SPINA

“ADOLF PRIMA DI HITLER”, LA STORIA IMPOSSIBILE DI UN AMORE A META’

In una sala traboccante di attenzione prima e di entusiasmo poi, è andato in scena “Adolf prima di Hitler”, scritto da Antonio Mocciola per la regia di Diego Sommaripa, e prodotto da Gabbianella Club e Resistenza Teatro. In uno dei “templi sacri” del teatro napoletano, rivive la misera stanza in cui il giovanissimo futuro criminale convisse con l’amico August Kubizek, destinato a diventare un apprezzato musicista. Su di loro vegliava (o meglio incombeva) la signora Zakreys, terrorizzata più da derive omosessuali tra i due ragazzi che dalla presenza degli ebrei nel proprio condominio. Vincenzo Coppola, nel ruolo del titolo, restituisce umanità, ma anche sinistre psicosi, al suo Adolf, studente frustrato e fresco orfano, mentre Francesco Barra gli tiene testa opponendo la forza dell’amore, e poco altro. Non sufficiente a cambiare il corso degli eventi. Brilla Gabriella Cerino, che con misurata eleganza sorveglia la casa, e la scena. Tra le belle scene di Gennaro Olivieri e gli eleganti costumi di Dora Occupato, si staglia solenne la musica creata per l’occasione dal maestro Gianluigi Capasso, ora delicata, ora inquietante, sempre poetica. Il testo di Mocciola ha voce potente e intuizioni geniali, cui la regia di Sommaripa dona ancora più forza con scelte funzionali e tutt’altro che scontate. E dei giovani attori in scena si sentirà parlare, così come di questo spettacolo che farà rumore, accompagnato da un full di sold-out che non possono che essere di ottimo augurio.

Intervista a Edoardo Sylos Labini

Edoardo Sylos Labini è presidente dell’associazione Cultura Identità nonché editore dell’omonimo mensile cartaceo. Con questo  progetto cerca di promuovere la cultura nazionale e di difendere le varie identità locali del Bel Paese da chi vorrebbe cancellarle. Grazie  a Cultura Identità ha creato un ambiente favorevole allo scambio di idee in cui si raccolgono patrioti di ogni schieramento, dalla destra  alla sinistra. 

Avendo inscenato”Il Sistema”, sei fiducioso che i referendum sulla giustizia per cui si stanno raccogliendo le firme possano portare ad  un cambiamento concreto? 

I referendum ci sono stati anche in passato e non hanno prodotto cambiamenti. Se non vengono tradotti in legge in parlamento… ogni  volta che si doveva varare una riforma sulla giustizia il sistema si è sempre messo di traverso. 

L’ultima volta è stato con Renzi e ancora prima con Fini che fece fallire il progetto di Berlusconi di farfalline la riforma del giustizia. E pensi che gli scandali riguardanti Morisi e la meloni proprio a Ridosso delle amministrative siano casuali? 

Assolutamente, no. Questa è la cosiddetta regola del tre del sistema. Ovvero una procura che indaga, un giornale che lancia la campagna  mediatica, un partito che fa da sponda e ne trae giovamento politico. Anche le proteste violente fanno parte di questa opera. Proprio ieri  su 4 rep è uscito il video in cui castellino arringala folla di piazza del popolo, circa 50 mila persone e non 10mila come si vuol far  credere. Dice che andranno ad assaltare coloro che non hanno difeso i lavoratori (CGIL). Lo annuncia un ora prima e il fatto che la  polizia glielo lasci fare è molto strano. 

Glielo hanno lasciato fare in modo da permettere a Landini d indire una manifestazione contro il fasciamo (che in Italia non esiste)  proprio il giorno prima dei ballottaggi empendosi fatto il silenzio elettorale. 

Parlando di Green Pass, da alcuni viene visto come una misura liberticida ma non si può negare che in alcuni settori, per esempio  quello teatrale che ti riguarda da vicino, sarà fondamentale per permettere di riaprire le attività al 100% e sarà obbligatorio dal 15. Che  ne pensi? 

E’ una norma che lede alcuni diritti dei lavoratori. Se non hai il coraggio di imporre il vaccino obbligatorio non puoi creare delle  categorie che vengono discriminate. Lo stato dovrebbe prendersi questa responsabilità altrimenti dovrebbe assumersi l’onere di pagare i  tamponi dei non vaccinati. Inoltre siamo già all’80% della copertura vaccinale con numeri più tranquilli e questa severità ora non mi  convince molto. 

Parlando invece del progetto di Cultura Identità, il 3 ottobre è passato un anno dal lancio del progetto dell’iniziativa delle città  identitarie. E gli stati generali Quali sono ora le tue considerazioni sul progetto? 

Ci è nata circa 3 anni fa e puro po’ ha vissuto 2 anni di pandemiche limitandone gli eventi al vivo hanno limitato l’associazione ma  nonostante ciò la famiglia di cultura identità continua a crescere . Sono già 93 le città che hanno aderito al progetto e si allarga ogni  settimana. Dal vivo l’entusiasmo è molto più alto. In più ci siamo intestati la battaglia sulla giustizia che portiamo avanti insieme a luca  Palamara. 

Tornando alla politica, che futuro vedi per la politica italiana soprattutto tenendo conto dei supposti ammiccamenti di Giorgetti e del  mondo più moderato ad una visione più centrista? 

Quale destra prevarrà?  

La stampa di sinistra ha fatto passare sovranismo per n insulto. Bettino Craxi lo è stato pure. e’ normale che Giorgetti muova un  elettorato di centro ma oggi non esiste dx ci o sx è tutto molto fluido. La vera battaglia è chi difende gli interessi, storia identità del  proprio territorio 

Vedi marco rizzo che da un versante stremo per alcuni temi non è distate da noi. il dcx se si vuole allagare deve creare quella rete  culturale che non ha mai voluto creare in questi decenni. Perché se hai contro te, giornali, gli artisti gli intellettuali faranno sempre  capotto. Lo ha capito berlusconiani e ora comincia a parlo là meloni. Senza questa svolta cultuale non vai da nessuna parte è l’unica  movimento in grado di scollerei questo compito è cultura identità. Portando avanti anche istanze di cui ildx spesso non si occupa come  la giustizia. 

Dunque deve sere un cdx liberale sui temi sociali proprio come la giustizia in modo da dividere le intromissioni dello stato nella. Sfera  individuale. 

Certo, sovranismo significa anche proteggere la sovranità dell’individuo.

Intervista a VINCENZO PROFETA

INTERVISTA VINCENZO PROFETA
Vincenzo Profeta è un pandemonio letterario, capace di fondere arte, visione, divinazione, scrittura, flusso di coscienza ed evocazioni degne di una messa nera. Nella sua opera “Palermo male” Profeta costruisce un romanzo che colpisce e annichilisce il lettore attraverso un layout fatto di glitch, collassi, sovrapposizione tra web, inconscio, videogame e rete thor. Attraverso uno stile tra Dante Virgili e l’Apocalisse di Giovanni, Solenoide di Cartarescu e Fuori piove sangue, ma senza la foga nevrotica del primo, senza i limiti del secondo. Scrivendo il metatesto, ergodico e celiniano della nostra deriva. Se un giorno dovessimo chiederci come Telegram, questo subconscio collettivo della nostra società, potrebbe scrivere un romanzo se fosse cresciuto e programmato in Sicilia, leggendo la Palermo Male(GOG EDIZIONI) di Vincenzo Profeta potremmo trovare la risposta.


Di recente lei ha recensito la lettura esoterica di True detective di Maculotti. Sarebbe possibile una
rilettura esoterica del suo ultimo romanzo, una Palermo Male svelata? E quanto è importante
l’esoterismo nella sua opera?


Si certo, infatti ho affidato la rilettura esoterica della Palermo male a Maculotti stesso…scherzo
ovviamente, ma credo gli sia piaciuta molto la mia recensione su intellettuale dissidente, e credo che
risponderà in qualche modo, io con l’esoterismo ho un rapporto mordi e fuggi, molto distratto, ovvero
cerco ciò che mi serve per le mie cose; per il resto, esoterismo oggi è una parola che oserei definire
violentata ed abusata, questa parola sta creando una nuova cultura pop, molti disinformatori stanno nella controinformazione per sabotarla, questo crea ed attira molta gente disadattata.


I personaggi del suo romanzo sono innovativi rispetto alle tipiche comparse dell’ultima letteratura. Sono veri, apocrifi e folli. Dove ha tratto l’ispirazione per essi? E a quali è più legato?


l’ho trovata in me e nella mia vita, e nel linguaggio di tutti i gironi, nei forum per complottisti etc, ho fatto un bel tritatutto, ero davvero stanco dei libri con le trame, o dei romanzi, so che va di moda dire che siamo stufi dei romanzi, ma io sono stufo delle trame, e della scrittura come intrattenimento sensato, a modo, e perfetto tipo catena di montaggio, usato come speculazione intellettuale di per se, come meccanismo per creare suspance o propaganda politica e ingegneria sociale. Vedi le serie netflix, e sono scritte da sceneggiatori con i contro cazzi, ma sono perfette e tutte e quasi uguali a mio avviso, di un patinato insopportabile, molte trame sono horror, distopiche o satanisteggiati, le trovo finte e posticce, io amo l’orrore che crea atmosfera, spazio , ambiente, aria, non personaggi fighi o eroici, per questo Lovecraft è un gigante, perchè in lui non contano molto i personaggi, ma l’atmosfera e la poesia. l’orrore scaturito dalla divinità demoniaca evocata, mi piace la letteratura di genere horror spazio-temporale, la poesia che ne sorge, la poesia è l’unica cosa che mi interessa e per cui vivo una vita artistica diciamo.

La religione è molto importante nella sua opera, si definisce uno scrittore religioso o spirituale o profetico(per scivolare nel basso enigmismo)? Quale è l’impatto della tradizione biblica e apocalittica nella sua opera?


Questa domanda è molto intelligente ti ringrazio di averla fatta, ho una formazione cristiana, ho un
rapporto di alti e bassi con la mia fede, sono stato molto anticattolico in passato, nei primi anni della mia vita, aderivo alle culture giovanili, poi ho scoperto che era tutto un condizionamento per allontanarti da dio, attualmente attraverso un periodo molto caotico, diciamo che sto cercando la mia fede, e sono molto discontinuo anche li, si perdono molte energie spirituali inconsapevolmente. La Palermo male è frutto di un studio sulla Apocalisse di Giovanni, molto complesso, è un ipertesto come la Bibbia ed ammicca alla kabala, mi sono avvalso della consulenza di almeno un paio di sensitivi per scriverlo, il libro rivela il nome dell’anticristo, se lo si legge bene, non so se ci ho beccato, dovesse essere cosi, bhe….

Walter Siti in un suo ultimo saggio parla della letteratura aumentata come probabile nuova tendenza letteraria. Il formato grafico della Palermo Male può appartenere a questa visione ? A chi si è ispirato?

Walter Siti ha ragione, ma la letteratura aumentata esiste da sempre, è una sorta di sottogenere nascosto, la bibbia oltre che un libro sacro molto complesso, è letteratura aumentata ad esempio, la Palermo male, lo è di certo, perchè vuole dare visioni e messaggi che vanno oltre il linguaggio scritto sulla pagina, certo non tutte le sensibilità possono cogliere certe cose, ma questo non è un genere che mi piacerebbe cavalcare per moda, se lo faccio è perchè sento di farlo. Il mio libro vuole comunicare con i ribelli di questa società, con le loro anima, vuole una poesia del No, cerca di organizzare una ribellione, una lotta di classe dei disgraziati, sta dialogando con un gruppo di sovversivi dell’anima, che ancora neanche si è costituito.

In molti episodi del romanzo si possono trovare riferimenti o almeno similitudini col background di un certo mondo accellerazionista, sicuramente più estetico che etico. Che legame ha con quel mondo e soprattutto con uno dei personaggi più controversi della Ccru, Nick Land?


l’io narrante di certo potrebbe essere un fanatico della nuova destra americana, ma non certo accellerazionista alla Nick Land, almeno lo è prima di una probabile conversione, il mio personaggio non è mai un positivista, il libro di Nick Land illuminismo oscuro, mi interessa per quello, perchè sembra associabile a certi miei personaggi, ed anche per come è scritto, è un manifesto molto potente, una propaganda ultra liberista molto convincente, scritta con molta sapienza letteraria, in molte cose sono d’accordo e mi affascina, ma se la soluzione è un transumanesimo liberticida ed eugenetico, non siamo molto lontani dalle soluzioni che propone certa sinistra socialisteggiante, io sono ancora umanista, e sono assolutamente certo che il transumanesimo, non è il futuro e non è la libertà, forse la bioetica sarà la libertà, ma neanche quello, sono un mediterraneo, e l’unica cosa che un po’ mi appartiene, anche se non nel senso turistico del termine, ma letterario.


Profeta, scrittore, ma anche artista, so che sta scrivendo un pamphlet sull’arte ce ne può parlare?


Si certo, non vedo l’ora di tornare a fare mostre anche solo per una questione di ego, adoro essere in
questa zona d’ombra, tra arte e letteratura, mi piace non essere inquadrabile, si scriverò un piccolo saggio sui graffiti, roba molto concentrata stavolta, la Palermo male dicono che sia lungo, ma era quello che ci voleva, in realtà è corto e molto cesellato, molte cose non le ho messe, ma il libro sui graffiti vi stupirà, è offensivo diciamo, ed è un metodo per non conformarsi alle mode, mi piacerebbe fosse letto nelle accademie e nelle scuole d’arte, vedremo che farà Gog, mi affido molto al loro modo di proporre le cose, con la Palermo male sono stati molto bravi, non sto leccando culi, ma sono i migliori!


Echaurren in un suo ultimo saggio dice che il “sonno dell’immaginazione genera mostre” e che l’artista contemporaneo ha smesso di fare opere per un mercato preferendo opere di mercato. Cosa ne pensa?

Penso che ha ragione, viviamo un periodo oscuro per le arti, siamo all’estinzione della forma artistica, in un mondo di tutti artisti l’arte è normale che svanisca, quella che si fa oggi non è più arte, ma una sorta di comunicazione pervertita, ma in un modo dove i social dominano, quanto ha senso tutto questo? Bisogna rassegnarsi esistono epoche dove l’arte sparisce e si nasconde, io con il laboratorio saccardi cerco di acchiapparla, ma serve per la mia vita, per quello che ho montato, per la mia maschera esistenziale che voglio sia coerente, perfetta ecco.