ROOSVELT, O IL SOGNO EUROPEO DI UN TOTALITARISMO AMERICANO

Illiberale, mitomane, demagogo, populista, protofascista, manipolatore, spietato. È il Franklin D. Roosvelt ritratto da John T. Flynn ne “Il Mito di Roosvelt”(OAKS EDITORE). Un Roosvelt atipico e calunniato ritratto spietatamente da uno dei più intransigenti giornalisti della Old Right del Gop, che in un inclemente trattato di oltre 600 pagine smonta il mito della sinistra liberal dem, il santo patrono della liberaldemocrazia, il Cristo dell’interventismo statale. Amato, idolatrato, innalzato insieme a Lincoln, Kennedy, Teddy Roosvelt tra i padri della democrazia americana. Ritratto come un pacifista umanitario, un amico del popolo e dell’uguaglianza, nemico del fascismo, delle derive autoritarie del vecchio mondo, della corruzione e della miseria in cui versavano gli states dopo la crisi del 29. Ma come dietro ad ogni idolo si nasconde un sacerdote, dietro ad ogni mito si nasconde una mistificazione. Perché per il giornalista ex membro della corrente socialista del Partito Democratico, Roosvelt è un idolo del crepuscolo, il grande fondatore di un totalitarismo americano, nemico delle imprese e dei mercati, fiancheggiatore, ideologicamente, dei fascismi, e protettore di quel mondo chiuso, arcaico e rurale che i liberal, che lo hanno trasformato in santino, cercano di abbattere con il martello del wokismo e del politically correct. 

Il saggio di Flynn è l’autobiografia oscura dello statista americano, descritto come un personaggio conformista e postideologico, un pragmatico e un opportunista, che si è iscritto al partito democratico con la stessa convinzione con cui si fa il battesimo da infanti, o si leggono le note informative dei cookies. Un personaggio artificiale creato in provetta dalla stampa e dalla propaganda del suo governo, il cui culto della personalità è pari soltanto a quella delle dittature del primo novecento. Nel libro di Flynn è infatti centrale la tesi per cui il fenomeno Roosvelt non è stato una alternativa ai criptofascismi,  ma ne è stato la versione americana. Dal culto della personalità e dell’uomo forte e decisionista artefatto dalla propaganda(il fatto che fosse poliomelitico e costretto all’uso delle stampelle o di una sedia a rotelle fu dalla stampa completamente estromesso e mascherato), alle frequentazioni dell’ambiente fascista italo americano. Passando per la promozione di documentari su cui si faceva il paragone tra “il miracolo italiano” di Mussolini e quello del New Deal, dall’utilizzo di politiche stataliste alla presa dei pieni poteri con conseguente sospensione dell’attività parlamentare. Utilizzando un forte sovranismo economico, una vicinanza strategica all’Italia corporativa, promuovendo la traversata oceanica di Balbo, ribadendo l’idea di una nation selfautosuffiency molto simile all’Autarchia degli trenta. Utilizzando una politica invasiva e demagogica capace di catturare l’elettorato dei numerosi disoccupati americani, attraverso manovre assistenziali. Mostrandosi non come un rivoluzionatore del sistema politico americano, ma come un suo ostacolo, bloccando il ruolo del parlamento, intromettendosi nelle attività dei governi federali, ridotti a satelliti del comitato elettorale, in cui figuravano personaggi vicini al mondo fascista italiano ed europeo come Generoso Pope, a Huey Pierce Lang, che cercò di sfidarlo alle primarie democratiche del 35, considerato uno degli “ultimi dittatori americani”. Venendo sostenuto, come del resto tutti i candidati dem fino agli anni 80 dai Dixiecraft, il lato segregazionista e vicino al kkk del partito democratico, che sotto la sua presidenza elesse numerosi governatori. Una collusione col sistema totalitario attenuata dalla sua vicinanza al mondo britannico con cui si riconciliò dopo le sanzioni italiane. Mostrando attraverso il mito di Roosvelt, un lato controverso, sporco, autoritario, artificiale dello statista alfiere della liberaldemocrazia. Riuscendo a mostrare il cambiamento profondo nella società americana che dopo Wilson si è nutrita di personaggi carismatici capace di incarnare lo spirito e le paure dell’elettorato. Populista, demagogo, illiberale, crepuscolo di FDR di Flynn è la testimonianza controcorrente della vita e delle idee del leader dem più amato degli USA.

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