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JOSE A. FORTEA E LA SUMMA DAEMONIACA

– Francesco Subiaco – Francesco Latilla

“Il capolavoro di Satana è di aver fatto perdere le sue tracce e di aver convinto gli uomini che egli non esiste”. Si era accorto di questo successo Charles Baudelaire quando nei suoi Fiore del male, mostrò la grazia in fondo all’aberrazione, la luce nell’oscurità più buia. Il diavolo è un tema che, nel contesto di ateismo pratico della società occidentale, è ridotto ad utile trucco per stravolgere la trama di un b movie dell’orrore. Ma per il messaggio cristiano la dimensione demoniaca non è solo una favola medioevale e la possessione non è solo un relitto di un mondo passato, bensì una realtà concreta. Ne abbiamo parlato con padre Jose A. Fortea, tra i massimi teologi spagnoli, con una illustre attività da esorcista e studioso di demonologia. Fortea nel suo saggio “Summa Daemoniaca”(TRE EDITORE) ha esposto le sue tesi tramite una architettura gotica, che risale ai classici della tomistica, raccontando la dimensione di un mondo dietro a quello materiale, in cui la lotta tra il bene e il male è centrale nella vita degli uomini. Di fronte alla lettura del libro e alle parole del religioso spagnolo non possiamo non cercare di misurare i confini che separano questa branca della teologia con altre discipline, rimanendo sospesi su un giudizio definitivo su di essa, pur mantenendo un profondo interesse.

– Francesco Subiaco

Perché la scelta di questo formato “gotico” per il layout della sua “Summa daemoniaca”?

Ho scelto questa forma perché sin dai miei studi teologici sono stato un grande ammiratore di San Tommaso D’Aquino e nella stesura di questo trattato ho deciso di dargli questa forma estetica sia per la sua bellezza, sia in ossequio ai trattati dei teologi medievali della tomistica.

Cosa ne pensa dell’inconscio, il luogo della mente e delle sue voci?

Ogni persona ha delle tentazioni nella propria mente, da sacerdote e da persona credente, ho sempre guardato con scetticismo l’idea che tutte le questioni demoniache siano frutto della propria mente. Seguendo i casi di possessione, con persone di diversa posizione e con convinzioni tra loro differenti, sono sicuro che essa non solo non sia una suggestione personale, ma che soprattutto il Demonio esista. Capisco perfettamente chi non crede ad essa, ma la mia esperienza personale non mi lascia alcun dubbio.

Che confine c’è tra possessione e psichiatria? Molte volte si da una interpretazione prenaturale a fenomeni clinici?

Io credo che tutte le patologie psichiatriche semplicemente lavorino su una dimensione della persona che è distinta da quella su cui si sofferma l’esorcismo. Poiché non si può curare la schizofrenia tramite un esorcista, come non si deve confondere una patologia con una possessione. Nella possessione ci sono elementi anormali che riguardano la dimensione prenaturale dell’uomo, la sua area spirituale non materiale e carnale. Bisogna saper scindere questi due aspetti o si rischia di cadere in una duplice miopia

Cosa ne pensa della crisi spirituale in cui sta sprofondando la chiesa?

Il mio scenario è totalmente pessimista, poiché essa in occidente sta per scomparire. Negli anni 70, 80, io pensavo che i cristiani fossero una minoranza di una società atea. Oggi il cristianesimo è stato estirpato dalla società occidentale. Alla visione cristiana si è sostituita l’idolatria del consumo e del mercato, alle chiese si sostituisce il mercato e di fronte alla radicalità delle confessioni evangeliche sia diffusa una paura e una indifferenza allo spirito, nonostante ci siano molte persone che ancora cercano sinceramente il contatto col divino. Ogni uomo si trova di fronte ad un percorso ontologico che se lo seguiamo ci porterà ad esso, che non confligge con le legge fisiche. Dio è la causa, il motore immobile della realtà.

Dove finisce la demonologia e comincia la parapsicologia?

Non tutti i fenomeni extraordinari dipendono da un intervento demoniaco. Telepatia, sogni premonitori, fantasmi non hanno una causalità demoniaca, ma riguardano la parapsicologia. Il mondo dietro al mondo è abitatissimo ma dove finisce la causalità demoniaca o quella celestiale, lì inizia sempre la parapsicologia.

Perché molti sacerdoti non parlano del Diavolo?

Io li capisco perché preferiscono parlare di una dimensione positiva, capace di unire nella salvezza, ma non si può eludere una dimensione demoniaca. Il vangelo da due mila anni parla dell’esistenza del male, del demonio. Forse non dovremmo dimenticarci di questo aspetto.

Lei è stato uno dei maggiori esorcisti europei, quale caso lo ha principalmente colpita? C’è un caso che ha fatto vacillare la sua fede?

Un caso nello specifico fu quello che mi portò molti anni di attività e la collaborazione di molti sacerdoti, che abbiamo risolto dopo molto tempo nonostante fosse evidente lo stato di possessione. La mia esperienza di esorcista però non mi ha mai portato a vacillare, anzi la visione del male, della dannazione, ha più volte rafforzato la mia fede nel bene, nella salvezza.