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DIALOGO CON DAVIDE QUADRI: L’ATLANTISMO È BASE PER COSTRUIRE IL FUTURO. SALVINI LEADER DI UN CENTRODESTRA VINCENTE

Abbiamo intervistato Davide Quadri, Responsabile nazionale esteri della Lega Giovani, da anni impegnato nella cura dei rapporti internazionali della giovanile, incentrati sulla vicinanza alle grandi democrazie occidentali ed ai valori della libertà individuale. Il nostro dialogo con lui ha spaziato dall’importanza della collocazione geopolitica per l’Italia, al futuro del centrodestra. Inoltre, è stato prezioso ascoltare il racconto delle esperienze che lo hanno reso uno dei giovani maggiormente promettenti del panorama politico nazionale.

Quali sono i tuoi riferimenti culturali ed ideologici?

Innanzitutto grazie mille per l’opportunità che mi avete dato. Sono abbastanza curioso di mio: spazio molto, da un pensiero conservatore cattolico classico, figlio anche della formazione tradizionale datami in famiglia, all’approcciarmi per spirito ribellistico a pensieri controcorrente come quelli del tradizionalismo di stampo euroasiatico, fino alla passione per il pensiero economico libertario di luminari come Von Hayek o Hoppe, scoperti nel mio percorso di studi in Economia. Sono abbastanza poliedrico, cerco sempre di trovare una sintesi mia e di non fermarmi agli slogan.

Come si è svolto il tuo avvicinamento alla Lega Giovani, che ti ha portato poi ricoprire il pregevole ruolo di responsabile esteri?

Mi sono avvicinato alla Lega già nel lontano 2008, all’età di 16 anni, quando con un mio caro amico andai al primo comizio del Capo, Umberto Bossi. Lì qualcosa mi ha folgorato. Ho sentito nascere uno spirito di ribellione verso un sistema che stava cancellando la nostra storia ed identità, in favore di un mondo senza radici. Da quel momento il mio percorso personale e politico è cresciuto tanto. Partendo attivista, sono poi diventato responsabile MGP Varese, sedendo nel direttivo di una sezione che vedeva figure di riferimento come Roberto Maroni, passando per sconfitte cocenti ma formative, come le elezioni comunali di Varese del 2016, fino a ricoprire il ruolo di coordinatore provinciale del Varesotto, assistendo così a tanti successi di squadra, amici e giovani militanti. Sul fronte dei rapporti internazionali, insieme a un ottimo gruppo di amici, abbiamo ereditato il lavoro già svolto prima dall’ora Vice Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Paolo Formentini. Un lavoro cresciuto anche grazie alla visibilità che la Lega ha ottenuto con la segreteria di Matteo Salvini, vero riferimento internazionale per la galassia sovranista e conservatrice, dal Pacifico all’Atlantico.

Quanto è importante riconoscersi nei valori atlantisti e liberali delle grandi democrazie d’occidente? In che modo tali principi si possono trasmettere sempre più alle nuove generazioni?

È fondamentale per me riconoscersi nei valori cardine dell’uomo, della famiglia e delle comunità, per trasformarli in perno del proprio agire politico, soprattutto in questi tempi dove le vere libertà vengono erose tra gli applausi del mainstream. I valori che si trovano tra le due sponde dell’Atlantico sono quelli di una civiltà che ha forgiato il mondo, di cui dobbiamo essere fieri. Tuttavia, per rispetto di questa civiltà è anche doveroso non essere mai acritici, restando fermi rispetto ai fenomeni che ne minano le basi, come la Cancel Culture, le tensioni razziali immotivate e la cultura WOKE. Per dirla in breve mi riconosco molto nell’America che sventola la Bandiera di Gadsden, meno in quella di Hillary Clinton.

Da più di un anno avete instaurato una partnership con la giovanile del Grand Old Party. In che modo è nata questa collaborazione?

La collaborazione con gli Young Republican e con diverse federazioni dei College Republican United sono nate grazie a quel “America First” in cui è impossibile non ritrovarsi, lanciato da Donald Trump annunciando la sua candidatura alle Presidenziali nel 2015, scendendo le scale mobili della Trump Tower. Da lì, le interlocuzioni si sono intesificate molto grazie anche all’ampia comunità italiana che vive da tempo negli States e che rappresenta energia fortissima nella spinta propulsiva del GOP. 

Quali sono i futuri progetti in politica estera della Lega Giovani?

Il nostro sforzo principale ad oggi è quello di fare sintesi, federando le realtà giovanili patriottiche e conservatrici in Europa. Siamo stati a Helsinki, Lisbona, Varsavia e Budapest, come in ogni stato europeo che vede un movimento o un partito a noi affine. Lavoriamo per far crescere questa rete e preparare il risveglio dei popoli europei, al fine di riportare l’Europa centrale nel mondo, più vicina ai suoi cittadini. Parafrasando qualcuno: far tornare grande l’Europa!

Al di là dell’ambito partitico, che interessi e passioni curi nella tua vita?

Per tanti anni ho praticato Judo, da lì è scaturita una grande passione per le arti marziali e gli sport da combattimento. Inoltre, menziono i miei studi in economia ed il metal, da quello mainstream ai generi più hard, ma anche più profondi e particolari.

Come prospetti ed auguri il futuro della coalizione di centrodestra?

Semplicemente una coalizione a guida Salvini, che con la parola d’ordine “Prima l’Italia” continui ad essere protagonista su scala internazionale, senza però cedere alla sirena del mondialismo. Ancorati alle proprie radici ma proiettati nel domani, ripartendo dal tema del federalismo e da uno stato più giusto, sulle tasse come sui valori.

 

ON. ALEX BAZZARO: SERVONO MENO TASSE ED UN CENTRODESTRA LIBERALE, SEMPRE PIÙ UNITO.

L’Onorevole leghista Alex Bazzaro rappresenta per noi un esempio.
Nonostante la giovane età ha già dimostrato esperienza professionale ed amministrativa, oltre ad ammirevole vicinanza alle tematiche liberali e democratiche.
Deputato alla Camera, Consigliere Comunale a Venezia, membro della Fondazione ITALIA-USA, è da anni impegnato nella difesa delle minoranze in ambito estero, con particolare vicinanza al popolo di Taiwan.
Pertanto, aver dialogato con lui sui valori della libertà economica e della democrazia è stato per noi importante e formativo.
Inoltre, condividiamo pienamente la necessità di costruire un centrodestra sempre più ampio ed unito, incentrato su libertà e stabilità politica.

Ritiene che il prolungamento dello stato d’emergenza fino al 31 marzo sia uno strumento utile per contrastare la problematica sanitaria?

La domanda da porsi è perché prorogare lo stato di emergenza? Siamo tra i Paesi più vaccinati d’Europa, abbiamo un green pass che è stato ulteriormente esteso ed  ora prorogato fino al 31 marzo. Abbiamo conculcato i diritti civili di milioni di italiani proprio per chiudere la fase emergenziale. Serviva per la struttura del Generale Figliuolo? No. Serviva per gli Hub vaccinali? Nemmeno. I provvedimenti urgenti sono sempre stati presi per Decreto Legge. Fatico a capire la ratio. Inoltre questa tensione, tenuta sempre alta, non aiuta la ripartenza del Paese, né in senso economico, né nel ricucire lo strappo sociale. Perché la ricerca di capri espiatori, dai no vax ai no booster, permane e cresce. Abbiamo aperto, nella stessa nuova ordinanza, un conflitto con l’Europa sul tema dei tamponi per chi arriva in Italia. Ricordo che, fino a qualche settimana fa, ci veniva detto che i tamponi non erano affidabili e sono quindi stati eliminati dai metodi per ottenere il green pass rafforzato.

In che modo prospetta la partita politica dell’elezione del Capo dello Stato?

Ritengo che molti commentatori dimentichino, più o meno consapevolmente, che a votare alla fine saranno tutti i Parlamentari ed i delegati regionali, a scrutinio segreto. Siamo all’ultimo anno di legislatura, con dei rapporti di forza, in alcuni casi, dimezzati per alcune forze politiche, e con un taglio del 30% degli eletti. Il rischio di franchi tiratori per motivi di “sopravvivenza personale” è assai elevato. Penso sia meritoria in tal senso la scelta di Matteo Salvini di contattare ogni leader di partito per ragionare senza paletti. Il centrodestra ha per la prima volta la possibilità di dire la propria in termini di voti. Inaccettabile è invece che, chi nei numeri parte dietro e non ha un candidato in grado di essere trasversale, ponga dei veti sentendosi depositario a priori della scelta per il prossimo Presidente. In particolar modo Enrico Letta. Il prossimo Presidente sarà tale per tre legislature: questa, la prossima e parte della successiva e credo che nessuno più, anche tra i non addetti ai lavori, non ne capisca il ruolo politico fondamentale.

Di che misure economiche e sociali avrebbe bisogno l’Italia, al fine di ottenere una piena ripartenza?

Tre misure: taglio delle tasse, taglio delle tasse e soprattutto, taglio delle tasse.
Vige in molte forze politiche una mentalità socialista dove imprenditori e liberi professionisti vengono visti come nemici o peggio evasori, da colpire a suon di imposte. Un centrodestra moderno deve partire dall’idea di non aumentare mai le imposte e di bocciare ogni legge che possa andare in quella direzione.
Il lavoro non si crea per decreto, i redditi di aiuto possono andare bene per limitate fasce di cittadini ma l’unico modo per liberare energie è quello di permettere a chi fa impresa di assumere. Libero lavoro in libero mercato significa servizi migliori e paghe migliori.

Sarebbe favorevole ad una maggiore unità delle tre forze di centrodestra, nell’ottica della creazione futura di un partito unico?

Faccio mie le parole che ho apprezzato e letto nel libro “ Per una nuova destra” dell’amico liberale Capezzone.
L’obiettivo di una forza di destra liberale deve partire dalla base, non da una competizione interna che rischia di danneggiarci e confondere l’elettorato. L’esempio delle primarie aperte per regione metterebbe il cittadino al centro sul modello degli Usa, dando libero sfogo ad idee ed energie. Poi, tutti uniti a fianco del leader vincente.
I progetti di unità possono esserci solo su spinta della base. Quando sono stati esclusivamente verticistici, si sono rivelati fallimentari. Matteo Salvini ha proposto a Forza Italia più volte di ragionare su temi comuni ed a tutta la coalizione di farlo, a partire dalla fondamentale partita del Capo dello Stato. Spesso alcune posizioni degli alleati, che sembrano più vicine alla sinistra che a noi, lasciano perplessi.

In che modo sarebbe per lei possibile avvicinare le nuove generazioni alla politica?

Partecipazione attiva, la Lega su questo può fare scuola. Abbiamo un movimento giovanile che ha portato in Parlamento, già dalla scorsa legislatura, numerosi eletti under 35, me compreso. Dando spazio, non regalando posti ma possibilità di dibattito e attiva presenza ai giovani nelle sezioni e nelle liste elettorali.
L’esperienza amministrativa nel proprio comune era e rimane, come stato anche per me, la base formativa per capire e soprattutto mettersi alla prova.
La politica vista dal basso, fatta di capacità ma anche di gavetta.
I partiti che hanno questa componente nel loro dna non faticano mai a trovare nuove figure, mentre gli altri sono costretti a dipanarsi tra scelte improvvisate o figure esterne.
Ovvio che ci debba essere la voglia.
Un gazebo, un mercato dove distribuire volantini, così come un attacchinaggio notturno di manifesti sono percorsi di crescita tanto quanto il dibattito e la lettura di un bilancio comunale.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Ho avuto l’onore di fare il Deputato della Repubblica a 30 anni e sono tornato ad essere amministratore nella mia città, Venezia, come Consigliere Comunale. Voglio finire al meglio questo mandato a Roma cercando soprattutto di dare risposte al mio territorio.
Sono un liberale e un libertario convinto. L’unica nota positiva della drammatica situazione degli ultimi due anni è stata quella di vedere fiorire tante realtà, spesso di giovani, interessate a questi temi.
Il liberale è un po’ come il medico, non ci va nessuno finché non ci sono problemi.
Mi piacerebbe lavorare attivamente con questi Think tank, seppur embrionali, perché siano di spinta, stimolo e consulto per amministratori e futuri eletti in Parlamento.
Mai come ora c’è bisogno di idee che mettano al centro l’individuo ed i suoi diritti inalienabili.