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Intervista a Marco Spina

Segretario Nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana

Ciao Marco, grazie della disponibilità a questa intervista. Iniziamo subito senza perdere tempo. Da poco sei stato eletto, tramite congresso, segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana, cosa ti ha insegnato questa esperienza?

È sicuramente stata l’esperienza che più ha segnato i miei ventidue anni di vita: poiché ha avuto un forte ruolo nella formazione della mia persona. Ho imparato molto, innanzitutto a non essere succube di chicchessia, che la gratitudine in politica non esiste e che alle volte – in un mondo in cui tutti sentono di avere la verità in tasca (me compreso) – è meglio dire una parola in meno e non in più.

So che tuo padre è stato nel partito Liberale, perché tu hai scelto il PRI?

Mio padre ha militato per anni nel Partito Liberale e poi nel 2004 decise di aderire, insieme ad un gruppo di liberali di Napoli, al PRI. Mio nonno invece fu cofondatore del Partito d’Azione a Napoli, capo di gabinetto durante il Governo Badoglio del Ministro degli Interni Nicola Salerno, Segretario Provinciale del PSI di Napoli negli anni sessanta, membro del collegio dei probiviri e consigliere nazionale del medesimo partito.

Prima di questo incarico elettivo, sei stato alla guida del movimento giovanile su nomina, per cinque anni. Un’ esperienza importante, data anche la tua giovane età, quali sono stati gli aspetti negativi o comunque quelli più difficili da affrontare?

All’inizio ero l’unico iscritto alla FGR. L’unico in tutta Italia. È stato difficile, anche per via della mia giovanissima età. Devo molto all’On. Francesco Nucara che nel 2016 decise di scommettere su di me, all’epoca un ragazzino del quarto anno di liceo classico, proponendomi all’allora Consiglio Nazionale come Commissario della giovanile, e a Francesca Reale, leader silenzioso, che negli anni mi ha sempre sostenuto. Costruire qualcosa del nulla, con pochi fondi, soprattutto in un’epoca in cui l’antipolitica è imperante è stata un’impresa titanica. Un grazie va anche alla Segreteria Nazionale del Partito che ha partecipato in modo attivo al nostro Congresso, intervenendo e stando alla presidenza.

Quali sono stati i punti cardini su cui hai basato la tua linea politica?

Noi ci riteniamo adogmatici e siamo fortemente pragmatici. Allo scontro preferiamo il confronto e, forti delle nostre radici e della nostra tradizione, non abbiamo mai avuto paura di sottolineare le nostre posizioni riguardo i temi trattati dalla politica e dai media. Sicuramente non amiamo sia il fanatismo grethino e sia il mondo con i pugni chiusi dei Blm, impregnati di una ideologia globalista che poco ci rispecchia.

Fin ora abbiamo parlato di te e del tuo percorso politico, ma sappiamo che il tuo sguardo è rivolto anche alle grandi sfide nazionali, europee ed internazionali. Prima domanda, l’Europa come può competere con la Cina dal punto di vista industriale ed economico?

Se si vuole realmente concorrere con la Cina servono regole maggiormente flessibili in campo economico, che ci consentano di poter effettivamente tenere testa al dragone cinese tramite politiche economiche e monetarie ancora più espansive e che guardino maggiormente alla difesa dei nostri asset strategici. Bisogna tener conto anche di un punto fondamentale: gli stati occidentali guardano all’interesse e allo sviluppo, oltre che dello Stato-Amministrazione, dei popoli innanzitutto. A Pechino invece, con prospettiva imperialista, si guarda prima allo sviluppo dello Stato e poi al benessere dei cittadini. Anche se le differenze tra Cina e Occidente, riguardo lo status di benessere dei cittadini cinesi con quelli europei, si stanno sempre più riducendo, quello che noi contestiamo sono i metodi adottati da Bejing: questione diritti umani e ambiente su tutti. Ci chiediamo come mai Gretha, tanto attenta a ciò che accade nelle nostre democrazie, poco dica sulle emissioni di Co2 in Cina e in India che, oggi, rappresentano i maggiori inquinatori del pianeta.

L’Europa soffre una crisi identitaria, passando dall’Europa dei popoli dei padri fondatori a quella dei burocrati, quale strada deve intraprendere se vuole competere con l’America, la Russia, ecc.. ?

L’Europa deve capire cosa vuole fare da grande. Noi ci rivediamo chiaramente nell’idea dell’Europa dei popoli, ma coloro i quali guardano innanzitutto ai loro interessi sono proprio francesi e tedeschi. Basti pensare a come questi, tanto attenti alle loro regole europee e ad alzare il ditino contro l’Italia, siano così poco attenti – stranamente – a non capire che i nostri interlocutori sono ad occidente e non ad oriente. Bene il dialogo con la Russia, perché per arginare Pechino è necessario perseguire “lo spirito di Pratica di Mare” ma sempre tenendo a mente che la nostra alleanza strategica è con gli USA e non con la Cina. L’Europa, su quelle azioni in cui tutti gli stati membri sono d’accordo, in medio oriente soprattutto, farebbe bene a dotarsi di una seria politica estera comune e ciò anche per evitare le recenti brutte figure nel mese di agosto in Afghanistan.

Continuando con la crisi partitica e politica, come la pensi a riguardo?

Dobbiamo entrare nella logica che le crisi politiche si risolvono con le elezioni e, in Italia, la crisi non è semplicemente politica e non la risolvi con la classica tornata alle urne; è bensì di sistema. Servirebbe una nuova assemblea costituente per riscrivere, dopo quasi ottant’anni, le regole del nostro arcaico sistema costituzionale che – così com’è oggi – sicuramente non regge più:
•passando per l’accorpamento dei comuni al di sotto dei 15.000 abitanti.
•Realizzazione di macroregioni, perchè è ridicolo avere regioni più piccole di un Municipio di Roma.
•Aprire poi una riflessione riguardo la possibilità di una eventuale elezione diretta del Capo dello Stato.

L’augurio che ti fai per il 2022? con un saluto a Generazione Liberale

Spero di poter correggere i miei difetti, di isolarli, e di superare tutti gli ostacoli che mi si porranno di contro. Il saluto alto va agli amici di Generazione Liberale e ad un fratello, Fabrizio Dore, con il quale in questi due anni abbiamo avuto modo di collaborare in modo stretto e leale. Sono convinto che il futuro ci vedrà sempre più uniti.

Recensione: Adolfo prima di Hitler

Recensione a cura di MARCO SPINA

“ADOLF PRIMA DI HITLER”, LA STORIA IMPOSSIBILE DI UN AMORE A META’

In una sala traboccante di attenzione prima e di entusiasmo poi, è andato in scena “Adolf prima di Hitler”, scritto da Antonio Mocciola per la regia di Diego Sommaripa, e prodotto da Gabbianella Club e Resistenza Teatro. In uno dei “templi sacri” del teatro napoletano, rivive la misera stanza in cui il giovanissimo futuro criminale convisse con l’amico August Kubizek, destinato a diventare un apprezzato musicista. Su di loro vegliava (o meglio incombeva) la signora Zakreys, terrorizzata più da derive omosessuali tra i due ragazzi che dalla presenza degli ebrei nel proprio condominio. Vincenzo Coppola, nel ruolo del titolo, restituisce umanità, ma anche sinistre psicosi, al suo Adolf, studente frustrato e fresco orfano, mentre Francesco Barra gli tiene testa opponendo la forza dell’amore, e poco altro. Non sufficiente a cambiare il corso degli eventi. Brilla Gabriella Cerino, che con misurata eleganza sorveglia la casa, e la scena. Tra le belle scene di Gennaro Olivieri e gli eleganti costumi di Dora Occupato, si staglia solenne la musica creata per l’occasione dal maestro Gianluigi Capasso, ora delicata, ora inquietante, sempre poetica. Il testo di Mocciola ha voce potente e intuizioni geniali, cui la regia di Sommaripa dona ancora più forza con scelte funzionali e tutt’altro che scontate. E dei giovani attori in scena si sentirà parlare, così come di questo spettacolo che farà rumore, accompagnato da un full di sold-out che non possono che essere di ottimo augurio.