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DIALOGO CON MANUEL VESCOVI: “PRESIDENZIALISMO E FEDERALISMO SONO LE RIFORME PIÙ URGENTI PER L’ITALIA”

Abbiamo intervistato il Senatore della Lega Manuel Vescovi, volto storico del partito, impegnato da anni nella lotta politica volta ad apportare cambiamenti alla nostra Costituzione. Infatti, Vescovi ha presentato un disegno di legge costituzionale intitolato “Stati Uniti d’Italia” che propone 8 punti per modificare l’assetto istituzionale del paese. I principali sono il Federalismo, storico cavallo di battaglia del Carroccio, ed il Presidenzialismo, che nel corso dell’elezione dell’ultimo Capo dello Stato ha nuovamente dimostrato la propria urgenza.

In che modo prospetta il futuro del centrodestra? Sarà possibile riunire e, magari, unificare la coalizione in vista delle prossime importanti sfide politiche?

Penso che gli incidenti di percorso facciano parte della strada di ogni coalizione ed alleanza. Nella partita del Quirinale purtroppo siamo finiti per dividerci, ma sono certo che compatti ed uniti sapremo affrontare le sfide del futuro.

La riforma del catasto rischia di rivelarsi una pistola carica sul tavolo del prossimo governo, pronta ad aumentare le tasse per cittadini e proprietari d’immobili.
Come intende muoversi la Lega per scongiurare tale pericolo?

È certamente un grande rischio. Come Lega daremo battaglia per scongiurare ogni aumento delle tasse, diretto o surrettizio, per i cittadini ed i proprietari italiani, oggi come in futuro.

Il governo Draghi ha possibilità di arrivare al termine della legislatura o rischia una crisi politica anticipata, dettata dalle divergenze tra i partiti interni alla maggioranza?

Il governo ha attraversato il momento complesso dell’elezione del Capo dello Stato, era plausibile che in tale occasione potessero esserci delle divergenze. Tuttavia, credo che riuscirà a portare a termine il proprio compito, traghettando l’Italia alle elezioni politiche del 2023.

Quali sono i punti cardine della riforma fiscale che proponete da anni?

Intendiamo porre un limite massimo per le tasse in Costituzione. Il vero punto di principio parte dal Federalismo, con cui le regioni diventerebbero piccoli stati con la propria autonomia, in positiva competizione tra di loro e con compiti ben divisi da quelli dello stato federale. Ho presentato una proposta di legge intitolata “Stati Uniti d’Italia” in cui sono contenute queste idee: impostare il limite massimo del 5% delle tasse per i comuni, il 15% per le regioni ed il 10% per lo stato federale.

Con l’eventuale ritocco della legge elettorale vigente c’è il rischio di assistere a delle consistenti modifiche di tipo proporzionale.
Siete contrari ed intendete lottare per evitare tale scenario?

Trovo assurdo che ogni 5 anni si finisca a dibattere della nuova legge elettorale, in base alle percentuali dei partiti. Abbiamo bisogno di concretezza e tagli della burocrazia. Dobbiamo fare in modo che il nostro tessuto sociale possa cambiare e strutturare il futuro del nostro paese in maniera differente, altrimenti non potremo che assistere ad un lento declino di esso. Nel mio disegno di legge sono contenute 8 proposte per stravolgere l’Italia. Le più importanti sono il Federalismo, il Presidenzialismo e l’imprenditività.

In che modo prospetta il mondo dell’istruzione nel prossimo futuro?
DAD e distanziamento sociale rischiano ancora di essere all’ordine del giorno?

Queste problematiche sono state la conseguenza dell’aver burocratizzato una pandemia. Abbiamo prodotto centinaia di migliaia di norme e provvedimenti caotici che hanno lacerato anche il mondo dell’istruzione. La DAD rappresenta un serio danno anche per la socialità degli studenti, oltre che per il loro apprendimento. Sono assolutamente contrario a questo strumento deleterio.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Proseguire nella lotta per il miglioramento del paese. Ho investito tempo e lavoro nella stesura e nell’ideazione del mio disegno di legge costituzionale, pertanto voglio perseguire nel tentativo di ottenerne l’approvazione.

Il simbolismo attraverso i greci: Giovanni Grassi tra passato e futuro

Giovanni Grassi è un giovane pittore che attraverso le proprie opere mostra uno sguardo nuovo sul mito, sul classico. Allievo di un grande artista dei nostri tempi, Roberto Ferri, ha cominciato a disegnare sin da piccolo per poi dedicarsi alla pittura ad olio prevalentemente e avendo tra i propri punti chiave il Rinascimento unito ad una buona dose di Simbolismo ottocentesco e alle opere di Dalì, portando così gli eroi greci in un’ottica surrealista.

Come nasce il tuo sguardo artistico e come si è sviluppato nel tempo?

Guarda, il mio contatto con l’arte è avvenuto in tenera età dato che sono nato in casa di artisti, mio padre è un musicista e mia nonna era una ballerina. Sin da piccolo ho assaporato il mondo dell’arte, cominciando a disegnare e ad interessarmi a queste cose ma solo dopo anni, tra i quattordici e i quindici anni, ho cominciato a disegnare in maniera metodica e a frequentare una bottega di un maestro. In seguito ho frequentato il liceo artistico per poi proseguire il percorso ed interessarmi alla pittura ad olio e al disegno con matita tendente al classico. Per tendere lo sguardo a quello stile mi sono avvicinato a dei maestri che hanno saputo indirizzarmi nella strada giusta e sono stato fortunato ad avere come fari Roberto Ferri e Giorgio Dante, coloro che sono rimasti i miei punti chiave di oggi. Poi ho cominciato a maturare una mia visione che, oltre al classicismo, tende al Simbolismo ottocentesco e al Surrealismo. Queste influenze del passato cerco di metabolizzarle appieno per poi riformularle secondo uno stile personale e dandone una sfumatura moderna.

Che rapporto hai con il mondo antico?

Ne ho subìto da sempre il fascino. Amo tantissimo il Rinascimento. Poi però sono attratto anche dall’Ottocento e sono attratto dalle tecniche pittoriche del passato, ma anche dagli usi e costumi che ne delineano il tempo e la cultura. Sicuramente nei miei quadri è visibile un approccio classico appunto, legato ad una certa visione di paesaggio e figure umane che tendono ai greci e non solo.

Nei tuoi quadri si respira molto l’aria del simbolico. Tutto ciò, oltre ad un fattore estetico, è legato a metafore precise?

Assolutamente. Avverto la necessità di esprimere concetti che sento attorno a me attraverso i simboli, come vuole l’arte surrealista. Un grande maestro che trovo imprescindibile e molto vicino a me è Salvador Dalì, invece per il Simbolismo mi rifaccio molto al fine ‘800 e inizio ‘900, senza copiare ovviamente altrimenti sarei un manierista. Arnold Böcklin e Caspar David Friedrich sono altri due pittori che avverto quando dipingo. Spero che quando uno spettatore si trova dinanzi una mia opera possa sentire i concetti universali che narro attraverso la pittura, anche se nascosti.

Che momento sta vivendo adesso l’arte?

Adesso ci sono moltissimi pittori e devo dire che  è tornata una grande tendenza al figurativo, cosa che era venuta a mancare nel tempo a causa di una forte rottura. Sono contento che questo gusto sia nuovamente in voga, cosa che dà lustro al classico, al simbolico. In conclusione, direi che vi è un ritorno al passato ma con una visione del tutto contemporanea.

 

A CASA TUTTI BENE: L’EMOZIONANTE SERIE DI MUCCINO CHE SEMBRA UN FILM

Gabriele Muccino debutta nel mondo delle serie tv con “A casa tutti bene” – dal 20 dicembre su Sky – che si richiama al successo cinematografico del 2018, dove l’omonimo film raccolse numerosi premi ed il plauso della critica. Il lavoro presenta un parterre misto di attori, con alcune figure ben note al pubblico – su tutte Francesco Acquaroli – che accompagnano interpreti alle prime apparizioni in lavori di probabile successo. Ottima conferma Emma Marrone, che aveva esordito con il regista nel meraviglioso “Gli anni più belli” e si dimostra nuovamente adatta a ricoprire dei ruoli principali. Il risultato finale appare quello di un contenitore di emozioni innovativo, con una trama che già dal primo episodio prefigura colpi di scena ed intrecci. Una serie italiana, nel significato più puro del termine, dove tradimenti, lusso e gelosie famigliari sono raffigurate senza la volgare banalità che contorna troppe opere, inducendo lo spettatore a lamentarsi del “consueto prodotto italiano mai di livello”. C’è la malavita, il gioco d’azzardo con i suoi drammi e la spietatezza di alcuni parenti, tematiche quanto mai reali nella cronaca popolare. Un mix di sentimenti ed attese che lascia spazio all’immaginazione ed alla speranza, prima di immergersi nella drammaticità del lutto, che impone ad ogni famiglia il ritrovo – momentaneo – di unità e vicinanza. A far da sfondo la melodica sigla scritta e cantata da Jovanotti. Pertanto, è doveroso complimentarsi con Muccino per idea e produzione, nell’attesa della programmazione dei prossimi episodi (8 in totale) che sveleranno ulteriori retroscena e trame nascoste della famiglia Ristuccia. La speranza è che una serie tv simile, che dalla trama sembra quasi un film, possa fungere da esempio per un settore artistico impantanato troppo spesso dalla mancanza di creatività.

DIALOGO CON DAVIDE QUADRI: L’ATLANTISMO È BASE PER COSTRUIRE IL FUTURO. SALVINI LEADER DI UN CENTRODESTRA VINCENTE

Abbiamo intervistato Davide Quadri, Responsabile nazionale esteri della Lega Giovani, da anni impegnato nella cura dei rapporti internazionali della giovanile, incentrati sulla vicinanza alle grandi democrazie occidentali ed ai valori della libertà individuale. Il nostro dialogo con lui ha spaziato dall’importanza della collocazione geopolitica per l’Italia, al futuro del centrodestra. Inoltre, è stato prezioso ascoltare il racconto delle esperienze che lo hanno reso uno dei giovani maggiormente promettenti del panorama politico nazionale.

Quali sono i tuoi riferimenti culturali ed ideologici?

Innanzitutto grazie mille per l’opportunità che mi avete dato. Sono abbastanza curioso di mio: spazio molto, da un pensiero conservatore cattolico classico, figlio anche della formazione tradizionale datami in famiglia, all’approcciarmi per spirito ribellistico a pensieri controcorrente come quelli del tradizionalismo di stampo euroasiatico, fino alla passione per il pensiero economico libertario di luminari come Von Hayek o Hoppe, scoperti nel mio percorso di studi in Economia. Sono abbastanza poliedrico, cerco sempre di trovare una sintesi mia e di non fermarmi agli slogan.

Come si è svolto il tuo avvicinamento alla Lega Giovani, che ti ha portato poi ricoprire il pregevole ruolo di responsabile esteri?

Mi sono avvicinato alla Lega già nel lontano 2008, all’età di 16 anni, quando con un mio caro amico andai al primo comizio del Capo, Umberto Bossi. Lì qualcosa mi ha folgorato. Ho sentito nascere uno spirito di ribellione verso un sistema che stava cancellando la nostra storia ed identità, in favore di un mondo senza radici. Da quel momento il mio percorso personale e politico è cresciuto tanto. Partendo attivista, sono poi diventato responsabile MGP Varese, sedendo nel direttivo di una sezione che vedeva figure di riferimento come Roberto Maroni, passando per sconfitte cocenti ma formative, come le elezioni comunali di Varese del 2016, fino a ricoprire il ruolo di coordinatore provinciale del Varesotto, assistendo così a tanti successi di squadra, amici e giovani militanti. Sul fronte dei rapporti internazionali, insieme a un ottimo gruppo di amici, abbiamo ereditato il lavoro già svolto prima dall’ora Vice Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Paolo Formentini. Un lavoro cresciuto anche grazie alla visibilità che la Lega ha ottenuto con la segreteria di Matteo Salvini, vero riferimento internazionale per la galassia sovranista e conservatrice, dal Pacifico all’Atlantico.

Quanto è importante riconoscersi nei valori atlantisti e liberali delle grandi democrazie d’occidente? In che modo tali principi si possono trasmettere sempre più alle nuove generazioni?

È fondamentale per me riconoscersi nei valori cardine dell’uomo, della famiglia e delle comunità, per trasformarli in perno del proprio agire politico, soprattutto in questi tempi dove le vere libertà vengono erose tra gli applausi del mainstream. I valori che si trovano tra le due sponde dell’Atlantico sono quelli di una civiltà che ha forgiato il mondo, di cui dobbiamo essere fieri. Tuttavia, per rispetto di questa civiltà è anche doveroso non essere mai acritici, restando fermi rispetto ai fenomeni che ne minano le basi, come la Cancel Culture, le tensioni razziali immotivate e la cultura WOKE. Per dirla in breve mi riconosco molto nell’America che sventola la Bandiera di Gadsden, meno in quella di Hillary Clinton.

Da più di un anno avete instaurato una partnership con la giovanile del Grand Old Party. In che modo è nata questa collaborazione?

La collaborazione con gli Young Republican e con diverse federazioni dei College Republican United sono nate grazie a quel “America First” in cui è impossibile non ritrovarsi, lanciato da Donald Trump annunciando la sua candidatura alle Presidenziali nel 2015, scendendo le scale mobili della Trump Tower. Da lì, le interlocuzioni si sono intesificate molto grazie anche all’ampia comunità italiana che vive da tempo negli States e che rappresenta energia fortissima nella spinta propulsiva del GOP. 

Quali sono i futuri progetti in politica estera della Lega Giovani?

Il nostro sforzo principale ad oggi è quello di fare sintesi, federando le realtà giovanili patriottiche e conservatrici in Europa. Siamo stati a Helsinki, Lisbona, Varsavia e Budapest, come in ogni stato europeo che vede un movimento o un partito a noi affine. Lavoriamo per far crescere questa rete e preparare il risveglio dei popoli europei, al fine di riportare l’Europa centrale nel mondo, più vicina ai suoi cittadini. Parafrasando qualcuno: far tornare grande l’Europa!

Al di là dell’ambito partitico, che interessi e passioni curi nella tua vita?

Per tanti anni ho praticato Judo, da lì è scaturita una grande passione per le arti marziali e gli sport da combattimento. Inoltre, menziono i miei studi in economia ed il metal, da quello mainstream ai generi più hard, ma anche più profondi e particolari.

Come prospetti ed auguri il futuro della coalizione di centrodestra?

Semplicemente una coalizione a guida Salvini, che con la parola d’ordine “Prima l’Italia” continui ad essere protagonista su scala internazionale, senza però cedere alla sirena del mondialismo. Ancorati alle proprie radici ma proiettati nel domani, ripartendo dal tema del federalismo e da uno stato più giusto, sulle tasse come sui valori.

 

Elezione del Presidente della Repubblica: siamo all’apoteosi dello scollamento con il Paese reale


Tommaso Alessandro De Filippo
07/11/2021 – Il Primato Nazionale


Roma, 7 nov – Da mesi l’agorà mediatica e politica appare unicamente concentrata sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Una partita istituzionale di valore, che determinerà gli equilibri degli anni futuri. Comprensibile, pertanto, che sul tema si concentrino le maggiori attenzioni sulla tematica, provando ad influenzare e determinare la scelta del nuovo inquilino del Quirinale.

Anche su queste colonne abbiamo spesso trattato l’argomento ed espresso considerazioni sugli scenari che potrebbero delinearsi fino all’inizio di febbraio. Tuttavia, è doveroso denunciare gli aspetti negativi che stanno purtroppo derivando dal dibattito, comportando una marginalizzazione delle problematiche dei cittadini italiani.

Così l’elezione del Presidente della Repubblica testimonia la distanza tra politica e cittadini

In primis, urge ribadire come il popolo si ritenga tristemente distante dalle manovre politiche interne ai “palazzi del potere”. Un risentimento che è spesso sfociato nell’astensionismo elettorale o nell’improduttivo voto di protesta. Tale sfiducia verso la politica dovrebbe bastare per invogliare i dirigenti di partito ed i mass-media a modificare la propria comunicazione. Concentrarsi su un tema unico come l’elezione del Presidente della Repubblica non riavvicinerà certo gli italiani allo scenario nazionale.

Inoltre, nella drammatica crisi che stiamo (ancora) attraversando, produrre ulteriore scollamento tra cittadini e politica rischia di rivelarsi fatale. I primi sarebbero, giustamente, in attesa di proposte e soluzioni su tematiche maggiormente prioritarie del successore di Mattarella. Fisco, restrizioni pandemiche, giustizia, immigrazione clandestina ed occupazione rappresenterebbero tematiche di reale interesse per gli italiani. In particolar modo se il tanto atteso Recovery Fund dell’Unione Europea si sta rivelando poco più di un mero insieme colmo di annunci roboanti e buoni propositi.

Siamo dinanzi alla prospettiva di ulteriori tre mesi in cui la politica sarà colpevolmente distante dai reali interessi dei cittadini. Uno scenario che certamente non favorirà il ritrovo di serenità sociale e di fiducia nelle nostre istituzioni di cui sarebbe auspicabile disporre.

Tommaso Alessandro De Filippo

Draghi tenta la fuga al Quirinale per sganciarsi dall’emergenza


Tommaso Alessandro De Filippo
13/11/2021 – Il Primato Nazionale


Roma, 13 nov — E’ tematica principale dell’agorà pubblica la possibile elezione di Mario Draghi come prossimo Presidente della Repubblica, su cui giornali, talk show e dibattiti partitici si concentrano da mesi. Sin dal principio di nascita dell’attuale esecutivo a molti parve scontato immaginare il premier sicuro successore di Sergio Mattarella al Colle, giunta la scadenza naturale del mandato. Eppure, nel corso delle settimane l’ipotesi è andata ponendosi in maggiore discussione, frutto degli equilibri interni alle dinamiche parlamentari. In primis, è da considerare l’evidente difficoltà che, con la salita di Draghi al Quirinale, vi sarebbe nel consegnare l’incarico di Presidente del Consiglio ad una nuova figura.

Con Draghi al Colle impossibile chiudere la legislatura nel 2023

Stando alle regole costituzionali sarebbe Renato Brunetta, il ministro più anziano, a dover ricevere il testimone di Draghi. Pertanto, appare chiaro che concludere la legislatura alla scadenza ufficiale del 2023 diventerebbe di fatto impossibile. Anche in ragione di ciò, complice l’arrivo della pensione parlamentare previsto per la fine del 2022, pare sempre più ampliarsi il fronte di coloro che ambiscano nella permanenza di Draghi a Palazzo Chigi.

I grillini tremano

Infatti, in particolare nel M5S, il numero di coloro che non sarebbero rieletti in nessuna delle due Camere risulterebbe parecchio elevato. Una difficoltosa prospettiva che nessuna figura parlamentare tende a voler accelerare con un prematuro scioglimento delle Camere.  Tuttavia, l’attuale Presidente del Consiglio preferirebbe di gran lunga traslocare al Quirinale, residenza dove potrebbe osservare l’agorà politica con maggiore distacco e serenità.             

Infatti, l’esperienza di Draghi e la sua conoscenza degli ambiti burocratici ed istituzionali europei lo rende pienamente consapevole delle imminenti problematiche da gestire. Con il ritorno del Patto di Stabilità che aleggia sulla fine del 2022 ed un Recovery Plan ancora tutto da attuare la crisi economica e sociale italiana non potrà che ampliarsi.

Strade senza uscita

Inoltre, Mister Bce non è certo un abitudinario delle divergenze tra i partiti che contraddistinguono le giornate interne ai palazzi del potere. Ulteriore motivazione per cui soffra e mal sopporti i continui litigi tra fazioni, verso cui non è interessato e che rappresentano esclusiva melma in cui evitare di impantanarsi. Tuttavia, è probabile che nei prossimi mesi queste sabbie mobili travolgano il premier e lo “condannino” ad osservare da spettatore l’elezione del Capo dello Stato. Una delle beffe a cui deve necessariamente abituarsi chi riveste pregevoli incarichi istituzionali, contornati da metaforiche stanze con ingressi dorati e splendenti ma prive della porta di uscita.

Tommaso Alessandro De Filippo