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Intervista On. Domenico Furgiuele

Abbiamo intervistato l’On. Domenico Furgiuele, Deputato calabrese della Lega, per scoprire le prospettive del suo partito sul panorama territoriale e nazionale. L’orgoglio per le radici e per le identità, insieme alle ambizioni di costruzione di un’Europa dei Popoli, sono la base su cui innalzare i progetti politici del futuro

ON. DOMENICO FURGIUELE: “CON LA LEGA AL GOVERNO LOTTA ASSICURATA AD IMPOSIZIONI DI STAMPO SOVIETICO. GRANDE PARTITO REPUBBLICANO? BISOGNA CREDERCI, SARÀ UN CAMBIAMENTO IRREVERSIBILE A CUI TUTTI DOVRANNO ADEGUARSI

Come procede la raccolta firme per i referendum sulla giustizia?

Molte bene, i numeri sono alti, oltre le nostre aspettative, credo che l’obiettivo delle 500.000 firme per quesito sia vicino. Noto infatti una mobilitazione e un interesse che vanno oltre i confini politici dei soggetti promotori, segno che abbiamo risvegliato la coscienza civile del paese che sonnecchiava in una sorta di letargo indotto dalla cultura giustizialista e manettara degli ultimi decenni. È come se la Lega, insieme ai Radicali, avesse incoraggiato l’espressione del dissenso generalizzato, ma fino a qualche tempo fa sottotraccia, nei confronti delle tante, troppe storture giudiziarie che hanno reso la Patria del diritto una culla del rovescio. Troppi errori, tempi di durata di procedimenti e processi intollerabili per una democrazia occidentale, nessun filtro a certe pratiche che sanno di arbitrio. La giustizia va riformata con rigore e determinazione. I tempi sono maturi e il prestigio dell’ordine giudiziario è sceso a livelli imbarazzanti, basti leggere il caso Palamara che fotografa bene il degrado insito in molte istituzioni giudiziarie. La riforma che arriverà dai referendum sarà a tutela dei cittadini, del giusto processo ma anche a tutela della stragrande maggioranza dei magistrati che opera in silenzio e con sacrificio.

È possibile trasmettere ai cittadini il bisogno di una battaglia per una giustizia giusta,  che superi gli steccati ideologici e le rispettive provenienze politiche?

La partecipazione che stiamo registrando ai nostri gazebo è sintomo di una voglia trasversale dei cittadini di cambiare le tante cose che non vanno nel sistema giudiziario italiano. Le adesioni che si stanno avendo dimostrano plasticamente che quella per la giustizia è una battaglia di civiltà e sulla civiltà la convergenza non può che essere larga.

In Calabria si rinnoverà il Consiglio Regionale, nella tornata amministrativa autunnale. Cosa si aspetta la Lega da queste elezioni?

Un grande risultato a due cifre. Ce lo meritiamo dopo i sacrifici profusi In questo terribile periodo. La perdita di Jole Santelli ci ha sconvolti e gettati nello sconforto più totale facendoci sentire orfani di una figura che in pochissimo tempo ha costretto il governo nazionale a tenere nella debita considerazione la nostra terra. In questo solco si è successivamente innestata l’opera di Nino Spirlì, e quindi dell’intera Lega Calabria, che il nostro governatore ha sempre consultato e reso partecipe delle scelte più delicate, soprattutto quelle che hanno riguardato la gestione della pandemia in una terra che si trova a dover fronteggiare i disastri di un sistema sanitario da terzo mondo. La Lega ha tenuto nel momento peggiore della storia calabrese la barra del governo regionale dritta. Credo che ciò sarà riconosciuto dai cittadini cui abbiamo reso un’opera che, magari non sarà stata appariscente, ma si è distinta per maturità.

Ritiene che il Green Pass obbligatorio possa essere uno strumento lesivo delle libertà individuali dei cittadini, oltre ad essere dannoso per l’economia nazionale?

Mi chiedo che senso abbia l’obbligatorietà di un assurdo passaporto per vivere la vita sociale, perché questo è il Green Pass, senza che il tutto sia supportato dall’ obbligo vaccinale. Una follia di stampo sovietico, che mi fa rabbrividire, come tutto quello che svilisce l’impianto delle libertà costituzionali. Abbiamo sostenuto e sosteniamo il governo Draghi perché per il suo tramite vogliamo ossigenare il paese di quella libertà che il governo Conte gli aveva tolto con provvedimenti eccessivamente limitativi e depressivi soprattutto per la libera impresa. Il Green Pass è indubbiamente un ritorno al passato Contiano. Esso puzza di controllo, di illiberalità, di un passato che non vogliamo più vivere. L’Italia con la Lega al governo non sarà mai una versione aggiornata della DDR. Ci opporremo con fermezza ad ogni tentativo di ritorno al buio, questo è giusto che si sappia. A noi gli stati di polizia non piacciono, anche perché nuocciono all’economia e allo spirito della Costituzione repubblicana. Noi vogliamo che Draghi continui a fare Draghi, non l’imitatore di Erich Honecker della Germania dell’est.

Quali sono le proposte della Lega per superare la crisi economica e sociale attuale?

Iniettare le risorse comunitarie nella carne rinsecchita del sistema Paese, in maniera omogenea, evitando discriminazioni. Il Sud in questa partita decisiva per il futuro del paese  deve giocare un ruolo importante anche perché sia il nord che il resto d’Europa si sono resi conto che non potrà esserci sviluppo vero se la Calabria, la Campania, il Molise, la Basilicata, la Puglia la Sicilia non si risollevano. In questo senso, il progetto su cui bisogna fare perno, come ripeto da anni, è il ponte sullo stretto. Si tratta dell’unica vera grande epocale opera continentale, si tratta di un cantiere che da solo sarebbe capace di mettere seriamente in moto l’economia di un’intera nazione, e anche oltre. Anche in questo ambito ci sono tutte le condizioni per procedere in una direzione virtuosa  che potrebbe significare ricchezza lavoro sviluppo.

In che modo valuta e prospetta il futuro della coalizione di centrodestra? Sarà possibile la creazione di un partito unico, magari sulla scia del Partito Repubblicano Americano?

Mi piacerebbe un partito della Patria, ispirato al più sano conservatorismo di matrice continentale, capace di guardare all’Europa come la Comunità delle patrie, e non come una babele di burocrati che succhiano sangue e sovranità agli Stati identitari. Già De Gaulle immaginava un progetto simile, peccato che la tecnocrazia imperante abbia imposto una costruzione senza valori. Un grande partito repubblicano sicuramente potrebbe contribuire alla costruzione di un’Europa migliore rispettosa delle peculiarità di ogni Nazione, ma non dimentichiamo che l’Italia è un paese con tante, forse troppe sensibilità che ancora impediscono la realizzazione di un soggetto unico liberale e repubblicano. Reputo, tuttavia, il dialogo in corso tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi molto importante ai fini di un’azione politica  più coesa. Bisogna crederci, perché se questa volta andrà bene, il processo sarà irreversibile e anche gli altri dovranno adeguarsi.