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CARLI, IL FUTURISMO ANTISNOBISTICO DI UN RIVOLUZIONARIO CONSERVATORE

– Francesco Subiaco

Mario Carli fu uno dei principali protagonisti delle avanguardie del primo novecento. Un pandemonio artistico e politico che trasfigurò il le atmosfere della belle epoque letteraria, attraverso un gusto aristocratico e vitalista, anticonformista e rivoluzionario. Tra l’esteta armato e il polemista, lo sperimentatore eccentrico e il propagandista fuori dagli schemi. Carli nato nel 1889, inizia la sua attività artistica partecipando all’esperienza futurista. Il futurismo non è solo un movimento artistico per l’autore di Retroscena, è un destino, una fatalità italiana, il più grande terremoto spirituale e culturale nel novecento. Un movimento politico e artistico che attraverserà tramite la collaborazione a L’Italia Futurista, uno degli esperimenti più interessanti del movimento marinettiano, insieme a Bruno Corra ed Emilio Settimelli fondendo l’interventismo di Papini e Soffici con il dinamismo di Marinetti. Creando una spaccatura con il mondo borghese giolittiano, passatista e serioso, attraverso un assalto dinamitardo ai valori dell’italietta liberalmonarchica. Tra interventismo e futurismo l’esperienza di Carli si completa e conferma nella prima guerra mondiale, tramite l’esperienza di ardito. Esperienza che sarà la base per molti romanzi futuri, e che conseguirà dopo il 1917 nonostante gli impedimenti fisici, divenendo il presupposto formativo di Roma Futurista, giornale-bastione dell’arditismo futurista poiché: “L’Ardito è il futurista di guerra, l’avanguardia scapigliata e pronta a tutto, la forza agile e gaia dei vent’anni, la giovinezza che scaglia le bombe fischiettando i ricordi del Varietà”. La guerra-festa di Carli non finirà con la caduta degli imperi centrali, ma continuerà in quel varietà metapolitico insanguinato e rivoluzionario che fu l’esperienza fiumana. Seguendo D’Annunzio durante la presa della città, trovando nel Vate l’espressione della grande rivoluzione nazionale, una rivolta ideale ispirata dal socialismo rivoluzionario, dal culto byroniano dell’esteta armato. Che vede in Fiume una nuova Mosca, la casa di un bolscevismo italiano, un laboratorio ideologico sentimentale, tra misticismo e anticlericalismo, rivoluzione sociale e liberazione individuale. Anarchica e socialisteggiante la Fiume di Carli, si allontana dalla Mosca leninista, guardando sempre di più alla Milano dei Fasci di combattimento. Penna di punta di Impero e Brillante, nonostante l’adesione al regime, non perde la sua vena anticonformista, la sua furia rivoluzionaria, confermando il suo frondismo intransigente. Lo fa dischiarando guerra ad ogni rimasuglio di quell’Italia passatista e derelitta che cercò di sconfiggere e soffocare prima col futurismo e poi con il fiumanesimo. Attraverso la critica feroce del lassismo della società degli anni venti negli scritti che formeranno “Antisnobismo” (ASPIS). Una raccolta di scritti, articoli, battaglie su carta, con una splendida prefazione di Claudio Siniscalchi. Articoli con cui Carli vuole realizzare una bonifica della società italiana, contro i passatismi della cosca liberalclericale, contro lo snobismo insignificante degli esterolatri franco anglosassoni, contro la mondanità malata e morente dell’alto establishment. Dalla critica alla svirilizzazione alle polemiche sul blues. Attraverso non una critica moralisteggiante e bigotta, ma una ribellione contro ogni languore, contro l’immobilismo, in nome di una mondanità nuova, vitale, dinamica, nazionale poiché: “Non quindi con senso di terrore e di sospetto dobbiamo affrontare i problemi dello spettacolo”, sosteneva, “ma con senso di forza, il che vuol dire che si scarta semplicemente, energicamente il male dovunque si annida; ma non si sopprime la materia in cui questo male si è annidato, e che, così purgata, può avere la sua funzione sociale ed artistica, notevolissima” . Criticando il culto verso l’esterolatria, il grammelot francoanglosassone, rimarcando la volontà di “italianizzare”, contro ogni frammentazione del patrimonio di tradizioni e costumi nazionali in nome di un vago e inconsistente cosmopolitismo. Una furia tagliente che rende Antisnobismo un testo scorretto e dannato, interessante ed intrigante. Che va certamente calato nel suo tempo e nella condizione del suo autore, un rivoluzionario Giovenale di un impero da operetta, ingobbito nella sua retorica di cartapesta e nella processione di divise gallonate, a cui Carli, figura eretica e complessa contrappone una visione dinamica e spregiudicata, tra un Petronio da rotocalco e un fustigatore dei costumi arbasiniano.

FERRANTE DE BENEDICTIS ED IL PATRIOTTISMO CONSERVATORE


Abbiamo intervistato Ferrante De Benedictis, 41 anni Ingegnere e Dottore di Ricerca di Energetica, attualmente vicepresidente di Nazione Futura e membro del “Future Energy Leaders Community” del World Energy Council. È autore del libro “L’uomo custode della Natura” e di diverse pubblicazioni scientifiche per riviste e convegni internazionali sui temi energetici ed ambientali. Pertanto, l’ascolto delle sue analisi e prospettive è per noi fonte di preziosa formazione culturale e politica.

In che modo prospetta la partita politica del Quirinale?

Innanzitutto, grazie per l’intervista, oggi più che mai abbiamo bisogno di confronto e di unire le forze, in particolare quelle delle realtà come Generazione Liberale e Nazione Futura, entrambe animate dall’amore per l’Italia e per la cara vecchia Europa.

Le elezioni del capo dello Stato sono sempre state caratterizzate dalla complessità, questo anche quando il risultato appariva scontato, in quanto alle solite imprevedibili strategie parlamentari ed ai franchi tiratori si aggiungono i grandi elettori regionali che possono cambiare gli equilibri e riservare qualche sorpresa. Di certo si tratterà di un passaggio fondamentale per la sopravvivenza della nostra democrazia rappresentativa, questo perché mai come negli ultimi anni stiamo assistendo ad un Parlamento sempre più svuotato dei propri poteri, oserei dire delegittimato. È per questo che occorrerà scegliere una guida che ristabilisca le normali funzioni ed i giusti equilibri tra i poteri. Non mi azzardo di certo a fare pronostici, ma ho il sospetto che anche questa volta a spuntarla “quasi a sorpresa” possa essere un democristiano, nessuno può permettersi in una condizione di fragilità parlamentare come questa di avere un Presidente polarizzato, occorrerà eleggere una figura che navighi bene su entrambe le sponde, quella del centro-destra e quella del centro-sinistra.

 

Ritiene che una riforma costituzionale, incentrata sul presidenzialismo, potrebbe introdurre maggiore stabilità politica? Sarebbe favorevole ad una svolta simile?

Favorevolissimo, questo è da sempre un cavallo di battaglia del centro-destra, già Giorgio Almirante auspicava una svolta presidenziale, che appare sempre più urgente viste le sfide della modernità, le pandemie, le crisi economiche e sociali, la sfiducia nelle Istituzioni. Gli stessi sondaggi ci dicono che i cittadini vorrebbero eleggere direttamente il loro Presidente così come avviene in tantissimi Paesi occidentali. La svolta Presidenziale potrebbe rappresentare quella scintilla in grado di fare innamorare nuovamente i cittadini della politica, rappresentando l’opportunità di avviare quelle riforme costituzionali necessarie a cominciare dalla revisione del Titolo V.

Come valuta il lavoro comunicativo svolto dalla classe giornalistica nel corso della pandemia?

Posso essere diretto e non utilizzare mezzi termini? Pessimo, ma non solo sulla gestione delle informazioni riguardo la pandemia. In generale questo Paese paga oggi una classe giornalistica asservita al mainstream comunicativo e al “politically correct”, salvo rare e preziose eccezioni. Il giornalismo ha purtroppo perso il suo spirito critico.

 Ha spesso trattato e scritto del rapporto tra uomo e natura, incentrato anche sulla necessità di rilanciare un ambientalismo conservatore. Quanto è importante difendere l’ambiente, senza sfavorire imprenditori e lavoratori?

Quello dell’ambiente è un tema a me molto caro, tanto da aver voluto scrivere un libro dal titolo “L’uomo custode della Natura” edito da Giubilei Regnani. Lo scopo del libro è quello di mettere in guardia da un ambientalismo di facciata, infarcito di slogan e luoghi comuni, che vorrebbero nell’uomo il nemico dell’ambiente e più in generale del nostro pianeta. Secondo il mio punto di vista l’ambiente non si salva senza salvare l’uomo e senza recuperare quel sano rapporto tra uomo e natura. Pertanto, solo una visione conservatrice dell’ambiente potrà farsi portavoce di un messaggio davvero innovativo per la salvaguardia e la tutela del pianeta. Non è colpevolizzando l’uomo ma rendendolo responsabile o meglio custode del creato, attraverso un efficace recupero del rapporto con il suo territorio, la sua cultura millenaria e la sua storia, che si potranno ottenere i frutti sperati. Per farlo occorrerà riprendere quella sana cultura rurale, che per secoli ha saputo sapientemente creare le perfette condizioni di coesistenza tra uomo e natura, tra uomo e territorio, spesso reso ancor più bello ed accogliente. La nostra visione dell’ambiente è dunque una visione che si accompagna alla crescita sostenibile, senza preconcetti e/o pregiudizi verso gli imprenditori e verso la tecnica, quella tecnica che ci offre oggi opportunità concrete per uno sviluppo rispettoso e amico dell’ambiente.

 Sarà possibile creare un fronte conservatore compatto già in vista delle prossime elezioni politiche nazionali?

Me lo auguro, sarebbe un salto di qualità importante per il centro-destra italiano, che lo avvicinerebbe ai Paesi Europei. I tempi sono davvero maturi. Per questo consentitemi di fare un plauso ad un giovanissimo talento del mondo politico culturale italiano, Francesco Giubilei, che ha dimostrato come con le qualità, lo studio e la perseveranza si possa arrivare dove nessun altro aveva mai osato, creando un movimento conservatore di nome Nazione Futura, che oggi rappresenta un solido riferimento nel panorama politico italiano con ottimi collegamenti internazionali. Il tutto in un Paese dove fino a qualche anno fa era già solo impensabile definirsi conservatori senza ricevere le invettive del mondo politico e del giornalismo.

Che ruolo può e deve svolgere l’Italia in ambito geopolitico, dato il clima di tensione ed incertezza tra le maggiori potenze globali?

Quello che ci ha da sempre caratterizzati. Essere il centro del Mediterraneo, ponte tra oriente ed occidente. Per il primo occorre recuperare il ruolo del Mediterraneo nel dibattito Europeo, evitando di spostarne il baricentro sempre più verso i Paesi Nordici che per storia, tradizione e cultura non posso assurgere al ruolo di garanzia e di equilibrio che da secoli l’Italia ha rivestito, in particolare come ponte di dialogo con il mondo arabo e l’est Europeo. Dell’assenza dell’Italia nelle dinamiche geopolitiche ne possiamo cogliere oggi tutto l’impatto negativo con la crisi energetica, in particolare del gas. Mattei con la sua ENI non ha solo rappresentato un’azienda, ma l’Italia per il cui conto ha saputo tessere relazioni e rinsaldare amicizie, grazie alle quali abbiamo vissuto di rendita per interi decenni.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Lavorare e contribuire a far crescere la casa comune dei conservatori italiani.

ON. ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE: “SERVE SHOCK FISCALE ED UN PATRIOTA AL QUIRINALE”

Abbiamo intervista Andrea Delmastro Delle Vedove, Deputato di Fratelli d’Italia e volto storico del partito, da sempre fedele alla leader Giorgia Meloni. Il futuro del centrodestra, le misure economiche per rilanciare l’Italia e la partita politica del Quirinale sono stati i principali temi affrontati durante il confronto.

Si è da poco conclusa la vostra festa annuale.
Ritiene che Atreju sia diventata occasione di dibattito e confronto per tutte le forze politiche nazionali?

Atreju rappresenta dal suo principio nascita occasione di confronto fra tutti i partiti e le visioni politiche. Possedere una forte identità può essere il mezzo per aprirsi senza timore al dialogo anche con visioni opposte, come avvenuto nuovamente in questa edizione. Sarebbe bello se il numerico delle idee partorite da Atreju (anche quelle a Fratelli d’Italia più distanti) fosse eguagliato all’interno del dibattito sulla legge di bilancio, che si sta rivelando un mero marchettificio deleterio per il paese.

Quali sono le vostre prospettive per la partita politica dell’elezione del Capo dello Stato?

Sono state già indicate da Giorgia Meloni, che ha esposto la necessità di eleggere al Colle un Patriota, che si limiti a rispettare la Costituzione e difenda la nazione dalle ingerenze di Bruxelles sulla nostra sovranità, come accaduto nel 2011 con lo spread, di cui oggi non parla più nessuno. In questo momento per il centrodestra c’è in campo Silvio Berlusconi, che sarebbe la garanzia di poter governare senza ricevere sgambetti da figure istituzionali con sensibilità vicine ad altre fazioni politiche.

Come valuta il prolungamento dello stato d’emergenza da parte dell’esecutivo?

In primis lo ritengo incostituzionale, dato che la legge prevede non più di due anni per questi strumento emergenziale. Con la scadenza al 31 marzo 2022 si saranno superati di due mesi i limiti temporali sanciti legalmente. Inoltre, mi domando come si possa continuare a definire emergenza una situazione che dura da più di due anni. In questo arco temporale sarebbe stato doveroso organizzare al meglio l’uscita dalla problematica sanitaria e la ripresa economica, invece siamo ancora in balia dell’incapacita di ministri come Speranza.

Quali sono le proposte di Fratelli d’Italia per ottenere una piena ripartenza economica nazionale?

Mai più lockdown, chiusure e restrizioni per i tanti cittadini italiani che sono lavoratori in enorme difficoltà. Allo stesso tempo servirebbe un vero shock fiscale, ben diverso dalla magra cifra di 8 miliardi prevista in manovra, che produrrà un misero risparmio medio di 250€ per gli italiani. Inoltre, è drammatico assistere al rifinanziamento del reddito di cittadinanza, un metadone di Stato che produce ulteriore debito pubblico sulle spalle delle future generazioni, in pieno stile Democrazia Cristiana. Altra iniziativa importante sarebbe quella di permettere maggiore crescita per le aziende ed i settori strategici italiani, soprattutto quello della manifattura.

Sareste favorevoli ad un maggiore avvicinamento dei gruppi politici di destra al Parlamento Europeo?

Al Parlamento Europeo Fratelli d’Italia è rappresentante di un gruppo importante e storico come quello dei Conservatori e Riformisti Europei. È con quella identità che vogliamo crescere ed ampliarci, senza barattare con nessuno i nostri valori.

Sarà possibile costruire, da quì alle elezioni, una proposta conservatrice compatta ed in grado di governare?

Giorgia Meloni sta continuando a lavorare per ingrandire e radicare sempre più il centrodestra. Le va riconosciuto il merito di averci provato ed esserci riuscita anche quando gli alleati erano parecchio distanti. Crediamo nella possibilità di costruire un fronte conservatore compatto ed unito, basato sulla coerenza e su proposte concrete per rilanciare valori, progetti ed idee comuni.

LIBERA EDITORIA E CONSERVATORISMO DEL FUTURO: DIALOGO CON DANIELE DELL’ORCO

Daniele Dell’Orco è un volto importante dell’ambito culturale e conservatore italiano. Fondatore ed editore della casa editrice Idrovolante, oltre che giornalista e direttore della rivista cartacea di Nazione Futura. Ha sviluppato la propria carriera all’insegna della libertà di pensiero, convinto che etichette e giudizi provenienti dall’esterno di qualsiasi contesto non debbano condizionare l’operato di chi ne sia parte integrante. Pertanto, grazie al suo impegno anche diverse tematiche storiche sono state pubblicate e pubblicizzate, risultando gradite ai lettori. Abbiamo dialogato con lui, al fine di scoprirne analisi e prospettive personali, oltre ai progetti futuri dei contesti di cui fa parte.

Cosa ti ha spinto, ormai più di 6 anni fa, ad intraprendere la carriera di editore?

Si è trattato di un percorso naturale, scaturito dagli studi in comunicazione e dall’esperienza accumulata in anni di collaborazione con altre realtà editoriali. Pertanto, nel 2015 ho ritenuto che fosse arrivato il momento giusto per far nascere un marchio editoriale indipendente, Idrovolante Edizioni.

Su cosa si basa l’idea di nascita e quali sono i principi della casa editrice?

È nata dalla necessità di reperire e valorizzare dei libri, in particolare quelli dei primi anni del ‘900, che erano ormai difficili da rintracciare, perchè usciti fuori catalogo o mai più ristampati dall’epoca. Rieditare in chiave moderna ed attuale questi testi è stata la principale ragione che mi ha convinto ad iniziare tale percorso. Tuttavia, non mancano in catalogo anche dei saggi strettamente contemporanei, riguardanti l’ambito filosofico o quello della narrativa.

Quanto è complesso superare gli ostacoli ideologici di una società come la nostra, spesso avversata da pensiero unico e politicamente corretto?

Credo che ci sia un equivoco di fondo: pensare che la cultura ed i concetti ad essa collegati debbano necessariamente essere di carattere limitante. Ritengo che i progetti culturali possano rivolgersi ad un target principale di lettori, senza però connotare per forza politicamente un progetto. Pertanto, la “scorretezza” viene spesso affiliata dall’esterno, dato che si tende a voler collocare anche i progetti culturali all’interno di un universo. Ritengo che tale premessa a cui siamo abituati sia completamente sbagliata, dato che un editore è di base un impreditore, oltre che un operatore culturale. Anche in ragione di ciò, in caso di fuoriuscita di idee che possano coinvolgere un margine di lettori più ampio è un dovere provare a pubblicarle.

Svolgi un ruolo importante all’interno di Nazione Futura, essendo direttore della rivista cartacea. Quali sono i vostri riferimenti ideologici e le proposte per l’attualità culturale e politica italiana?

I punti di riferimento potrei definirli infiniti, dato che Nazione Futura è un movimento di idee che nasce nel 2017 per essere mezzo di confronto e mediazione tra il mondo culturale e quello politico. All’interno dell’associazione sono presenti molteplici anime ideologiche differenti, che spaziano dai sentimenti conservatori e liberali a quelli della destra sociale. Tali visioni cercano di convivere e condividere un percorso comune, attraverso una mentalità che si rispecchia nel confronto e nella riscoperta della diversità.

Nazione Futura ha recentemente lanciato “L’agenda verde per il centrodestra” volta a sensibilizzare la creazione di un ambientalismo conservatore, che rispetti la natura ma non sfavorisca imprenditori e lavoratori. Quali sono le vostre proposte nel merito?

Il rispetto di imprenditori e lavoratori è la base delle nostre proposte, riteniamo lo sarebbe sempre dovuta essere per chiunque. Il tema dell’ecologismo è diventato molto popolare negli ultimi anni, anche se pure in ambito conservatore è sempre esistito. Tuttavia, si rischia di incappare in una deriva di carattere ideologico, quasi il tema fosse da anteporre agli altri campi di applicazione della vita societaria. Pertanto, l’ecologismo è un singolo campo di essa, da collegare e far coesistere con gli altri, senza però sfavorirne alcuno.

Sarà possibile ampliare e costruire, in accordo con il centrodestra, un fronte conservatore già in vista delle prossime elezioni politiche?

È ciò di cui si sta discutendo attualmente. Tuttavia, conteranno alla fine sentimento popolare e progetti effettivi dei partiti a lungo termine, da osservare anche a seconda delle discussioni interne ad essi. Anche la geopolitica svolgerà un ruolo fondamentale, con movimenti in ambito conservatore che stanno avvenendo in altre nazioni europee, che potrebbero generare ripercussioni in chiave elettorale alle prossime elezioni. Pertanto, sarà fondamentale da quì al voto costruire un fronte compatto e convincente per gli italiani, che superi le divisioni e le distanze presenti anche con il governo attuale tra i partiti del centrodestra.

DA ATREJU AI CONSERVATORI EUROPEI: L’ON. PAOLA FRASSINETTI RACCONTA CRESCITA E FUTURO DI FRATELLI D’ITALIA

Fratelli d’Italia rappresenta una realtà politica nazionale ben assodata.           Dopo anni di opposizione, il partito ha subito una crescita esponenziale che ne ha ampliato sempre maggiormente credibilità, fiducia da parte degli elettori e reti di rapporti internazionali.
Infatti, Giorgia Meloni ricopre attualmente il ruolo di Presidente dei Conservatori e Riformisti Europei, principale contenitore delle forze mondiali che si riconoscono nel conservatorismo.
Al fine di ascoltare prospettive ed analisi riguardanti Fratelli d’Italia ed il suo futuro abbiamo intervistato l’On. Paola Frassinetti, esponente storico e di spicco della forza politica. La recente edizione di Atreju, il prolungamento dello stato d’emergenza ed il futuro del centrodestra sono stati i principali argomenti trattati.

Si è da poco conclusa la vostra festa annuale. Ritiene che Atreju sia diventata occasione di dibattito e confronto per tutte le forze politiche nazionali?

Questa edizione di Atreju è stata per una settimana il centro della politica italiana. Va riconosciuta a Giorgia Meloni la capacità di aver organizzato dibattiti di grande attualità, su argomenti che interessano gli italiani. Tutti i maggiori protagonisti della politica sono intervenuti ad Atreju dimostrando ancora una  volta come FdI sia un partito fondamentale ed imprescindibile nel nostro panorama politico.

Quali sono le vostre prospettive per la partita politica dell’elezione del Capo dello Stato?

Siamo consapevoli che questa volta il centrodestra sarà determinante per l’elezione del Capo dello Stato.
Riteniamo importante la coesione della coalizione per gestire bene questo  fondamentale e delicato passaggio. L’obiettivo è quello di eleggere un Presidente che sia un vero Patriota e che garantisca il più possibile, in modo imparziale, l’equilibrio politico.

Come valuta il prolungamento dello stato d’emergenza da parte dell’esecutivo?

Non ha senso prorogare l’emergenza, basterebbe usare le normali regole usate fino ad ora per gestire la pandemia.
Non si può dichiarare di aver raggiunto gli obiettivi con i vaccini, il green pass ed il super green pass, avete le terapie intensive e le ospedalizzazioni sotto controllo e poi ritenere ancora che sia necessario il prolungamento dello stato di emergenza.
Il Governo dovrebbe ammettere il proprio fallimento.

Quali sono le proposte di Fratelli d’Italia per ottenere una piena ripartenza economica nazionale?

Per rilanciare la nostra economia innanzitutto crediamo sia necessario effettuare investimenti produttivi fondamentali, ci vuole una manovra espansiva piuttosto che delle misure assistenzialiste come il reddito di cittadinanza.
Sarebbe inoltre necessaria  la riduzione del cuneo fiscale per aumentare il potere d’acquisto degli italiani.
Va inoltre varata una riforma fiscale incisiva per alleggerire la tassazione alle imprese, al fine di creare nuova occupazione.

Sareste favorevoli ad un maggiore avvicinamento dei gruppi politici di destra al Parlamento Europeo?

Giorgia Meloni è Presidente dei Conservatori Europei ed ha subito indicato  nell’ECR il ponte naturale tra quella parte di PPE che soffre l’eccessivo schiacciamento sulle posizioni della sinistra e i gruppi sovranisti che rischiano di rimanere isolati. Continuiamo a lavorare su questa prospettiva, senza fusioni a freddo tra gruppi parlamentari ma con l’idea costante di rafforzare l’alternativa di destra nelle istituzioni europee.

L’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, ha parlato di “tempo per i conservatori al governo italiano” durante il suo intervento ad Atreju.
Sarà possibile costruire, da quì alle elezioni, una proposta conservatrice compatta ed in grado di governare?

Certamente! FdI ha sempre in questa legislatura avuto il ruolo di opposizione, questo non gli ha impedito però di farsi promotrice di proposte per migliorare le condizioni di vita degli italiani in campo economico, sociale, culturale. Per questo siamo consapevoli di avere tutte le carte in regola per governare l’Italia.

Sovranisti al Parlamento europeo: un gruppo unico per fermare socialisti ed eco-liberal?


Tommaso Alessandro De Filippo
06/11/2021 – Il Primato Nazionale


Roma, 6 nov – Nel corso degli anni abbiamo assistito allo sviluppo di dibattiti ed osservazioni relative al posizionamento dei partiti italiani considerati “sovranisti” all’interno del Parlamento europeo. Il centro della discussione si è rivelato la Lega, che dopo il successo delle elezioni europee del 2019 scelse di formare il gruppo Identità e Democrazia insieme a Marine Le Pen ed ai tedeschi di Alternative für Deutschland. Attorno a tale schieramento, sin dal principio, si è schierato una sorta di “cordone sanitario” pronto a tacciare di estremismo il blocco.

Per Fratelli d’Italia il destino è apparso leggermente differente. Se le critiche per l’adesione al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, di cui Giorgia Meloni è presidente, sono state numerose, è da annotare che le considerazioni in merito alla scelta sono state differenti rispetto a Id. L’Ecr vide la propria nascita per mano dei conservatori britannici e polacchi. Inoltre, esso è ancora oggi contenitore dei principali partiti conservatori del mondo, anche se provenienti da nazioni non facenti parte del continente europeo. Ad esempio, all’interno figurano il Likud, oltre al Grand old party statunitense. Un insieme di anime politiche che ha permesso di considerare l’intero partito come una sorta di testimonianza storica.

Uno schieramento unico per i “sovranisti” al Parlamento europeo?

Nel corso degli anni è apparso evidente come la distanza tra i pur molteplici schieramenti “sovranisti” rappresentati al Parlamento europeo abbia prodotto delle difficoltà. A partire da una forza inferiore a quello di Socialisti e Verdi, che ha abortito sul nascere qualsiasi iniziativa volta ad osteggiare l’ideologia liberal. Problematica assodata che potrebbe trovare soluzione nel progetto politico presentato da Matteo Salvini negli scorsi mesi e di recente ribadito.

Il leader leghista ha proposto la fusione di Id, Ecr e delle anime maggiormente conservatrici del Ppe al fine di creare un partito unico dei sovranisti al Parlamento europeo. Tale idea ha ottenuto l’immediata approvazione dei leader ungheresi e polacchi, con cui il capo del carroccio ha già tenuto vertici riguardanti l’iniziativa.

Al fine di perseguire l’obiettivo, resta prioritario per Salvini risolvere le divergenze interne allla Lega, dove la distanza dalle idee “filo Ppe” di Giorgetti appare incolmabile. Far convergere l’animo centrista di una parte di Forza Italia in un progetto politico di tal fatta, inoltre, non sarà facile. Tuttavia, la creazione di un recipiente politico che sappia produrre sintesi ed unire istanze conservatrici e sociali avrebbe aspetti positivi ed auspicabili. Ad esempio, creerebbe un fronte dotato di numerico considerevole che difenderebbe le libertà personali, l’occupazione e la sicurezza dalle derive di liberal e socialisti. Necessità che con la probabile elezione del prossimo cancelliere tedesco di matrice Spd appare fondamentale.

Un gruppo unico della destra in Europa sarebbe una importante e promettente scommessa che avrebbe, dall’altro lato, rischi sui quali ragionare. Anzitutto perché non garantirebbe necessariamente una visione comune sulle priorità relative al nostro interesse nazionale (lotta all’assetto istituzionale della Ue, alla moneta unica ed all’austerità su tutte). Insomma, l’aspetto fondamentale del progetto dovrà essere la capacità di trovare una sintesi costruttiva e ben definita sulle battaglie da condurre per stravolgere questa dannosa Unione.

Tommaso Alessandro De Filippo