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Intervista DANIELE CAPEZZONE

DANIELE CAPEZZONE: “PARTITO UNICO DEL CENTRODESTRA SAREBBE SOLUZIONE CORAGGIOSA ED INTELLIGENTE, ELETTORI PIÙ UNITI DI QUANTO SI PENSI. SERVE UN NETTO TAGLIO DELLE TASSE E MENO INTERVENTO STATALE”.

Abbiamo intervistato Daniele Capezzone, commentatore ed opinionista televisivo, oltre che firma del quotidiano La Verità, per cui cura la rassegna stampa “La Verità alle sette” e di Atlantico Quotidiano. La sua competenza e le sue analisi in campo comunicativo, economico e politico sono per noi fonte di grande spunto e valore, ancor più in un momento storico dove da statalismo e pensiero unico pare non esserci alcuna via di fuga. Infatti, siamo certi che la vera rinascita nazionale possa avvenire soltanto se basata sulle libertà individuali ed economiche.

Da giornalista, come valuta il lavoro svolto dalla sua categoria nel corso dell’emergenza pandemica?

Sono solo un commentatore, da liberale non sono iscritto all’ordine, né mi permetto di dare pagelle. Certo, con rare e meritorie eccezioni, mi pare che l’informazione italiana abbia purtroppo diffuso più paura che consapevolezza. Peggio: che anziché aiutare i cittadini a scrutinare l’azione dei governi, abbia aiutato i governi a colpevolizzare i cittadini…

Può esprimerci una sua considerazione sulla crisi in Afghanistan?

Gestione catastrofica da parte di Joe Biden. Non voglio discutere del ritiro in sé (tema che ci porterebbe lontano), ma delle modalità con cui è stato eseguito, e che lo hanno trasformato in un’umiliazione che (temo) incoraggerà i nemici dell’Occidente in diversi teatri di crisi. 

Di che misure sociali ed economiche avrebbe bisogno l’Italia?

Di un potente taglio di tasse, tema inspiegabilmente uscito dall’agenda politica. 

Ritiene possibile la creazione di un partito unico del centrodestra in futuro? Magari sulla scia del GOP negli USA..

Sarebbe una soluzione coraggiosa e intelligente, per quanto ad oggi ardua e politicamente improbabile. Gli elettori di centrodestra sono più uniti di quanto alcuni politici pensino. 

Il suo testo “Likecrazia” contiene numerosi consigli per arrivare ad una buona comunicazione mediatica e politica. Come valuta, sotto tale aspetto, l’attuale scenario partitico nazionale?

C’è tanto rumore, molta conflittualità di giornata, poca sostanza. E temo che i partiti sottovalutino il rischio di essere percepiti dagli elettori come luoghi di chiacchiera e di casino, anziché di costruzione di soluzioni intelligenti. 

Estensione del Green Pass ed eventuale obbligo vaccinale rischiano di lasciare il segno, quanto a prevaricazioni dello Stato sull’individuo?

Mi pare purtroppo evidente. Quando si entra in modo così penetrante nella sfera della libertà personale, poi il Leviatano difficilmente si ferma o torna indietro. 

Come superare le visioni della parte di agorà pubblica che è ancora restia ai principi di libertà economica ed individuale?

Molti sono affezionati, anche in economia, a un debordante interventismo pubblico. Occorre spiegare che alla lunga non conviene, e che anzi è in genere foriero di tasse alte, cioè di spoliazione di famiglie e imprese

In chiusura, quali sono i suoi progetti per il futuro?

Tentare, come faccio, di contribuire a seminare idee liberali. Lo faccio sulla Verità e su Atlantico (diretto da Federico Punzi), lo faccio in tv, e da qualche mese tento di farlo anche sul piano economico e fiscale attraverso le iniziative del centro studi Mercatus.

Intervista a PAOLO CIRINO POMICINO

PAOLO CIRINO POMICINO: “LA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE È IN CRISI PROFONDA. TRENTA LUNGHI ANNI SENZA CULTURA POLITICA HANNO PRODOTTO UN DESERTO DELLA CLASSE DIRIGENTE.”

Abbiamo intervistato Paolo Cirino Pomicino, uomo di spicco della Prima Repubblica e già ministro del Bilancio e della Funzione Pubblica, oltre che Deputato ed Eurodeputato. Ad oggi, è ospite di alcuni come commentatore in alcuni Talk Show televisivi. La sua ultima pubblicazione “La Repubblica della Giovani Marmotte” risale al 2015 ed ha avuto il merito di anticipare numerosi scenari e declini politici previsti dall’ex ministro. Pertanto, aver avuto possibilità di conversare con lui è stato per noi importante e fonte di grande interesse

Come valuta l’estensione del Green Pass e l’eventuale introduzione dell’obbligo vaccinale? Possono rivelarsi soluzioni efficaci, al fine di contrastare la pandemia?

Assolutamente si. Il Green Pass è uno strumento di libertà per la stragrande maggioranza degli italiani le cui libertà non sembrano stiano a cuore ad alcune forze politiche. La libertà di non vaccinarsi non può non coesistere con la libertà di chi si è vaccinato di muoversi in sicurezza. Riterrei saggio l’obbligo vaccinale in un paese come il nostro che già oggi ha l’obbligo per dieci vaccini se la memoria non mi tradisce.

Ritiene che la battaglia per i 6 referendum sulla giustizia possa aiutare a scardinare il marcio presente in parte della magistratura?

Credo di sì vista la parzialità della buona riforma Cartabia.

Può esprimerci una sua considerazione politica sull’attuale governo e sullo scenario partitico nazionale?

Siamo nel pieno di una crisi profonda della nostra democrazia parlamentare perché da tre anni le Camere affidano il governo a personaggi, ignoti o autorevoli, non parlamentari con un’anomalia che non ha precedenti in nessuna democrazia parlamentare del mondo.

A distanza di anni dall’uscita del suo ultimo testo, “La Repubblica delle giovani marmotte”, crede si siano confermate le sue previsioni?

Confermate ed aggravate. Stiamo andando di corsa sotto una dittatura dei mercati finanziari nel mentre la ricchezza di pochi continua ad aumentare.

Da esperto conoscitore dell’ambito parlamentare ha assistito a più di un elezione del Capo dello Stato. Pertanto, che colpi di scena possiamo attenderci da quella del 2022?

Ogni scelta sarà possibile. L’unica cosa certa che il nuovo presidente sarà sempre un uomo della prima repubblica. Trent’anni trascorsi senza più alcuna cultura politica hanno prodotto un deserto della classe dirigente

Da esponente di spicco di un partito scioltosi con lo scandalo di Tangentopoli, ritiene che si debbano rivalutare figure e modalità politiche dell’epoca? Soprattutto oggi che la magistratura ha perso la sua immagine di purezza, dinanzi all’opinione pubblica?

Ho già spiegato in diversi libri il grumo di interessi che alimentò un gruppo di procuratori della repubblica che mise alla gogna i vincitori della storia lasciando il passo agli sconfitti con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Quei procuratori sono poi stati premiati con elezione a parlamentari ed a membri del governo.

Quali sono i suoi prossimi progetti lavorativi? 

Vivere sempre con passione e generosità nella speranza che il buon Dio mi conservi forza e lucidità. Primum vivere, deinde philosophari.

“Ad ammirar… le stelle”: tutto esaurito per i fratelli Latilla

I fratelli Latilla tornano a far discutere di loro con un sold out ottenuto in breve tempo dall’annuncio sui canali social riguardo il loro prossimo spettacolo Ad ammirar… le stelle. Il debutto si terrà giovedì 2 settembre alle ore 20:00, sulla terrazza del Castello Baronale Caetani in quel di Fondi. Un vero e proprio recital volto ad omaggiare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, i cui protagonisti saranno lo stesso Francesco attraverso la lettura di tre canti, e Luca Maria Spagnuolo(Dante per tutti), giovane storico di fama nazionale che analizzerà i versi, introducendo gli spettatori alla visione dantesca. “L’idea è quella di rievocare il fantasmagorico universo dantesco, legato al proprio medioevo e ad una visione mistica dalla vita umana il cui viaggio conduce, esotericamente, verso la luce o addirittura alle stelle”, così Francesco e Gianmarco Latilla hanno descritto l’iniziativa durante la loro ultima conferenza stampa, precisando l’importanza dell’atmosfera data da un connubio di luce e musica. Inoltre, la profondità del microfono che eleva la voce a suono, secondo Francesco, corrisponde al mistero della parola, della voce di Dio. La lettura si avvale di importantissimi brani d’opera dei prestigiosi compositori che hanno segnato la storia della musica, partendo dall’Inferno per giungere in Paradiso, dove è possibile sostare all’ombra di Dio e passando quindi per una carovana tempestosa fatta di santi, diavoli, eroi, angeli. Inoltre i Latilla, ormai sempre più noti alla stampa nazionale, hanno definito la loro regia una porta aperta sulle ombre dell’essere umano, la stessa strada che stanno ormai percorrendo anche attraverso il cinema. L’evento, che gode del patrocinio del Comune di Fondi, è organizzato da La Cinearte Produzioni, in collaborazione con Cultura Identità, il Rotaract Club distretto 2080 Terracina-Fondi e Dante Per Tutti. Ingresso gratuito ma posti limitati.

LEGGERE LIBRI NON RENDE MIGLIORI

I libri e la letteratura non ci rendono più buoni, più interessanti, più tolleranti. Leggere non è né un patentino di libertà né di superiorità morale. Molte volte i maggiori nemici dei libri non sono gli ignoranti, ma proprio i più colti, i loro maggiori amanti. Dai roghi nazisti del coltissimo Goebbels al genocidio culturale dei Maya causato dai massimi religiosi dell’epoca. I tribunali, gli indici, la censura erano istituiti da studiosi, da eruditi, da iconoclasti. Bisogna smentire tutte le menzogne che si raccontano sui libri. Bontà, sacralità, moralità. È proprio per questo che bisogna leggere? Per avere certezze, per redimersi, per perfezionarsi? Dalla visione etica e moralista del politicamente corretto a quella sterile e monolitica delle ideologie totalitarie, passando  per i luoghi comuni più beceri, più si eleva il libro e la letteratura sugli altari e sui palchi dei comizi, più li si fraintende, sminuisce. Per poter evitare questi errori è necessario leggere “ Libri. Non danno la felicità(tantomeno a chi non li legge)” di Luigi Mascheroni(OLIGO). In questo pamphlet Mascheroni, ribalta tutti gli stereotipi letterari, mostrandone la fallacia e l’ipocrisia. Perché se leggere è importante, leggere bene lo è molto di più. Privilegiando alla quantità la qualità, ad una demagogia libraria, per cui tutti i libri sono sacri, belli e buoni, il gusto aristocratico di chi con Voltaire concorda che se non si legge la vita non ha senso, ma se si legge male lo può avere anche meno. Amare i libri indistintamente vuol dire non amarli, come amare tutte le donne vuol dire non amarne nessuna. Bisognerebbe quindi mettere sullo stesso i piano i due esempi e considerare meno gente bibliofila e più superficiale. Non si è pubblicato mai così tanti libri nella storia e mai ci furono tanti così superflui. Discriminare, ammettere che la letteratura non è democratica è il primo passo per amarla veramente. Essa non può rappresentare tutti i popoli, tutte le etnie, tutti gli orientamenti ma deve poter colpire ogni uomo. È un errore credere nella funzione salvifica della scrittura. Solo la bellezza conta, ma non ci salverà, diceva Bunin. Non si è più buoni se si legge, spesso è proprio tra gli uomini di lettere che si annidano vanità, invidia, superbia, che si instilla il falso senso di superiorità morale che contraddistingue non tanto chi si pone domande, ma più che altro chi trova risposte, illusioni, soprattutto se altrui. Quando invece leggere vuol dire smarrirsi e non trovarsi, eclissarsi e non risplendere, cercare turbamenti e non dogmi, cadere negli abissi e non ergersi sugli altari. Altari che rendono sempre più morta e distante la letteratura e i letterati. Confondendo il tenere in vita le fiamme con la venerazione delle ceneri. Mascheroni in questo pamphlet geniale scrive un grande atto di amore verso i libri. Ma non un’amore cieco e sterile, fin troppo diffuso, ma un’amore vivo e inquieto. Per cui leggere non deve essere né un alibi del vivere, né una scusa per colmare le proprie paure. “sono i troppi libri a renderci ignoranti”, ma di quelli buoni si può dire lo stesso di quello che Hemingway disse della terra: “sono un bel posto e vale la pena combattere per essi”