Tutti gli articoli di tommasoportavoce

UNA NUOVA GUERRA FREDDA È NEL DESTINO DELL’OCCIDENTE?

– Andrea Mauro

Abbiamo spesso trattato delle attuali difficoltà dell’Occidente, ancora costretto a dover scontare le conseguenze della pandemia: il numero dei contagiati in rialzo, un possibile ritorno delle restrizioni, l’inflazione che grava sui cittadini e le imprese, i postumi della recessione del 2020. Tuttavia, anche l’ambito geopolitico presenta delle difficoltà. Infatti, le immagini del disastroso ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan sono ancora drammaticamente impresse nella nostra mente. Casa Bianca, Pentagono, NATO e cancellerie europee hanno provato a mascherare il fallimento con giustificazioni che non trovano appiglio dinanzi ai numeri. Il costo umano della spedizione è stato di 3846 vittime (di cui 53 nostri connazionali), mentre quello economico si aggira sui 5,4 mila miliardi di euro. Inoltre, è drammatico anche ciò che sta avvenendo al confine tra Polonia e Bielorussia. Migliaia di migranti sono ammassati alla frontiera di Kuzinika, nel tentativo di arrivare in Europa passando per la Polonia. Quest’ultima però ha dichiarato, tramite il proprio Ministro degli Interni Mariusz Kaminsky, di voler costruire un muro alla frontiera lungo 180 chilometri e alto 5,5 metri. Il rappresentante per la Politica Estera UE Josep Borrell ha denunciato Aleksandr Lukashenko e Vladimir Putin, accusandoli di aver agitato il clima e di essere burattinai del dramma che avviene nella zona. Una spiegazione di ciò potrebbe essere nei 6 miliardi di euro che l’Unione Europea ha sborsato alla Turchia di Erdogan per la gestione dei migranti siriani. Pertanto, quello di Minsk rappresenterebbe un attacco ibrido ai danni dell’Europa, al fine di porla ancor più sotto pressione. Tuttavia, a Bruxelles è già stato annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro Minsk, con molti che hanno però iniziato a puntare il dito anche contro Mosca, convinti della regia di Vladimir Putin dietro le tensioni. Complessa è anche la situazione oltreoceano per il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, reo di aver vietato l’ingresso negli States al Presidente della Repubblica del Guatemala Daniel Ortgea e ad altri funzionari del paese, accusati di aver attentato alla democrazia. È sopratutto la Cina di Xi Jinping quella che più complica le strategie del POTUS. Martedi 16 novembre si è tenuto un summit virtuale tra i capi di Stato di Cina e Stati Uniti con la tensione sfociata giunti a dibattere di Taiwan. Biden ha consigliato al suo omologo cinese di astenersi dal compimento di azioni che possano cambiare lo status quo dell’isola. Tuttavia, Xi Jinping ha ribadito la sacralità del principio di una sola Cina, affermando senza alcun giro di parole che cercare l’indipendenza di Taiwan significa “giocare con il fuoco” e che, dovessero presentarsi interferenze, la Cina si ritroverebbe costretta a dover adottare le misure necessarie. A complicare ulteriormente la realtà è l’invito trappola di Xi Jinping all’amministrazione Biden di presenziare ai giochi olimpici invernali di Pechino che inizieranno a febbraio 2022. Indiscrezioni parlano di un boicottaggio diplomatico all’invito, in segno di protesta verso le numerose violazioni dei diritti umani da parte della Cina nello Xinjiang, in Tibet e ad Hong Kong. Venisse confermata tale decisione i rapporti tra Pechino e Washington finiribbero ancor di più per deteriorarsi. Nel caso opposto, l’amministrazione DEM, dovesse presenziare, riceverebbe critiche dal mondo occidentale. Alla luce di tali considerazioni il quadro evidenzia un Occidente orfano di forte leadership, avallata da scarsa coesione in ambito geopolitico. La minaccia cinese è sempre più concreta anche perchè ormai imprescindibile per molti Paesi nell’ambito della cooperazione economica. Pertanto, Taiwan potrebbe fungere da casus belli. Inoltre, alla minaccia di Pechino si aggiungono i cattivi rapporti che le cancellerie europee hanno con il Cremlino. Auspichiamo dunque in una rivalsa dell’Occidente, volta a ritrovare compattezza, che salvaguardi la propria supremazia in futuro.

 

L’ECO DELLA LIBERTÀ: ADALBERTO RAVAZZANI ED UN INDIVIDUALISMO ANCORA POSSIBILE

Abbiamo intervistato Adalberto Ravazzani, giornalista, scrittore ed autore di libri, oltre che divulgatore di argomenti e visioni liberali. Infatti, nel complesso momento attraversato dalla nostra nazione, con una prevaricazione dello Stato sull’individuo sempre più evidente, ascoltare analisi di matrice liberale ed individualista è preziosa fonte d’ossigeno.

In che modo valuti l’attuale scenario politico italiano?

Lo scenario politico italiano è l’immagine tangibile della decadenza culturale dell’Italia. Il popolo italiano ha scelto una classe politica miserrima, inefficiente e rinchiusa nella torre d’avorio dei propri privilegi, perché ha perso completamente il proprio baricentro morale. Per anni si è parlato solo e solamente di diritti, inebriati dalla retorica sessantottina dei diritti separati dai doveri. Non dobbiamo stupirci se poi vengono eletti politici privi di scrupoli o responsabilità. Quello che bisogna tenere a mente è che la rinascita politica può avvenire solamente attraverso una rivoluzione culturale, dominata da sani principi, obblighi, doveri e responsabilità. Max Weber, insuperabile sociologo del ‘900, ne “La politica come professione” distingueva il vivere “di” politica (von die Politik), dal vivere “per la” politica (für die Politik), esercitandola cioè per passione o per responsabilità verso la comunità. Dobbiamo recuperare questo secondo aspetto per sperare contro ogni speranza in una nuova alba istituzionale e politica, contro le rendite parassitarie del parlamentarismo come “professione”.

Di che misure economiche avrebbe bisogno la nostra nazione in tale momento storico?

L’Italia è una delle roccaforti dello statalismo più sfrenato. L’intero impianto accademico, culturale, burocratico e politico è avverso alla libera impresa privata. È passata l’idea che il “fare impresa” sia sinonimo di sfruttamento e schiavitù. Ma non è così. In Italia c’è uno stato che soffoca e opprime gli agenti economici e le imprese private. La pressione fiscale ha toccato punte impressionanti. Se poi aggiungiamo le imposte indirette, il cuneo fiscale o banalmente le imposte sugli immobili, troviamo un terreno arido ove creare ricchezza. Lo sviluppo economico, date queste condizioni, è quasi impossibile. Questa situazione inoltre danneggia i lavoratori dipendenti privati, i quali si ritrovano con meno liquidità in busta paga per far fronte ai consumi e agli imprevisti. Ogni risorsa che viene sottratta ai cittadini tramite “la spoliazione legale” (per citare Bastiat) serve per finanziare servizi pubblici scadenti e obsoleti, per non parlare di un esercito di dipendenti pubblici alle spese del libro paga della burocrazia centrale, quindi a carico dei contribuenti. L’Italia ha bisogno, a mio avviso, di un’unica manovra economica: quella del laissez faire; del lasciare fare al mercato e alle imprese private. Solo in questo modo si può raggiungere un optimum, un tale livello di ricchezza da far prosperare l’intera nazione. Come diceva Adam Smith, padre del liberismo economico, nel cercare il proprio interesse personale, l’individuo aumenta la ricchezza ed il benessere generale.

Ritieni che la classe giornalistica italiana abbia svolto un buon lavoro informativo durante l’emergenza pandemica?

I giornalisti sono complici di un sistema di informazione che si è contraddistinto per l’utilizzo di un linguaggio del terrore o apocalittico. A causa dei giornalisti o, banalmente, dei virologi televisivi, molte persone hanno perso completamente fiducia nella scienza. Tutto questo è imperdonabile. Io credo che un giornalista debba essere il più obiettivo possibile. Tutta la sfera dell’irrazionale, come le emozioni negative, il panico, la paura, il terrorismo psicologico, devono essere espulsi dal vocabolario giornalistico. Le armi concettuali devono essere la chiarezza e l’amore per la verità. Il giornalista deve essere come un ragioniere e deve utilizzare il metodo del raziocinio e della compostezza. Tutto il resto è demagogia giornalistica che alimenta odio e disinformazione.

In che modo è possibile cambiare la nostra cultura sociale, che vede quasi sempre inserirsi lo Stato in economia ed in ogni ambito individuale?

Bisogna intervenire nel mondo dell’istruzione. Javier Milei, economista libertario argentino, rifacendosi alla grande tradizione liberale, ha affermato che la nostra società è malata di collettivismo proprio a causa dell’ideologia distorta che viene inculcata nei giovani dagli apparati dell’istruzione pubblica, come scuole e università. Non è un caso che giovani studenti delle scuole o delle università siano accecati dall’ideologia progressista. Io sono un antiaccademico per definizione come Schopenhauer e non tollero nessun tipo di educazione basata sulla sottomissione, sullo statalismo e sui residui del marxismo. Non è un caso che gli interi programmi scolastici e accademici siano basati sull’astio e su una montagna di falsità per esempio sul periodo storico della Rivoluzione Industriale. Come se ciò non bastasse, nelle aule passa quasi sempre il messaggio che la libera impresa sia un male da affossare dialetticamente e moralmente. Se fossimo capaci di privatizzare totalmente l’istruzione saremmo in grado di limitare anche la sfera di intervento dello stato nella vita degli individui. Dobbiamo tutelare i diritti inalienabili della persona: la proprietà privata, la libertà e la sicurezza. Il resto sono chiacchiere. Per questo va limitato il monopolio pubblico dell’istruzione.

Parlaci delle tue ultime pubblicazioni letterarie e giornalistiche.
A cosa ti stai dedicando principalmente?

Il primo articolo l’ho pubblicato a quindici anni, sulla Provincia Pavese. Ora ho 26 anni e collaboro con “Il Settimanale Pavese della mia città”. Ho collaborato (come articolista)con Istituto Liberale e con il centro studi della Libreria Del Ponte di Bologna, edificio del sapere fondato da uno dei miei maestri liberali: Guglielmo Piombini. Ho appena pubblicato due libri: Il primo volume dal titolo: Cavalieri d’Italia a Pavia dal 2010, Per solidarietà e cultura, contiene una disanima di quali sono le benemerenze ed i titoli onorifici civili, del sistema premiale che sta alla base del loro conferimento, nonché una rassegna stampa a testimoniare i numerosi riconoscimenti che la stampa del territorio ha voluto significativamente elargire all’Unione Nazionale Cavalieri d’Italia della provincia di Pavia. Il libro contiene numerosi articoli di cultura che ho pubblicato nel corso della mia consolidata carriera. Il secondo volume dal titolo: Cavalieri d’Italia a Pavia dal 2010, Un patrimonio di valore e di valori, contiene un breve ma significativo profilo dei soci che hanno inteso partecipare al progetto, offendo una significativa descrizione delle persone. Tra poco pubblicherò un terzo libro che è la raccolta divulgativa dei miei articoli pubblicati nel corso del tempo, con una particolare attenzione alle dinamiche liberali, libertarie e conservatrici.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?


Continuare l’impegno nella divulgazione, nel giornalismo e nella scrittura. Sono la mia motivazione di vita. Nella mia vita privata sono un instancabile lavoratore nell’impresa di famiglia. Con dedizione e impegno porto avanti con passione una mission, incominciata tanti anni fa, da quei grandi uomini che hanno reso insuperabile il nostro paese. Nella mia esistenza non c’è spazio per le cose esteriori e banali: disciplina, scrittura e lavoro sono la mia linfa vitale. Per questo devo ringraziare la mia famiglia che mi ha insegnato la responsabilità, la laboriosità e la tenacia. Ed è la famiglia il nucleo centrale, oggi, da salvaguardare con tutte le nostre forze.

L’ITALIA PALCOSCENICO DELLE SFIDE GLOBALI: MAURIZIO MOLINARI SVELA SEGRETI ED INSIDIE DEL “CAMPO DI BATTAGLIA”

Maurizio Molinari ha spesso raccontato complesse tematiche geopolitiche, nel corso della propria carriera professionale. La sua conoscenza dell’Anglosfera e le esperienze maturate durante le permanenze all’estero ne hanno ampliato gli orizzonti culturali e giornalistici, permettendogli di esprimere approfondite analisi, da cogliere per gli osservatori. All’interno del suo ultimo libro, “Il Campo di Battaglia” (La Nave di Teseo, pag.261), vi è l’immagine di un’Italia in bilico nell’epoca pandemica, in attesa di riprendersi totalmente dalla crisi economica e sociale. La presidenza del Consiglio a guida di Mario Draghi si erge garante del debito pubblico italiano, permettendo l’acquisizione di maggiore fiducia e stabilità da parte delle nazioni estere. Pertanto, è qui che si concentra il nucleo del manoscritto: la stabilità istituzionale derivante dalla presenza dell’attuale premier dovrà essere principio della rinascita nazionale. Lo scontro tra USA e Cina si allaccia prevalentemente allo sviluppo tecnologico e digitale, alla lotta ai cambiamenti climatici ed alla tenuta dei mercati finanziari. Anche in ragione di ciò, l’Italia ha la necessità ed il dovere di svolgere il proprio ruolo di esponente di spicco dell’alleanza atlantica, sfruttando le sfide geopolitiche come un’opportunità per assumere ulteriore peso nello scacchiere globale. Noi di Generazione Liberale abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con il Direttore, al fine di dibattere sul testo recentemente pubblicato e scoprirne le valutazioni relative anche all’attuale scenario giornalistico e sociale italiano.

Direttore Molinari, ne “Il Campo di Battaglia” si concentra spesso in analisi geopolitiche. In che modo prospetta il futuro dello scontro globale tra USA e Cina? Che ruolo potrà svolgere l’Italia all’interno di esso?

Il duello tra USA e Cina verte sull’architettura internazionale, di cui entrambi gli Stati vogliono modificare le relazioni, sia pure in maniera differente. La Cina punta sulla nuova Via della Seta per dar vita ad un reticolo di proprie alleanze, esteso soprattutto sull’Eurasia. Tuttavia, gli USA a guida Joe Biden stanno provando a rigenerare il multilateralismo, passando attraverso riforme profonde, tra cui quelle dell’ordine sociale di commercio e sanità. Il fine di questi stravolgimenti è imporre al Dragone di rispettare delle efficaci regole condivise. Pertanto, la nostra nazione si trova contesa tra i due progetti, essendo utile a Pechino come “ponte del Mediterraneo” per raggiungere l’Europa centrale con i propri prodotti, in particolar modo attraverso i porti. E’ inoltre decisiva per gli Stati Uniti, al fine di mantenere la stabilità del Mediterraneo e del fianco sud della NATO.

Il drammatico ritiro delle truppe statunitensi nell’agosto 2021 ha comportato dei notevoli peggioramenti per il territorio Afgano e, di conseguenza, per tutto il Medio Oriente. Considerando le ingerenze estere di Cina e Russia, in che modo prospetta il futuro dell’intera area geografica?

Il ritiro degli USA dall’Afghanistan consente a Russia e Cina di riprendere iniziative nell’area. Durante il G20, a Mosca, c’è stata la prima riunione di Cina, Russia, India, Iran e Pakistan con i Talebani. Pertanto, è chiaro che Pechino e Cremlino immaginino una nuova stabilità nell’Asia centrale che verta attorno ad una idea dell’Afghanistan, quale perno della Via della Seta per i cinesi ed opportunità per il ritorno di influenza russa nel centro dell’Asia. Tuttavia, per quel che può essere il nostro punto di vista comprendiamo che la strategia di Biden nel territorio sia molto differente. Infatti, Biden immagina un’Asia costruita attorno ad una rete di alleanze degli USA, in primis con grandi democrazie come India e Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, finalizzata alla creazione di un progetto di contenimento dell’avanzata cinese nell’intero continente.                             Questa è la partita geopolitica sviluppatasi in seguito al ritiro delle truppe, aggravata dall’incognita dello Jihadismo che andrà probabilmente rafforzandosi e comporterà delle problematiche.

Nel contempo Joe Biden attraversa un periodo piuttosto complesso della propria presidenza, culminato con la cocente sconfitta elettorale in Virginia. Anche in ragione di ciò, ritiene che negli Stati Uniti possano nascere delle tensioni sociali, derivanti dal malcontento, che si rivelino di complessa gestione per l’attuale amministrazione?

La sconfitta rimediata in Virginia e quella sfiorata in New Jersey (paradossalmente ancor più grave) sono un campanello d’allarme per l’amministrazione di Joe Biden. Infatti, lasciano intendere che gli elettori democratici non condividano le posizioni ultraprogressiste presenti in alcune fasce dei Liberal e, soprattutto, espresse al Congresso da una pattuglia di Deputati e Senatori piuttosto attiva. Pertanto, nel Partito Democratico sono presenti due aree: una moderata ed una iper-progressista e liberal, di sinistra radicale. In tale momento culturale la sinistra estrema impone l’abbattimento delle statue e la trasformazione del linguaggio, comportando un allontanamento dei moderati dal partito. Biden sembra essersene accorto, conscio che in vista delle elezioni del Midterm del novembre 2022 debba riuscire ad attirare a sé i repubblicani moderati e distanti dal trumpismo. Tuttavia, per arrivare a ciò deve obbligatoriamente allontanare le istanze della sinistra oltranzista interne al proprio partito.

Può esprimerci una sua considerazione sulla partita politica relativa all’elezione del prossimo Capo dello Stato?

L’Italia è una nazione decisiva per la stabilità dell’Europa grazie al tandem Mattarella-Draghi nei rispettivi incarichi. Conseguenza di questo asset sono stati i progressi sui due fronti principali dell’emergenza, vaccinazione e ricostruzione del tessuto economico. In questo momento la campagna vaccinale è tra le migliori d’Europa, mentre la ripresa economica ha visto finalmente un’impostazione ed il superamento dei problemi precedenti. Il rischio è che con le elezioni presidenziali tutto ciò possa essere posto in discussione, in particolar modo per le divergenze interne alle maggiori forze che siedono alle Camere. Pertanto, un Parlamento frammentato potrebbe trasformare l’elezione del prossimo inquilino del Quirinale in un momento di instabilità.

Le divergenze partitiche e politiche anche da lei menzionate rischiano di compromettere l’utilizzo e l’efficacia dello strumento del Recovery Plan?

Il Recovery Plan è uno strumento indispensabile per l’Italia, al fine di risollevarsi dai drammi della pandemia. In questo momento esso è legato alla fiducia che la UE nutre nei riguardi di Draghi, vero garante attuale del nostro debito pubblico. Inoltre, dato che il Recovery sarà strumento suddiviso in quote almeno fino al 2026, mantenere la stabilità anche in futuro sarà fondamentale.

Ritiene che la categoria giornalistica abbia svolto un buon lavoro comunicativo ed informativo nel corso dell’emergenza pandemica?

Credo che durante l’emergenza i giornali italiani abbiano svolto un lavoro importante e strategico, anche valutando il momento di estrema difficoltà. Tutte le aziende hanno dovuto riorganizzarsi e garantire nuove misure di sicurezza e così è stato anche nel nostro ambito. Tuttavia, questo ha accelerato la riconversione digitale del settore. Anche in ragione di ciò, ritengo che i giornali escano dal momento pandemico con una credibilità maggiore, sviluppata con il racconto dettagliato e preciso della pandemia.

Come prevede il prossimo inverno sul piano pandemico? La campagna vaccinale potrà essere ulteriormente migliorata ed incentivata? Se si, attraverso quali strumenti?

Credo che siamo giunti all’ultimo miglio della sfida contro il Coronavirus. E’ fondamentale raggiungere il 90% dei vaccinati, concentrandosi sull’inizio della vaccinazione anche per i bambini, come sta già avvenendo negli USA ed in Israele. Inoltre, per l’intera popolazione sarà decisivo cominciare la somministrazione della terza dose, abituandosi ad un richiamo annuale che permetta di sconfiggere ogni rischio di ritorno delle ondate pandemiche. Tuttavia, siamo in presenza di una minoranza di italiani piuttosto aggressiva, ostile alla vaccinazione e possibile causa di difficoltà per il resto dei cittadini. Sarà dunque fondamentale non sottovalutare tale problematica ed impegnarsi per la tutela della libertà ma anche di sicurezza e salute comune.

Intervista a FABRIZIO DORE

Commissario Regionale Forza Italia Giovani Emilia Romagna

FABRIZIO DORE: “L’AMORE PER LA POLITICA MI È STATO TRASMESSO DA PAPÀ. LA POLITICA DEVE PUNTARE SUI VALORI E SULLA CONCEZIONE DI COMUNITA’

Fabrizio Dore è un punto di riferimento, sul piano nazionale, per chi si riconosca in degli ideali liberali e di centro destra. Infatti, con il suo impegno, la sua passione e la sua costanza porta avanti le proposte politiche di Forza Italia, all’interno dell’Emilia Romagna, la sua regione. Pertanto, aver dialogato con lui è stato profondamente formativo, oltre che fonte di ulteriore conoscenza di una persona ed un amico vero, senza cui il blog di “Generazione Liberale” non avrebbe mai preso vita e forma.

In che modo è nata la tua passione per la politica?

La passione per la politica penso di averla ereditata dal mio papà. Lui non è un militante ma a tavola c’era sempre il tg acceso per seguirla, sentivo i suoi pensieri, i suoi commenti. A casa ci sono sempre stati libri di storia politica, in modo particolare quelli di e su Cossiga (papà è sardo); quindi sicuramente la passione è nata da lui.

Ritieni che tale mondo, al giorno d’oggi, abbia la giusta e dovuta attenzione alle classi giovanili?

La società di oggi è concentrata sui giovani, non è vero il contrario. Basti pensare a quante possibilità ci sono per noi in campo culturale così come in quello sportivo, fino all’ambiente imprenditoriale o universitario. Molte in più di quante non ve ne fossero in passato. Tuttavia, il problema è che ad esser concentrata sui giovani non è la politica (che gestisce la società). Ancor meglio potremmo dire che la politica è cambiata a tal punto da trasformare i giovani in mero strumento per mantenere il proprio potere, invece di reputarli quale strumento di crescita personale, di idee e di valori. I partiti devono tornare ad essere una scuola di formazione politica e umana, guardando ad un modello dove i valori della comunità siano quelli fondanti

Che ruoli ricopri all’interno dei contesti di cui fai parte? Che tipo di impegno quotidiano comportano?

Sono Vice Coordinatore Provinciale a Ravenna per Forza Italia e sono Commissario regionale dell’Emilia Romagna per il settore giovanile (incarico ricevuto dal Coordinatore Nazionale Marco Bestetti). Questo secondo ruolo però è verso la fine del mandato, anche perché a 36 anni compiuti, giovane lo sono un po’ meno. Sono due ruoli diversi e mi impegnano il tempo in modo opposto Entrambi però richiedono una passione e una dedizione notevole, spesso stancante soprattutto dal punto di vista mentale, ma il lavoro ripaga sempre e le soddisfazioni sono davvero tante. Inoltre in regione ho un gruppo di ragazzi fantastici, preparati, intelligenti, con ardore politico e amanti della libertà. Devo tanto a loro se l’Emilia Romagna è ripartita e cresciuta tanto. Inoltre non posso dimenticarmi delle collaborazioni avute, dai Giovani Repubblicani, guidati dal grande Marco Spina, l’amico Tommaso De Filippo, fino a Gioventù Liberale coordinata divinamente da Giulia Pantaleo

Che persona è Fabrizio Dore nella vita comune? Di cosa si occupa e quali sono le sue passioni?

La risposta non è semplice, perché doversi descrivere significa prima di tutto fare i conti con i lati negativi di sé stessi. Mettiamola così, sono una persona amabile sotto tutti i punti di vista, ma solo dopo che hai imparato ad apprezzare anche i lati negativi, che poi negativi… dipende sempre chi si ha di fronte, per alcuni sono così, per altri sono positivi. Come lavoro svolgo l’attività di magazziniere presso una ditta che produce olio di semi. Le mie passioni sono i libri, la tecnologia, il Milan e… il whisky.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Vorrei riuscire a trasformare la mia passione per la tecnologia, in modo particolare per tutto quel che riguarda la grafica e i social, nel mio lavoro, ma devo ancora studiare tanto. Il mio impegno in campo politico spero possa essere ancora lungo, dato che la politica è qualcosa di davvero bello se hai la fortuna che ho avuto io, incontrando nella mia città persone oneste, con le quali nasce in primis una vera amicizia. Permettimi quindi un ringraziamento che viene davvero dal cuore, ogni risultato che ho raggiunto fin qui, piccolo o grande, lo devo a due persone che sono due amici, Bruno Fantinelli e Alberto Ancarani, a loro devo tutto. Infine è doveroso ringraziare lo staff del Coordinamento regionale di partito, dal Capogruppo in Senato la Sen. Anna Maria Bernini, il Coordinatore regionale Enrcio Aimi e il mio amico nonchè Vice Coordinatore regionale Aldo Marchese.
Evviva Forza Italia! Evviva la Libertà !