Profughi ucraini: la lezione del Regno Unito sul business dell’accoglienza


– Tommaso Alessandro De Filippo


In occasione del conflitto tra Russia ed Ucraina è tornata di stretta attualità la problematica dell’immigrazione, con milioni di profughi già giunti in Europa dallo scoppio della guerra, che saliranno consistentemente di numero nei prossimi mesi.

La lezione del Regno Unito sul business dell’accoglienza

Pertanto, una nuova ondata migratoria ha rianimato il dibattito sulle modalità con cui accogliere i profughi, che in questo caso sono in fuga da una guerra vera e meno strumentalizzabili dal mainstream e dalla sinistra, come accaduto con tutti coloro che sono arrivati negli anni dal Nord Africa. Pertanto, è utile osservare l’atteggiamento che il Regno Unito sembra aver intrapreso in questa crisi umanitaria, dagli immancabili buonisti prontamente criticato ma probabilmente efficace.

In UK bonus economici per accogliere in casa i rifugiati ucraini

Infatti, l’UK con le regole stabilite in seguito alla Brexit si è distanziato dalle normative europee, potendo di fatto scegliere autonomamente le politiche in materia di immigrazione, senza incappare in sanzioni e richiami da Commissioni e governi di turno. La scelta del governo britannico è quella di invogliare concretamente la borghesia inglese ad accogliere uno o più rifugiati provenienti dall’Ucraina, stanziando dei bonus economici annuali per chi deciderà di ospitarli. In tal modo chi ne ha possibilità potrà farsi carico dei rifugiati non solo per sano spirito d’altruismo ed amore verso il prossimo, ma anche per interesse fattuale. Al netto di moralismo e buonismo che imperversano nelle nostre società, dinanzi alle problematiche politiche è il pragmatismo la condizione necessaria per l’affronto di esse.

In Italia un sistema simile smantellerebbe il giro di affari dell’accoglienza

Una misura simile a quella britannica in Italia produrrebbe numerosi beneficiin primis favorirebbe anche qui l’accoglienza da parte dei cittadini borghesi, ma soprattutto permetterebbe il superamento dell’apparato pubblico e politicizzato dell’accoglienza. I profughi finirebbero distanti dalla gestione delle cooperative, delle onlus e dei sindacati di turno che hanno sperperato spesso denaro pubblico per i propri interessi personali. Una speranza che sarà però di difficile realizzazione, dato che la mentalità italiana ed europea, mixata con gli interessi elettorali ed economici di chi gestisce “l’accoglienza” probabilmente prevarrà sugli esempi ragionevoli.

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