CONTRO LA DITTATURA DELL’INTELLIGHENZIA

– Francesco Subiaco

Il socialismo è il cristianesimo delle masse operaie, la religione terrena della morale degli oppressi che cercano nuovi preti capaci di diventare gli oppressori dell’avvenire in nome di una provvidenza laica, che droga i lavoratori contagiandoli con i germi delle sorti magnifiche e progressive della fine del capitale e della dittatura del proletariato. Una nuova religione messianica che non si oppone al capitalismo, ma ne è solo il rovescio inefficiente, poiché non abolisce la proprietà privata, ma la monopolizza diventando un capitalismo di stato che preferisce essere guidato più che da capitalisti borghesi, da burocrati borghesi. È questa la geniale intuizione di Jan Waclaw Machajski, che nei suoi scritti da poco ripubblicati per la GOG EDIZIONI, teorizza una decostruzione del marxismo, del comunismo e dell’anarchismo, utilizzando le stesse armi dei suoi bersagli per rovesciarne gli idoli, per svelare gli appetiti dietro gli ideali, le verità umane troppo umane che si nascondono dietro i sogni utopici di questi sospettati maestri. Lo fa nei testi raccolti sotto il titolo de “La dittatura dell’intellighenzia”, un manifesto libertario e anticonformista contro i nuovi chierici della modernità: gli intellettuali. Machajski trova una profonda corrispondenza tra il marxismo e il cristianesimo poiché “come la religione cristiana, dopo aver condannato i mali del mondo, li ha poi incarnati al meglio, così i partiti socialisti che hanno condannato alla rovina l’ordine costituito, diventano gli alfieri del progresso borghese”. Il marxismo diventa quindi la nuova religione dei popoli, o il nuovo oppio se vogliamo, trasformandosi nel grande ascensore sociale verso la società capitalista per le nazioni sottosviluppate, che compie il national building di quegli stati in cui non esiste una vera borghesia permettendo che “là dove la rivoluzione borghese non ha ancora avuto luogo, sarà il proletariato a compierla”. Il socialismo scientifico diventa il modo con cui i figli della borghesia assaltano la società borghese accelerandola non facendo una lotta contro il capitale, ma per il capitale, come si è visto, per fare un salto nella modernità, col fenomeno del 68. Dove i movimenti di liberazione del proletariato si sono dimostrati comitati di rapina per una classe di nuovi borghesi più avidi, più subdoli, che in nome del maosimo e della contestazione non hanno ridistribuito la ricchezza, ma hanno riorganizzato il tessuto sociale, paralizzando le forze produttive, non contestando la struttura liberalborghese, ma integrandola, tramite una sovrastruttura capace di incarnare le ambizioni di una nuova borghesia, che non ha riformato il capitalismo, ma lo ha compiuto. Nelle illuminazioni di Machajski si delinea un ritratto del socialismo come insetticida delle masse operaie che vengono conquistate dal clericalismo progressista poiché: «Come i preti, è da un secolo che i socialisti chiamano gli affamati a nutrirsi della loro fede, della “nuova parola divina”; consolano gli schiavi, gli oppressi, assicurando loro che le generazioni future otterranno senza alcun dubbio le ricchezze terrene. Perciò l’insegnamento socialista, come quello delle religioni che lo hanno preceduto, non fa altro che ammansire le masse sfruttate, trattenerle dalla rivolta generale». Gli intellettuali sono gli sciacalli dei lavoratori che hanno fatto del determinismo marxista la nuova provvidenza, delle battaglie umanitarie le nuove crociate. Un clero che sia nella rivoluzione bolscevica, sia con le farsesche evoluzioni del globalismo, utilizza il privilegio del ceto colto per farsi rappresentante degli oppressi e dei più deboli per giustificare e corroborare la struttura dominante. Come il globalismo in nome della religione dei diritti civili e delle libertà porta avanti la società dell’oppressione e dell’intolleranza, il bolscevismo in nome dei lavoratori espropriava i beni dei più poveri per dargli un nuovo padrone, una nuova gerarchia socialista. Gli intellettuali in ogni secolo hanno dimostrato di essere i cani da guardia del potere, criminali di idee che con la promessa di diventare l’aristocrazia del proletariato si sono trasformati nel proletariato dell’aristocrazia. Sotto la dittatura dell’intellighenzia queste ideologie non hanno smesso di essere il canto delle sirene che spinge alla lotta per la rinascita del Capitale, sono solo diventate più spudorate e benpensanti, trasformando il loro spirito rivoluzionario in bigottismo iconoclasta, che smettendo di cercare di cambiare il mondo ha deciso di cambiare le parole, i programmi scolastici e soprattutto i propri appetiti.

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