“C’è chi dice sia un esercito di cavalieri, c’è chi dice sia un esercito di fanti, c’è chi dice sia una flotta di navi, la cosa più bella sulla nera terra, io invece dico che è ciò che si ama”. LA GRANDE LEZIONE DEI LIRICI GRECI

– Francesco Subiaco

La grandezza dello stile è una piccola musica. La sinfonia degli accordi delle parole che combinandosi, incontrandosi creano miracoli di emozioni, epifanie di sentimenti. Piccoli straordinari nascondigli in cui l’essere, pietrificato, appare come un dio notturno nella vita del lettore. Concedendogli di vivere molte vite, di viaggiare nei secoli, di essere una immagine divina di altri mondi perduti in cui riconoscersi, rivoltarsi, risparmiarsi. Accade riscoprendo i classici, le gesta eroiche dei guerrieri delle saghe omeriche, i popoli sconosciuti che inaugurarono il mondo come avanguardie di un lontano sistema solare. Gli achei, i micenei i troiani sono gli echi di un passato aristocratico, di un amore lontano per l’arete e la forza, la guerra e la pietà. Ma il passato eterno non è solo quello del mai accettato animismo delle Metamorfosi e dei suoi dei, o dei miti marinari di eroi che ritornano alle loro patrie esiliate. Il mito, il verso nella Grecia antica, che fu la culla della nostra civiltà e letteratura, ad un certo punto si libera di una dimensione guerresca ed epica e le parole vaganti degli aedi, iniziano ad essere sostituite dalle note, dalle voci, dalle liriche. Non esiste più il mondo aristocratico della forza di Achille e dei desideri di Paride, c’è una società nuova, fatta di mercanti e cittadini, di aristocratici che si scontrano con i plebei, ci sono le nuove classi sociali avide e scaltre, pietose e libere, che non vogliono più riconoscersi in un passato lontano. Vogliono scoprire la bellezza del canto, le pulsioni dell’io. Nasce la lirica nella Grecia antica mentre il vecchio mondo inizia a tramontare. Nascono le elegie, i giambi, il canto monodico e quello corale, il primo di una sola voce, privato, intimo ed un altro pubblico, collettivo. Un patrimonio di versi, epigrammi, componimento che divorato dal tempo ora è racchiuso nei frammenti dei “Lirici greci” riproposti dall’editore Crocetti, con una splendida ed indimenticabile traduzione di Ezio Savino. Una raccolta che permette di compiere un viaggio di ritorno alle origini della parola, dalle vivacità dei dialetti, attico, eolico e dorico, all’eleganza eterna della parola pura ed unica. Dalla nascita della lirica con il mercenario Archiloco ai sospiri infranti delle liriche di Saffo, dalle satire del nobile disgraziato Ipponatte di Efeso all’elogio della virtù spartana di Tirteo capace di “sfiorare le frontiere dell’eroismo e della morte”. Frammenti di passione amorosa, di virtù eroica, di solitudine e delicatezza, di umorismo sferzante e tagliente. Nei lirici greci il lettore può trovare come un grande mosaico delle emozioni, della vita, delle paure dell’uomo. Un affresco di un mondo che ha preferito alla voce anonima degli eroi perduti il canto intimo e personale di uomini e donne straordinarie che hanno appeso i loro cuori al triste vento del tempo e le loro voci alle fredde corde delle loro cetre infiammate da passioni perdute di autori sconosciuti e leggendari che ci sembrano bei nomi carichi di destino, esistenze apocrife che mentre fuori dalle loro vite infuriavano le carneficine delle guerre, le tragedie delle pestilenze, che come disse Saffo, ci hanno ricordato cosa è più forte e più bello: “C’è chi dice sia un esercito di cavalieri, c’è chi dice sia un esercito di fanti, c’è chi dice sia una flotta di navi, la cosa più bella sulla nera terra, io invece dico che è ciò che si ama”.

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