Il sonno della ragione genera mostri riflessioni a posteriori sulle politiche vaccinali

Articolo di Andrea La Veglia

I dati che leggiamo in questi giorni ci rassicurano sempre di più circa l’efficacia delle vaccinazioni. Aumentano di conseguenza le strette del governo per arginare l’incombente minaccia dei nostri nemici n. 1: i no-vax.
Premettendo che considero il vaccino l’unica strada percorribile e considero da condannare tutte le proteste non autorizzate e violente, che portano solo disordine pubblico, vorrei proporre alcune riflessioni.
I grafici che circolano circa il rapporto tra vaccinati e non vaccinati in terapia intensiva non ci specificano cosa si intenda per “non vaccinati”. Nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità ci viene spiegato che “non vaccinati” sono considerati anche coloro che “abbiano contratto l’infezione prima del tempo necessario per sviluppare una risposta immunitaria almeno parziale al vaccino “.
Perché ciò non viene divulgato? Forse che ognuno reclamerebbe il suo diritto a verificare la risposta anticorpale al vaccino? Forse che il governo dovrebbe imporre un calmiere anche sui sierologici?
Dunque, i “non vaccinati” non sono i “no-vax”.
Ci conferma questo dato il primario del reparto malattie infettive del Covid Hospital Scafati che davanti alle telecamere spiega che in terapia intensiva non ci sono solo i no-vax convinti, ma che, anzi la maggior parte non si è vaccinata per “pigrizia” ed ha annoverato tra essi anche gli anziani e i fragili, non specificando (volutamente?) se a questi ultimi fosse stato somministrato o meno il vaccino e se avesse generato una risposta anticorpale. Non l’ha specificato, ma l’esperienza mi suggerisce che molti anziani pur non avendo nulla contro il vaccino non l’hanno fatto per l’impossibilità a recarsi a un ASL o centro vaccinale.
Mi chiedo dunque: perché invece di prendercela con i “no-vax” agiamo sulle criticità di una campagna vaccinale che ha permesso che alcuni anziani non siano stati ancora vaccinati perché per “pigrizia” (leggasi: “disabilità”) non si sono potuti recare agli Hubs? Perché non ci assicura che i vaccinati “convinti” abbiano sviluppato una risposta anticorpale, prima di gettare odio su chi ancora non si è convinto? E perché, per rendere più sicure le nostre strade e non tagliare nessuno fuori dalla vita sociale, non si incentivano le iniziative che somministrano il vaccino anche ai senza fissa dimora? Forse loro sono immuni al virus?
A questa operazione chiaramente va aggiunta una campagna di seria divulgazione scientifica, a mio parere mai iniziata, a meno che non vogliamo definire “divulgazione scientifica” le canzoncine, criptici spots pubblicitari e le chiacchiere da salotto di prima serata alla quale prendono parte anche grandi luminari, senza però mai illuminarci. Questa campagna di divulgazione dovrebbe spiegare con chiarezza e senza coinvolgimenti politico-economici i pro e i contro del vaccino dal punto di vista medico e le responsabilità giuridiche che ne derivano, perché poi è questo che firmiamo nel modulo di consenso (dis)informato.
In ultima analisi, vorrei portare alla luce un altro dato: se sono stati così tanti i dissidenti e l’Italia (secondo quanto a tutta forza vogliono far intendere i media) avrebbe potuto contare molti più vaccinati, se non fosse stato per i no-vax, dove sono finite tutte queste dosi inutilizzate? Come mai i dati riportano una media del 99 percentile di dosi utilizzate? Sono dati falsi? Se ci fosse stata più affluenza si sarebbero ordinate più dosi? (ironia della sorte: nella Val d’Aosta si è addirittura superato il 100% delle dosi somministrate…)
Se (forse) il Green-pass è servito a spingere coloro che non si vaccinavano per insolenza e non per convinzione, ora che abbiamo raggiunto i numeri, a cosa serve lasciarlo? Prima teoricamente e poi, purtroppo, empiricamente ci è stato spiegato che anche i vaccinati possono veicolare il virus, ragion per cui il sapere che in una stanza in cui sono presente ci sono solo vaccinati mi dovrebbe essere indifferente, poiché il rischio, purtroppo, è il medesimo. Dunque, attenzione alla (dis)informazione. E ancora una volta i fatti ci insegnano che l’arroganza non è la medicina per l’ignoranza.

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