TRA LIBERALISMO E DIRITTI UMANI: DIALOGO CON GIULIA PANTALEO

Giulia Pantaleo è l’attuale Segretario della Gioventù Liberale Italiana, organo giovanile dello storico Partito Liberale. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla, al fine di comprendere ed ascoltarne le analisi politiche, economiche e sociali. Siamo certi che anche dalle proposte delle giovanili politiche che si riconoscano nei valori della democrazia, dell’individualismo e della libertà economica si possano strutturare le basi per la rinascita nazionale. Inoltre, abbiamo dedicato ampio spazio ai referendum su Eutanasia, Cannabis e Giustizia che saranno probabilmente votati in primavera, certi che possano rappresentare occasione di svolta in senso garantista, libertario ed antiproibizionista.

Ritieni che la proroga del Green Pass e l’introduzione dell’obbligo vaccinale possano rivelarsi soluzioni efficaci per contrastare la pandemia? Con le limitazioni delle libertà individuali subite rischiamo irreversibile invasione del potere statale nelle nostre vite?

Lungo il corso di questi ultimi anni ho modificato più volte la mia opinione sul tema, ma oggi credo di poter asserire che non corriamo alcun irreversibile rischio di invasione del potere statale nelle nostre vite. In nome di quella libertà che costituisce la religione dei liberali tutti, era ed è necessario non contrastare le soluzioni adottate dal Governo per consentire all’Italia di uscire da una crisi diffusa a tutti i livelli.  Questa domanda mi dà ancora una volta la possibilità di rendere manifesto il supporto del mio partito al Governo Draghi. Aggiungo che avrei voluto vedere Mario Draghi al Colle, subito. Ritengo, in merito al capitolo concernente la gestione della pandemia, che il cambio di passo radicale rispetto alla gestione Arcuri e l’acceleratore calcato sui vaccini abbiano aiutato l’Italia ad uscire dallo stato d’emergenza che ha avvolto l’intera popolazione per un biennio. L’emergenza vera sembra ormai lontana, la maggioranza degli Italiani è già plurivaccinata e la nuova variante del virus appare meno letale. Un anno dopo il suo insediamento, il 59esimo Consiglio dei Ministri, procede verso ulteriori aperture e chiarisce che l’Italia non tornerà a chiudersi. Il PIL nel 2021 è cresciuto del 6,5%, meglio del previsto. A Roma il G20 della cultura, tenutosi a luglio, è stato il primo nella storia. Il plauso internazionale per l’iniziativa è fonte di orgoglio per tutti noi. Impossibile dimenticare la delegazione di medici e infermieri che hanno partecipato alla foto con i leader del G20 e che sono diventati manifesto della guida italiana dello stesso forum di ottobre. Il 26 novembre dello scorso anno, grazie alla firma del Trattato del Quirinale con la Francia, l’immagine di Draghi e Macron, che davanti a Mattarella siglano il documento, è entrata nella storia, così come il volo – insieme – di Frecce Tricolori e Patrouille de France. Oggi le sue domande appaiono superate. Ed io tiro un respiro di sollievo nel non dover difendere strenuamente i principi che guidano la mia attività politica alla luce di dati che reputo di inconfutabile natura.

 In che modo valuti la battaglia per i 6 referendum sulla giustizia? Potrà rivelarsi efficace per scardinare il marcio presente in parte della magistratura?

La battaglia per i 6 referendum sulla giustizia è giusta. Con rammarico ho assistito all’usurpazione di quella che avrebbe dovuto essere una battaglia ai liberali fortemente riconducile nella sua paternità. Potrebbe rivelarsi efficace ma non sufficiente. Si tratta di uno dei passaggi politici più delicati di quest’ultimo anno di legislatura. Se la Corte costituzionale darà il via libera ai referendum su giustizia, eutanasia legale e cannabis, le crepe nella già frammentata maggioranza di governo non potranno che allargarsi. Gli otto quesiti (di cui sei solo sulla giustizia) affrontano questioni che dividono profondamente le forze politiche che sostengono Draghi e, soprattutto nel campo del centrosinistra, rischiano di spaccare i partiti al loro interno. I sei quesiti referendari proposti lascerebbero in eredità alle nuove generazioni un panorama molto cambiato. Apparentemente le modifiche possono non sembrare molto profonde, ma la questione è raffinata. Si tratterebbe, da un lato, di intraprendere una strada fortemente garantista con il limite alle misure cautelari e l’abrogazione del Decreto Severino, dall’altro, invece, sembrerebbe prospettarsi la soluzione a una sorta di critica perenne alla magistratura, considerata chiusa e legata ad una logica corporativa. Una critica non nuova nel panorama europeo.

Di che misure economiche avrebbe bisogno la nazione italiana per ripartire?

Politiche assunzionali tese ad immettere nel mondo del lavoro in modo celere, agevole e dignitoso i nostri giovani. Se fossimo al governo della nazione porremmo al centro gli individui e le loro legittime aspirazioni. Libertà di impresa e di azione dei cittadini. Ridurremmo la pressione fiscale, apriremmo interi settori a regolamentazione pubblica alle leggi del mercato, unico volano per il risparmio pubblico e per una migliore qualità dei servizi offerti ai cittadini, taglieremmo la spesa improduttiva e alleggeriremmo la macchina burocratica. Proporremmo di rivedere il Titolo V e di ridiscutere la riforma delle province. Riformeremmo il sistema scolastico, il sistema giudiziario e il sistema sanitario. Diritti civili e ambiente sarebbero per noi temi importanti quanto la sicurezza. La politica è l’unica arte che parte dal futuro per arrivare al passato perché, attraverso la visione del domani, cristallizza il presente nella storia. Per tale ragione occorre ripartire dalla competenza. L’istruzione è un elemento indispensabile per la crescita del Paese e il capitale umano ne rappresenta senza dubbio l’investimento più remunerativo. L’Italia deve ripartire dalla scuola, da troppo tempo bistrattata a discapito del nostro futuro e dei nostri sogni.

Credi che il referendum sull’Eutanasia riuscirà a comportare quella che sarebbe una svolta epocale per i diritti e la libertà di chi soffre?

Sono fiduciosa, attendo con ansia il verdetto dei giudici della Corte Costituzionale. La Gioventù Liberale Italiana è tra i promotori del Referendum per l’Eutanasia Legale ed è stata attivamente impegnata nella raccolta delle firme necessarie per poter dare la parola ai cittadini su questo tema e arrivare così a una legge che renda tutti liberi di decidere sulla/della propria vita. “Fino alla fine”, come recita il “claim” della campagna. Ero presente in Cassazione al momento del deposito di 1,2 milioni di firme nell’ottobre dello scorso anno. Un risultato raggiunto anche grazie all’impegno di 13mila volontari, 2.970 autenticatori e 1.765 avvocati che in più di mille comuni hanno raccolto fisicamente le firme necessarie. La GLI segue sempre con grande attenzione ed interesse le attività promosse dall’Associazione Luca Coscioni. L’anima progressista della mia giovanile rimane la più vivace.

Come prospetti lo scenario partitico e politico del domani?

Domanda difficile, difficilissima. Qualche mese fa avrei risposto in modo più deciso. Ma l’elezione del Presidente della Repubblica ha sparigliato le carte. Certamente lo scenario partitico del domani avrà una stretta correlazione con la legge elettorale che disciplinerà i modi attraverso i quali i cittadini italiani saranno chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento. Tocca un punctum dolens questa sua domanda. Mi permette di esprimere la mia totale contrarietà alla legge costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. Noi liberali vorremmo posizionarci alla destra della sinistra e alla sinistra della destra. In un sistema bipolare o bipartitico probabilmente non ci sarebbe posto per noi. L’idea del grande Centro, per alcuni è già evaporata, offre ai liberali la possibilità di farsi promotori di nuove forme di aggregazione politica. Purché non si tratti di mere operazioni di palazzo, dalle quali prenderemmo immediatamente le distanze. La forza delle idee del nostro partito ha storicamente superato la forza del suo consenso. È per quelle idee che io oggi faccio politica, i numeri sono importanti ma aumentano e diminuiscono con celerità in un elettorato fluido come quello italiano, le idee invece sono granitiche e resistono alle intemperie. Al momento analizzo con curiosità e grande attenzione gli scenari che si aprono in vista delle politiche del 2023. Non siamo noi a muovere le fila, il nostro compito è studiare la trama e capire quando e come entrare in scena, dopo tanto tempo in modo non nostalgico ma innovativo. Il mio impegno è non deludere i miei giovani. La mia partita più importante si gioca all’interno del PLI.

 Quali sono i tuoi progetti futuri? Che interessi ed ambizioni curi?

Attualmente lavoro presso la Direzione Legale di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. e nel week end svolgo attività di tutoraggio per gli studenti del Master in Comunicazione e Marketing politico ed istituzionale della Luiss School of Government. Il mondo accademico mi ha sempre affascinato, riuscire a coniugare la mia posizione in azienda con la mia passione per l’insegnamento mi renderebbe appagata in futuro. Mi piacerebbe celebrare il centenario del PLI con un grande e partecipato evento su Roma. In questi anni ho lavorato per dare una nuova pelle a questo prestigioso partito. I miei giovani meritano di occupare ruoli di responsabilità e peso nella Direzione e nel Consiglio nazionale del partito, loro sono la più importante risorsa che il PLI, oltre al suo autorevole “nome”, possiede. Investire sul ricambio della classe dirigente del partito, conferire maggiore visibilità alle nostre attività, riuscire ad essere presenti e centrali all’interno del dibattito politico del Paese è la mia più grande ambizione. Il mio progetto futuro? Studiare e ancora studiare.  La politica è una cosa seria, non un hobby. E per me è ragione di vita.

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