SOSSIO GIAMETTA E ZARATHUSTRA

“Così parlò Zarathustra” è il controvangelo della caduca infinità dell’uomo, in cui Friedrich Nietzsche fonda una religiosità laica per superare la crisi della religione della società occidentale vittima del nichilismo. È un testo che segna l’approdo finale di quel processo di secolarizzazione che caratterizza l’età moderna e che ha sostituito   Dio con la Natura, la teologia con la filosofia, la fede con la razionalità. È “una sacra scrittura” (Peter Gast) che, dopo lo “smantellamento” delle false credenze  invalse per secoli e millenni per mezzo delle tre grandi opere aforistiche:  Umano troppo umano, Aurora e La gaia scienza, costituisce la pars construens del pensiero nietzschiano, che nella sua apparente contraddizione rappresenta il vero fine dei testi precedenti, poiché Ilfuturo dà la legge al presente, come dice Nietzsche stesso, pur senza applicarlo a sé. Le tre suddette opere aforistiche fanno tabula rasa delle morali e religioni, tradizioni e istituzioni, sistemi filosofici, creando le condizioni per la nascita della religione della terra e della caducità. Per meglio comprendere l’esegesi di questo controvangelo abbiamo intervistato Sossio Giametta, che con il suo “Saggio sullo Zarathustra”(Aragno) ha scritto una esegesi del testo nietzschiano fornito di un commento integrale dell’opera.

Perché dici che Nietzsche non è un filosofo in senso stretto, ma un moralista, mentre Spinoza e Schopenhauer sono veri filosofi?

Spinoza e Schopenhauer sono senz’altro veri filosofi: Spinoza perché ha fatto con L’Etica il sistema più potente dell’età moderna, col quale, oltre che con la critica biblica del Trattato teologico-politico, ha rovesciato l’ordine teocratico realizzando la vocazione fondamentale della modernità: la secolarizzazione; Schopenhauer perché la sua filosofia, con la scoperta dell’irrazionale, ha cambiato per sempre il corso della filosofia occidentale. Ha dunque torto Nietzsche di affermare, nell’aforisma 33 delle Opinioni e sentenze diverse, che Schopenhauer non era un filosofo ma un genio moralista. Certo, Schopenhauer era anche un genio moralista, ma in aggiunta, non in sostituzione del genio filosofico, così com’era inoltre, sempre in aggiunta, grande stilista, cioè un artista, che fa del suo capolavoro, Il mondo come volontà e rappresentazione, l’opera forse più bella della storia della filosofia occidentale: il romanzo tragico dell’umanità, e dà con un’opera atea un vero brivido religioso. Nietzsche invece non è un filosofo in senso tecnico, perché ha negato la logica, che è lo strumento fondamentale della filosofia. Essa è per lui una macchina autoaffermativa che rende pensabile quello che non lo è, cioè la realtà, di per sé inafferrabile; ha negato il valore logico dei concetti, che per lui sono solo immagini. In luogo dei concetti e della logica afferma l’introspezione e la psicologia come morfologia e teoria evolutiva della volontà di potenza, che, nell’aforisma 23 di Al di là del bene e del male, egli definisce signora delle scienze, per preparare la quale esistono le altre discipline. Dunque egli distrugge la filosofia, ossia lo studio della realtà di cui l’uomo è parte, e afferma lo studio dell’uomo sull’uomo immerso in ciò che è altro da sé (la cosiddetta“realtà). Quindi è un moralista che si  fonda non sulla logica ma sull’esperienza.

 Nel complesso delle opere nietzschiane che ruolo ha lo Zarathustra e quali cambiamenti porta?

Ogni essere vivente cela in sé un programma: il bruco diventa farfalla, la ghianda diventa quercia, Nietzsche diventa l’autore dello Zarathustra. Dunque lo Zarathustra è il programma realizzato di Nietzsche, e ciò perché il futuro dà la legge al presente, come egli stesso dice senza tuttavia applicarlo a sé. Cioè tutto quanto quello che precede lo Zarathustra porta allo Zarathustra. Questo contiene la sua religione della terra, opposta alla religione del cielo, la sua religione del corpo opposta a quella dell’anima, e quella della vita caduca opposta a quella dell’immortalità. Egli esalta l’individuo in carne e ossa contro la sostanza e il substrato. Le tre grandi opere aforistiche che precedono lo Zarathustra sono fatte per spianargli la strada criticando le false credenze e le illusioni, menzogne e ipocrisie delle tradizioni e istituzioni, le morali e le religioni, Lo Zarathustra compie il processo di secolarizzazione scatenato come reazione alla decadenza della Chiesa dai filosofi italiani della natura, che è la  colonna vertebrale dell’età moderna, e che quindi con lo Zarathustra si completa, completando la stessa età moderna. Quest’opera è dunque un controvangelo mondano e si può definire una sacra scrittura, come la definì Peter Gast a Nietzsche che si tormentava su quale potesse essere il suo significato..

 Nei saggi lo Zarathustra è definito come l’inizio di una religione laica, quali sono le caratteristiche del vangelo di Friedrich Nietzsche? E chi sono gli apostoli o i continuatori di questa religione secolare?

 Le caratteristiche della religiosità laica sono quelle sopra elencate: il corpo contro l’anima, la terra contro il cielo, la vita caduca impregnata di infinità ed eternità contro l’immortalità, la sostanza, il substrato. Gli apostoli sono soprattutto Giordano Bruno, Giulio Cesare Vanini, Spinoza, Feuerbach, Nietzsche. I successori tutti quelli  che hanno seguito e seguono tale filosofia, come Benedetto Croce e Bertrand Russel.

 Mazzino Montinari definisce questo testo “nella sua abbagliante chiarezza il più oscuro di Nietzsche”. In cosa consiste la sua chiarezza e oscurità, può farci degli esempi?

 Quando la chiarezza è abbagliante non è tanto chiara, come quella del sole che non si può fissare. Ma l’oscurità è soprattutto la ricchezza stratificata dei significati che quest’opera racchiude, poco accessibile all’esperienza e all’intelleto comuni.

 Chi fu veramente Nietzsche, l’ultimo protagonista del romanticismo? Un positivista? Il profeta della konservative Revolution o il primo precursore di un Illuminismo oscuro?

 Nessuna di tali etichette si può appiccicare a Nietzsche. Egli si credeva il pensatore più indipendente e più inattuale del suo tempo, ma era l’incarnazione della crisi dell’Europa e la risposta alle sue tre questioni ocrisi specifiche: 1) La crisi della filosofia, 2) La crisi della civiltà, 3) La crisi della religione. Della prima e della terza abbiamo parlato, come critico della civiltà (Kulturkritiker) Nietzsche ha due risposte diverse: 1) Quella del genio, consistente nella trasfigurzione della crisi in filosofia e poesia tragica; 2) Quella del succubo della crisi come distruttore dei valori: libero arbitrio, morale, responsabilità, conoscenza (nega “la verità”: è la specie di menzogna che ci aiuta a vivere) e come affermatore della sola forza della natura: le creature sotto il sole cocente: tigri, palme e serpenti a sonagli..

 Tante sono state le interpretazioni dell’autore di Umano Troppo umano, da quella nazista di Rosenberg a quella edonista di Onfray. Quale secondo te è quella più fedele e quale la più originale?

 Con la distruzione dei valori e l’affermazione della sola forza della natura (il superuomo), Nietzsche ha indubbiamente posto nell’Empireo della filosofia le premesse del futuro nazismo, soprattutto con la dottrina del Superuomo. Spengler ha avuto principalmente un’intuizione potentissima: le civiltà (io dico anche i popoli) sono organismi, col destino di tutti gli organismi: nascita, sviluppo, maturità, decadenza, fine. Questo aiuta molto a capire Nietzsche come incarnazione della crisi europea e tutto il dopo, con le due guerre mondiali. Ma nessuno dei suoi interpreti ha avuto una vera idea di chi egli fosse e di che cosa rappresentasse storicamente, perché tutti si sono attenuti a quello che egli ha detto e non a quello che egli ha fatto, che è diverso da quello che ha detto. Nietzsche è l’approdo finale di un processo di quattro secoli, di cui egli non poteva avere consapevolezza.

 Leggendo i saggi che precedono il tuo commento ho notato che trovi delle criticità nel terzo libro dello Zarathustra: come mai? Perché poi sei così critico verso l’eterno ritorno?

 Riguardo al terzo libro dello Zarathustra, io lo critico per la stessa ragione per la quale gli altri lo elogiano: è la parte filososfica di un non-filosofo. Leggendo il mio Commento allo Zarathustra, si vede su quale argomentazione appoggio la mia critica a tale terzo libro. Ho criticato l’eterno ritorno nel Nietzsche di Heidegger in un lungo saggio con cui inizia il mio Caleidoscopio filosofico, in uscita il 10 febbraio 2022. La mia critica è fra l’altro contenuta in essenza in un mio articolo di presentazione del Caleidoscopio, che uscirà non so quando nella Domenica del Sole 24 ore.

 Ti sei avvicinato alla filosofia nicciana tramite Giorgio Colli, che ricordo hai di lui? Puoi darci qualche aneddoto del Colli privato, intimo? E che rapporto avevi con Montanari e soprattutto che ne pensi della sua interpretazione di Nietzsche?

Giorgio Colli e Mazzino Montinari erano caratteri più che diversi opposti, uno elitario, aristocratico, iniziatico, antistorico e antipolitico, l’altro comunista. Hanno avuto tra loro molti contrasti, ma a forza di avvinghiarsi sono rimasti abbracciati. Colli era solido, riposava in se stesso, Montinari era da un lato l’essere più umano e carnale che io abbia conosciuto, dall’altro era dedito alla morale (in alto, fuori di lui) e non privo di qualche retropensiero. Insieme avevano un approccio a Nietzsche anzitutto filologico. Ma poi anche filosofico, specialmente Colli. Colli lo ha anche molto criticato nel Dopo Nietzsche, forse il suo più bel libro. Non si sono molto interessati del problema della responsabilità politica di Nietzsche, ma sono stati soprattutto innocentisti. Un aneddoto su ciascunodei due? Quando conobbi Giorgio Colli nella sua casa di Firenze, dove abitava prima di trasferirsi in un ex-casino di caccia dei Medici a San Domenico di Fiesole (ero stato da lui invitato in seguito al fatto che un galoppino della Boringhieri gli aveva riferito che mi ero tradotta l’Etica di Spinoza non per pubblicarla ma per studiarla), si sviluppò tra noi un bel dialogo su Tucidide, Cesare e altri grandi. Colli fumava le sigarette di lusso egiziane Turmac, vendute in eleganti pacchetti rettangolari schiacciati. Più il dialogo andava avanti con suo evidente gradimento, più egli mi offriva il pacchetto aperto. Da non molto tempo io avevo smesso di fumare e quindi rifiutavo. Ma lui continuava a offrire le sigarette. Capii che con le sigarette mi offriva la sua amicizia e alla fine ne presi e fumai una. Fu così che ripresi a fumare. Smisi solo molti anni dopo. Risultato, secondo i medici, la mia attuale bpco, bronco-pneumopatia cronica occlusiva. Ma pensosia soprattutto un male dell’età. Montinari.  Era un formidabile mangiatore, conosciuto per tale. Ad una tavolata, lui era seduto sul mio stesso lato, ma all’altro estremo. Non lo vedevo, perché in mezzo c’erano altri commensali; ma si vedevano le mani che come una carrucola continuavano a portare cibo in alto. Altro aneddoto. Aveva succhi gastrici potenti, diceva, e doveva mettere qualcosa nello stomaco la mattina per assorbirli. Mangiava aglio. Il suo “profumo” si sentiva nel Goethe und Schiller-Archiv, dove lavoravamo. Lo sentivano tutti e non credo lo gradissero. Per aiutarlo citai una massima di Goethe: “L’uomo crea intorno a sé un’atmosfera”.

A quali passi dello Also sprach Zarathustra sei più legato e perché?

Mi piacciono soprattutto i passi di confessione: Nietzsche aveva un particolare dono di confessione. Per esempio mi piace quello in cui Zarathustra dice che bastava un po’ di morbido vello da accarezzare e subito lui si innamorava anche di un mostro. Questo denota la sua grande capacità di amare. E mi piacciono i passi poetici, per esempio questo sull’ideale: “Questo fantasma che ti corre innanzi è più bello di te, dagli la tua carne e le tue ossa”.  

 

  

 

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