Così il prolungamento dello stato d’emergenza trascina l’Italia nel baratro dell’incertezza

Ripreso da “Il Primato Nazionale”



Dopo settimane di indiscrezioni, annunci seguiti da smentite e dibattiti interni a palazzi del potere ed opinione pubblica, il prolungamento dello stato d’emergenza è diventato realtà. Esso sarà in vigore almeno fino al 31 marzo. Consegnandoci di fatto un altro inverno colmo di restrizioni e limitazioni della mobilità, dannosi per libertà ed economia. La scelta dell’esecutivo precede un quasi certo prolungamento ed inasprimento delle regole in vigore fino al 15 gennaio. Chi si illudeva che con il governo Draghi potesse esserci finalmente una discontinuità rispetto alle scellerate decisioni di Giuseppe Conte resterà deluso.

Dallo stato d’emergenza allo stato d’eccezione

Oltre a contestare la nuova scelta, che riteniamo controproducente ed immotivata ai fini sanitari, intendiamo lanciare un grido d’allarme sul “territorio inesplorato” che la popolazione si trova a dover percorrere. In primis, è necessario ribadire che lo strumento dello stato d’emergenza non sia previsto in alcun modo dalla nostra Costituzione. I riferimenti normativi sono infatti la legge 225 del 1992, istitutiva del servizio nazionale della protezione civile, aggiornata dal decreto legislativo del 2018. Quest’ultimo esplicita chiaramente come lo strumento “non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi”.

L’istituzione della misura straordinaria avvenne in principio il 31 gennaio 2020. Vedrà scadere dunque i due anni concessi legalmente il 31 gennaio 2022. Una data che con la decisione della maggioranza sancirà il passaggio dall’emergenza all’eccezione, non prevista in alcun modo legalmente e dunque priva di definita “strada di ritorno”. Osservando la storia nazionale repubblicana mai si è assistito ad un fenomeno simile, neanche quando attentati mafiosi e terroristici falcidiavano apparati ed uomini delle istituzioni. Anche in ragione di ciò, tale territorio inesplorato non garantisce alcuna certezza plausibile di un futuro ritorno ad una piena normalità. Intesa almeno nel senso abitudinario del termine. Uno scenario che saremo costretti ad affrontare privi delle garanzie di libertà che chiunque dovrebbe pretendere.

Tommaso Alessandro De Filippo

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