INTERVISTA BEPI PEZZULLI

Dalla geopolitica ai cambiamenti storici che attraversano gli Stati Uniti, passando per il fallimento del politically correct nelle elezioni della Virginia e le conseguenze delle scelte del governo tory di Johnson. L’informazione e la classe politica nazionale non riescono né a spiegare né tantomeno a raccontare i fenomeni geopolitici che stanno sconvolgendo l’anglosfera. Consci del motto einaudiano “conoscere per legiferare” ci siamo rivolti ad uno dei più acuti conoscitori del mondo anglofono e  degli scenari geopolitici attuali: Bepi Pezzulli. Pezzulli consigliere di politica estera italo-britannico per UK, Usa ed Israele è uno degli esponenti di punta di una cultura liberale e atlantica, giudaico cristiana e occidentale, già direttore di Select Milano e collaboratore di Milano Finanza, autore di libri come “L’altra Brexit”, e direttore della “Voce repubblicana”. 

Cosa ne pensa della strategia UE nel post Brexit?

La Brexit ha reso palesi i due problemi fondamentali dell’UE: il primo è il posizionamento geopolitico. La prominenza politica della Germania nel blocco a 27 sta spingendo l’UE verso il disegno EurAsia. In particolare, il semestre di presidenza tedesca dell’EU è stato segnato dall’accordo con la Cina voluto proprio da Berlino. La Germania sta di fatto imponendo la ostpolitik a tutto il blocco, indebolendone la tradizionale postura Euro-Atlantica. Questa tendenza alimenta l’instabilità globale e minaccia l’ordine mondiale basato sul diritto internazionale.

Il secondo è la necessità di un rafforzamento della governance democratica. L’UE persegue un disegno federalista e nel farlo travalica, come nel caso UE v. Polonia, i poteri ad essa delegati dagli stati membri, evidenziando un gap di legittimazione democratica. Sbaglia chi alimenta la narrativa federale: l’UE è un’architettura istituzionale inter-governativa basata sul diritto dei trattati. Per il passaggio federalista, occorre il consenso popolare e degli stati membri.

Infine, l’inasprimento delle relazioni con l’UK manifestano il timore che il successo della Brexit possa innescare un meccanismo di delegittimazione dell’UE. Il rischio è che la Brexit mostri che il libero commercio internazionale produca ricchezza, prosperità e libertà in opposizione all’allineamento regolamentare e alla convergenza supra-nazionale perseguita da Bruxelles.

 Per molti Johnson è considerato come un Reagan britannico, per altri viene ridotto ad un emulatore, che bilancio trae dell’esperienza di governo del leader tory e della sua gestione della pandemia?

L’UK ha utilizzato le leve della sovranità nazionale per rispondere alla pandemia: aiuti di stato, stampa di moneta e allentamento dei vincoli di bilancio. Tuttavia, l’UK non ha finanziato un programma assistenzialista. Al contrario, ha usato la politica fiscale per accompagnare fuori dall’economia i rami secchi e i segmenti obsoleti, finanziando una ristrutturazione della base produttiva britannica. La spesa pubblica è stata usata per promuovere un’economia innovativa e resiliente, basata sulla leadership in scienza & tecnologia. L’UK ha investito in intelligenza artificiale, robotica, fintech, manifatturiero avanzato, biotecnologie, energia nucleare, istruzione superiore, accorciando le catene di approvvigionamento con un robusto re-shoring delle produzioni. 

Al contrario di Ronald Reagan, Boris Johnson ha deciso di finanziare il servizio sanitario nazionale e il trasporto pubblico, considerando la resilienza di salute e logistica parte della strategia di sicurezza nazionale. In questo senso, si può dire che il Partito conservatore ha accettato di allargare il perimetro di intervento dello Stato in risposta alle minacce del XXI secolo.

L’impatto della pandemia sul PIL è stato di soli 2 bps, mentre il tasso di crescita si è attestato al 6,5%. L’UK peraltro non è mai ricorsa a tassi negativi. Questo porta l’economia UK in surplus già nell’esercizio fiscale 2024.

Da grande conoscitore del mondo anglofono come giudichi l’influenza che stanno prendendo temi come la cancel culture e il politically correct, vedi blm o le polemiche sull’eur nel contesto italiano?

Il movimento woke è una seria minaccia alla tenuta della fabbrica sociale. E’ un’ideologia anti-scientifica e divisiva che cristallizza la lotta di classe. Si tratta di una evoluzione del comunismo. Scomparsa la classe oppressa, che i bolscevichi identificavano nella classe operaia, la cultura woke cerca altri presunti oppressi da patrocinare, alimentando un infinito scontro sociale. Per farlo, cancella l’identità individuale, legittimando i diritti delle persone solo in quanto parte di un gruppo pre-identificato titolare di diritti collettivi. 

La vittoria del Gop in Virginia può segnare per te l’inizio di un tracollo del potus Biden che si ripercuoterà nelle elezioni midterm? Secondo te è un fatto isolato o l’inizio di un possibile cambio dell’inquilino alla White House? E se si a cosa è dovuto?

Secondo me, è sbagliato leggere ogni elezione come un fatto epocale che ogni volta certifichi l’estinzione dello sconfitto o il trionfo del vincitore. L’America è una democrazia vibrante basata sull’alternanza di potere; le elezioni si vincono e si perdono in un sistema che garantisce l’equilibrio democratico.

La Virginia può essere letta in questo modo. La cultura woke ha perso. Il risultato elettorale è dovuto in gran parte alla rivolta dei residenti contro l’introduzione della Critical Race Theory nei curriculum scolastici con il benestare del governatore democratico, lo sconfitto Terry McAuliffe. La Critical Race Theory è un pensiero sconclusionato basato sull’odio sociale: essa sostiene che il diritto e le istituzioni democratiche siano strumenti al servizio del suprematismo bianco stabiliti per neutralizzare l’affermazione personale delle minoranze.

Al contrario, l’America è ancora la terra delle opportunità dove chiunque – senza distinzione o discriminazione alcuna – può salire la scala sociale. I successi delle minoranze sono evidenti in tutti i campi: dall’economia, alla politica, alle scienze, alla musica, allo sport. 

L’elettorato ha punito il tentativo di inquinare la democrazia americana da parte della frangia più radicale del movimento progressista. Da questo punto di vista, il risultato elettorale dovrebbe recapitare un messaggio ai Democratici di riportare il partito verso le posizioni centriste del clan Clinton contro le posizioni progressiste di Bernie Sanders, AOC e Nancy Pelosi.

Quali sono i tuoi riferimenti culturali e politici ?

Regina Vittoria, Lady Thatcher, Golda Meir e Ronald Reagan in politica. Friedrich von Hayek, Milton Friedman e Paul Romer in economia. Ernest Hemingway, J.D. Salinger e Saul Bellow in letteratura.

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