Intervista a Rosaria Migliore

 I GIOVANI E LA POLITICA: DIALOGO CON ROSARIA MIGLIORE

Siamo fermamente convinti che la ripartenza nazionale debba basarsi sulle nuove generazioni, sui propri spunti e sui propri programmi per il futuro. Pertanto, poter ascoltare chi contribuisce a formare la nuova classe dirigente è per noi occasione importante da cogliere. Anche in ragione di ciò, abbiamo intervistato Rosaria Migliore, uno dei volti principali della classe politica giovanile italiana, al fine di scoprirne le prospettive e le ambizioni future.

In che modo nasce la tua passione per la politica?

Ho iniziato a fare politica 9 anni fa, dopo una fase adolescenziale in cui guardavo i telegiornali e mi arrabbiavo per le cose ingiuste che accadevano quotidianamente, ci stavo male e mi chiedevo se io avessi potuto un giorno fare qualcosa per contribuire al benessere collettivo e per questo ho scelto di fare politica. Parimenti a 18 anni ho scelto non solo di fare politica attiva, ma anche di intraprendere un percorso formativo inerente e perciò ho conseguito una laurea in scienze politiche e una specializzazione in Governo e Politiche. Il senso del dovere mi appartiene da sempre e in conseguenza di ciò ho sviluppato la voglia di mettermi al servizio del mio Paese perché in fondo, non c’è mezzo più bello e utile della politica, quella vera, per fare qualcosa nell’interesse di tutti. Anche perché l’indifferenza nei confronti della politica non significa fare un torto ai politici, significa disinteressarsi al proprio destino dei propri figli e a quello del Paese in cui si vive. Fin dall’inizio mi sono sempre ispirata ai grandi leader del centro destra di oggi, perché con grande determinazione hanno costruito non solo se stessi come politici, ma dei progetti politici lungimiranti, che rispecchiano le difficoltà dell’Italia. Tutto ciò non è scontato perchè fare politica non è semplice, bisogna scontrarsi, fare delle scelte dovendo trovare sempre la convergenza tra i propri valori e il bene della collettività mettendo a disposizione le proprie competenze e idee per il bene comune.

Ritieni che questo mondo abbia la giusta e dovuta vicinanza alle classi giovanili?

Oggi le classi giovanili vengono interpretate come categorie di abusatori di social il cui consenso è facilmente manovrabile da pensieri e luoghi comuni sulla società, sulla politica e sui valori. Per questo ritengo che superficialmente si crede che i giovani siano vicini alla politica solo perché seguono le opinioni social su determinati temi, ma non si considera affatto che la maggior parte di queste opinioni non sono frutto di analisi, competenze o interesse verso la politica, ma semplicemente moda del politicamente corretto deliberata da influencers e seguaci alla ricerca di approvazione.

Fallacemente si ritiene che grazie ai social la politica abbia iniziato a destare maggiore interesse nel mondo giovanile, ma interessarsi alle opinioni di Fedez su Giorgia Meloni non significa avvicinarsi alla politica né capirci qualcosa in più. Ciò detto, a mio parere l’approccio in questo senso è totalmente fuorviante e per far si che le classi giovanili abbiano la giusta e dovuta vicinanza al mondo della politica, non devono essere influenzati, devono sviluppare capacità di analisi, ragionamento critico e devono conoscere la politica, l’educazione civica e la storia (la storia tutta, non la memoria che insegnano a scuola, quella non basta). L’apparenza e il futile e superficiale opinionismo da tastiera non stanno avvicinando né sviluppando alcuna capacità di analisi nei giovani di oggi che vivono il mondo dei social in modo quasi totalizzante. Li stanno solo influenzando e rendendo passivi.

In che modo valuti l’attuale scenario partitico nazionale?

Il multipartitismo all’italiana con l’obiettivo di rappresentare più categorie sociali e non, contemporaneamente in realtà ha sviluppato nient’ altro che un mercato politico. Oggi è in voga l’affermazione “non vado a votare perché nessun partito mi rappresenta”, beh, considerando che non siamo in un negozio di vestiti e da che mondo è mondo non esistono partiti su misura, direi che questa affermazione non nasce dall’ignoranza di qualcuno, ma è una diretta conseguenza del nostro sistema partitico e del modo di fare politica in generale. Ad esempio si fanno scelte di Governo che privilegiano il consenso elettorale piuttosto che il vero interesse del Paese, come se chi fa politica si dovesse vendere per forza. Chi più chi meno, ma molte forze politiche stanno ragionando ormai così. Tutto questo è deleterio non solo per il nostro sistema politico e per il vero interesse del Paese, ma anche per la governabilità di quest’ultimo dato che se non ci sono i presupposti per la governabilità un Paese va avanti per inerzia e non per scelte lungimiranti. Chi fa politica non deve vendere nulla deve fare ciò che giusto, machiavellicamente parlando e i cittadini devono rendersi conto che la politica non è un mercato, ma costei che decide la vita di tutti.

Quali sono i tuoi punti di riferimento ideologici?

La libertà innanzitutto, come diretta conseguenza del rispetto della Legge e della Legalità da parte di tutti. La giustizia, quella in cui i criminali pagano e scontano pene severe in un Paese in cui oggi, i criminali e i delinquenti suscitano pietà e diventano eroi perché i diritti sono diventati pretese assolute e i doveri, nulla di importante. L’amore per la Patria, che non so perché a molti faccia ridere. Cosa c’è da ridere nell’amare se stessi e il luogo che ci dà da vivere non lo comprendo.

Se ne hai piacere, parlaci dei tuoi progetti per il futuro..

Qualsiasi cosa farò nella mia vita non avrà il solo scopo di soddisfare me stessa, ma vorrà dare un apporto utile al Paese. Quando si parla di mettersi al servizio del Paese non significa necessariamente, a differenza di quanto comunemente si creda, arruolarsi nell’Esercito o lavorare nel settore pubblico. Significa gestire aziende, start up innovative, significa sapere fare un mestiere, laurearsi, fare ricerca. Significa partecipare allo sviluppo economico del sistema paese semplicemente. Colgo l’occasione per esprimere un’opinione: chi studia, fa ricerca e partecipa allo sviluppo economico e sociale di un sistema paese dovrebbe essere degno di merito e invece purtroppo molto spesso qua non ha motivo di restare. L’italia è diventato un paese che non premia chi merita e non punisce chi deve essere punito, così la democrazia non funzionerà a lungo.

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