Intervista al Prof. Angelo Panebianco

ANGELO PANEBIANCO: “IL RECOVERY FUND È OCCASIONE DI RIPRESA, SPERIAMO NON VENGA STRAVOLTO. STO LAVORANDO ALL’ULTIMO LIBRO DI UNA TRILOGIA SULLA TEORIA SOCIALE”

Abbiamo intervistato il Prof. Angelo Panebianco, esponente di spicco del panorama culturale italiano, attualmente firma del Corriere della Sera. Pertanto, le sue analisi e prospettive sul mondo giornalistico, culturale e sociale italiano sono per noi fonte di notevole spunto e formazione.

Prof. Panebianco, come valuta il lavoro informativo svolto dalla categoria giornalistica nel corso dell’emergenza pandemica?

Nella prima fase dell’emergenza tutto il mondo ha vissuto un momento di profonda confusione, dato che nessuno conosceva le modalità con cui affrontare la problematica sanitaria.                Con il passare dei mesi abbiamo fortunatamente ottenuto maggiore chiarezza, grazie a scienza e politica che hanno saputo collaborare. Tuttavia, i giornali si sono divisi secondo le linee tradizionali: quelli più sensazionalisti hanno continuato a praticare il sensazionalismo, gli altri hanno provato ad informare. L’informazione è spesso stata confusa per causa delle voci discordanti interne ad essa, la polemica sul Green Pass è esempio calzante.

Lei crede che l’estensione del Green Pass e l’eventuale introduzione dell’obbligo vaccinale potranno rivelarsi soluzioni efficaci al contrasto della pandemia?

Sono favorevole all’estensione massima del Green Pass, dato che la ritengo una spinta a fare il vaccino. Impedendo ai cittadini di recarsi in numerosi luoghi si farà in modo che essi siano portati a vaccinarsi. Sull’obbligo per legge tocca alle autorità decidere ed a riguardo non saprei esprimermi. Tuttavia, ritengo che non sarebbe una grave limitazione di libertà, dato che essere liberi non significa poter violare la salute altrui.

Di che misure sociali ed economiche avrebbe bisogno la nazione italiana per ripartire?

Sappiamo che ci vorrebbero determinate riforme in Italia, quella della giustizia e del fisco in particolare. Tuttavia, dobbiamo scindere tra quel che andrebbe fatto e quel che potrà farsi, dato che determinate “resistenze” della burocrazia in Italia sono ben risapute. Pertanto, spero che il Recovery Fund non venga stravolto e che non vada perduta una grande occasione di ripresa.

Come prospetta il futuro dell’informazione italiana?

Volendo esprimere la mia modesta impressione direi che nel lungo periodo credo si possa arrivare ad un’informazione generalizzata, basata principalmente su quella online, spesso poco attendibile e povera di contenuti. Tuttavia, penso sarà presente anche una piccola percentuale di informazione molto qualificata, sicuramente costosa, dove le testate ed il proprio marchio faranno la differenza. Tutto ciò significherà un pubblico ristretto, pagante, che potrà usufruire della massima qualità del prodotto d’informazione. Questa è almeno la prospettiva che ritengo possibile si verifichi a lungo termine.

In chiusura, quali sono i suoi progetti lavorativi futuri?

Sto lavorando alla stesura del terzo volume di una trilogia di teoria sociale. Impiego parecchi anni a scrivere libri, dato che il primo dei tre è stato pubblicato nel 2009. Il secondo è uscito nel 2018 ed è un’applicazione della teoria sociale alle relazioni internazionali. Pertanto, il terzo sarà applicazione della teoria ad alcune forme di governo che si sono negli anni succedute. Credo che ci vorranno però altri due o tre anni per riuscire a terminarlo

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