Intervista a FRANCESCO SUBIACO

LA CULTURA ED I GIOVANI: DIALOGO CON FRANCESCO SUBIACO

Abbiamo intervistato Francesco Subiaco, giovane intellettuale e raffinata firma de Il Giornale Off, al fine di scoprire i suoi spunti e le sue ambizioni future in ambito lavorativo e cultural.

In che modo valuti l’attuale scenario intellettuale e culturale italiano?

L’attuale scenario culturale italiano è disastroso sotto molti aspetti. È uno scenario sterile, da museo, da culto delle ceneri. In cui il trionfo di una visione neopuritana ha totalmente annientato una qualsiasi attenzione allo stile, alla forma, alla complessità del personaggio, preferendo la moralità, la giusta causa, la bontà dei personaggi. In letteratura, soprattutto, non si possono non notare le ipocrisie e le demagogie dell’arte contemporanea. Una arte vittoriana per certi versi, che vive di una morale intollerante, ma permissiva, totalizzante e totalitaria, che diventa l’alibi la giusta causa con cui si scusa il totale asservimento dello stile e della forma al consumo, al mercato. Tali difetti sono evidenti nel global novel, un genere divenuto deteriore, con lingue e personaggi da operetta. Stereotipati nella loro ricerca di fare “il bene”, di “migliorare” il lettore, guarirlo dai suoi Mali, perfezionarlo nel perfetto prototipo del cittadino globale. Una letteratura, insomma, che non riesce nemmeno ad essere propaganda, ma diventa al limite pubblicità, anche se di pessima fattura

Quali sono le tue principali figure di riferimento ideologiche?

Nonostante non mi riconosca in un discorso ideologico e sistematico, non sfuggì certamente ad un canone, a dei riferimenti culturali. Filosoficamente la mia formazione risente di pensatori irregolari, da Pascal a Onfray, da Gómez Davila a Nietzsche, riassumendo le mie idee etiche ed estetiche in due doppi binomi. Il pessimismo eroico e lo scetticismo attivista. Il primo si fonda sulla visione della limitatezza dell’agire umano, delle illusioni della ragione e delle ragioni delle illusioni, ovvero noi creiamo delle certezze, dei fantasmi, che come le utopie di Galeano esistono per permetterci di avanzare, per tenere vive le fiamme dei nostri sentimenti. Ma tutte le idee, nascono dall’illusione, dal sortilegio che noi o altri creiamo per noi stessi. Dalle finzioni della ragione, del progresso, dell’umanità, ma anche della gloria, della giustizia, dell’integrità. Tali finzioni però sono il nostro unico patrimonio, la nostra unica vera eredità. Una eredità di sogni, ricordi, che in realtà mascherano o giustificano bisogni e cambiamenti inaccettabili. Gli uomini non possono sottrarsi a questa parata, a questo perenne carnevale perché in realtà il senso dell’uomo è vanità. Vanità tutto è vanità, ma non per questo è futile. Non per questo l’uomo deve sottrarsi alla vita, del resto l’unica vera patria dell’anima è il viaggio, è la lotta, è il sentimento. Per questo l’uomo deve inseguire i propri sentimenti, i propri dei o archetipi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Spero di poter continuare la mia attività di recensore per le testate con cui collaboro e poi finire le mie ricerche per iniziare a costruire l’architettura per i miei progetti narrativi.

 Una passione culturale che è anche collegata a quella della militanza politica. Ce ne parli?

Penso che la politica non possa prescindere da un riferimento culturale, di idee e valori condivisi, che ogni grande utopia dell’uomo  non possa fare a meno di ispirarsi all’arte. Per questo ho scelto di entrare nei giovani Repubblicani, per poter rendere forti i vecchi sogni ora che a lume spento viviamo in una epoca di insonnia delle idee. Portando avanti le idee di Mazzini, restituendo ad una dimensione contemporanea, popolare, nazionale. Una dimensione che non può prescindere da una identità culturale che non vuol dire solo essere se stessi, ma diventare sé stessi. Da qui la necessità di una doppia militanza una politica nel gruppo fondato da Marco Spina, per costruire una Italia forte, nazionale, popolare, presidenzialista e garantista. Ed una coscienza nazionale che nasca in contrapposizione al globalismo e sia capace di attraversare la globalizzazione consapevolmente

Come ritieni dovrebbe evolversi lo scenario politico nazionale in futuro?

L’Italia dovrà superare l’ottica del multipolarismo e raggiungere un più consapevole bipartitismo, in cui un grande partito Repubblicano del centro destra si scontra con un grande partito democratico del centro sinistra, in uno scenario in cui vengono meno i retaggi meschini dell’immobilismo del regime parlamentare, superabile attraverso un semipresidenzialismo alla francese, e della collusione tra magistratura, politica e media attraverso una riforma della magistratura in senso garantista, donando finalmente una dignità alla dimensione politica che da Tangentopoli ad oggi è stata negata. Penso che in questo senso la battaglia della FGR  per trasformare in questo senso il nostro paese non sia solo necessaria, ma santa e rivoluzionaria.

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