Comunicato su proposta esame di revisione straordinario

(27.08.2021)

L’Unione Praticanti Avvocati ha appreso la proposta degli Avv.ti D’Amico e Carrubba concernente l’introduzione di un esame di “riabilitazione” straordinario all’esercizio della professione forense con l’obiettivo di misurare la perdurante capacità dell’avvocato di continuare ad esercitare la professione, a distanza di anni dal conseguimento dell’abilitazione. Tale proposta, con l’obiettivo di ridurre il numero degli iscritti, può essere salutata con favore. È evidente, infatti, che il notevole numero di iscritti, a fronte di una quantità di lavoro che continua a diminuire, anche a fronte dell’emergenza pandemica, ha portato a un inevitabile calo del reddito medio degli avvocati e, di conseguenza, a un’enorme e maggiore difficoltà nell’adempimento degli obblighi fiscali e retribuitivi connessi all’esercizio della professione. Tuttavia, la suindicata finalità non può essere raggiunta pregiudicando i giovani preparati: l’obiettivo principale di questa “revisione” dovrebbe essere proprio quello di garantire il merito dei giovani; per questa ragione, ogni eventuale proposta per un esame di “riabilitazione” dovrà prevedere che lo stesso si svolga nella più totale imparzialità e in assenza di qualsivoglia forma di intervento da parte dei Consigli dell’Ordine. In altri termini, la gestione di tale forma d’esame la quale, ad avviso di U.P.A., dovrebbe essere snella e articolata su una prova unica (in forma scritta, mediante la redazione di un atto, e anonima) nella materia di specializzazione dell’avvocato e dovrebbe essere necessariamente affidata al Consiglio Nazionale Forense, con l’ausilio e l’intervento del Ministero della Giustizia. In questo modo, si riuscirebbe a porre parzialmente rimedio e dare giustizia al fenomeno occorso negli anni passati delle c.d. “migrazioni” presso le sedi delle Corti d’Appello ove l’esame di abilitazione era notoriamente più facile (in assenza, inoltre, dell’attuale meccanismo del sistema delle “correzioni incrociate”). Infine, a parere di U.P.A., tale riabilitazione non dovrebbe essere straordinaria una tantum ma periodica, certamente non con cadenza annuale, ma almeno quinquennale e decorrente dalla data di iscrizione all’albo del singolo candidato. Pur consapevoli che una proposta di questi tipo merita un’amplissima riflessioni al fine di vagliare ogni aspetto, l’idea di fondo di ridurre il numero di iscritti per fare spazio ai giovani avvocati preparati non può che vederci concordi.

Roma, 27 agosto 2021

Dott.ssa Claudia Majolo

Presidente dell’Unione Praticanti Avvocati

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